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CinemAmbiente

‘Marsh Birds of the Upper Nile’: dal fiume alla teca

L’occhio critico di un’amara capsula del tempo. Presentato al CinemAmbiente 29

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Marsh Birds of the Upper Nile

Marsh Birds of the Upper Nile di Enrico Piffer è uno spaccato critico capace di evidenziare le contraddizioni di una società post-coloniale. Qui il ferimento di un ecosistema diventa oggetto di sguardo, abbattendo cinicamente qualsiasi morale anche di fronte alla morte.

Il film è stato presentato per la categoria cortometraggi alla 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, tenuto in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Marsh Birds of the Upper Nile e il retaggio coloniale

Marsh Birds of the Upper Nile di Enrico Piffer ritrae l’impronta indelebile del retaggio coloniale attraverso i filmati found footage di una spedizione di caccia del 1954 lungo il Nilo. Gli esemplari vittima di questo massacro verranno poi imbalsamati ed esposti al Museo di Storia Naturale di Chicago, sotto gli occhi di un pubblico assente.

In Marsh Birds of the Upper Nile l’immagine ritrovata diviene traccia di un passato ingombrante e ricco di contraddizioni. Partendo da una teca popolata da una schiera di esemplari di uccelli, il cortometraggio ricostruisce la sequenza di eventi che ha portato a quell’allestimento. Qui, l’uccisione dell’animale si fa prima attività ludica ad opera dell’aristocrazia, poi fonte di feticismo visivo da parte delle generazioni successive. La morte evolve per tanto in sinonimo di acquisizione e controllo su una natura inerme di fronte ai voyeristici bisogni dell’uomo. La conversione delle carcasse da trofei a musealia viene, per l’appunto, percepita come un grossolano tentativo di legittimazione di fronte alla violenza ormai consumata. Tuttavia, il cortometraggio non si esprime apertamente sulla questione, limitandosi a riprodurre il girato e lasciando che sia il pubblico a risemantizzarne i fotogrammi.

La Natura sfregiata

In Marsh Birds of the Upper Nile, la brutalizzazione dell’ecosistema avviene su un piano tanto fisico quanto, soprattutto, concettuale. Non è l’abbattimento in sé ad esercitare l’impatto visivo più forte, bensì il libero ed invasivo trattamento a cui i corpi sono soggetti. Da prima, la tassidermia si adopera a ridonare una parvenza di vita a ciò che ormai non esiste più, scuoiando e suturando imponenti uccelli acquatici. Poi la pittura dà forma a un dipinto murale rassomigliante la terra originaria da cui quegli esseri sono stati strappati. Tramite queste due forme d’arte, l’uomo bianco prende così possesso di uno spazio lontano da lui occupato, strappandone l’anima e disponendone a piacimento.

Ciò che resta

La stratificazione di questi gesti produce un dispositivo visivo in cui il paesaggio originario viene progressivamente dissolto e sostituito da una sua rappresentazione mediata e reificata. Con Marsh Birds of the Upper Nile, l’immagine non restituisce più un luogo, ma la sua trasformazione in superficie espositiva privata di ogni vitalità residua. In questo processo, lo sguardo non si limita a osservare, partecipando attivamente alla costruzione di un sistema di dominio che attraversa epoche diverse e che conserva intatta la propria logica estrattiva.

Infatti nell’opera la distanza temporale tra gli eventi e la loro rielaborazione contemporanea non ne attenua la violenza implicita. Essa è piuttosto resa ancora più evidente, come sedimentazione di pratiche che ancora oggi si perpetuano sotto nuove forme di appropriazione. Il film si configura così come un campo di tensioni in cui memoria, archivio e rappresentazione entrano in cortocircuito, restituendo una visione frammentata e perturbante di ciò che resta quando la natura viene ridotta a immagine e l’immagine a possesso.

Marsh Birds of the Upper Nile

  • Anno: 2026
  • Durata: 5’
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Paesi Bassi,Brasile
  • Regia: Enrico Piffer
  • Data di uscita: 04-June-2026