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Goodbye Rue , la fine di ‘Euphoria’

Dopo 7 anni e tre stagioni ci dice addio il controverso mondo adolescenziale creato da Sam Levinson. Una delle serie che più ha mutato il concetto stesso di teen-drama, trasformandosi continuamente nel suo contrario

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Euphoria 3

Si conclude col suo finale su Sky Atlantic e HBO Max l’adult-drama divenuto cult, Euphoria 3, il fenomeno mediatico e non solo seriale scritto e diretto da Sam Levinson. Lo show targato A24 e HBO vede tra i produttori lo stesso regista e il rapper Drake, assente invece lo storico compositore e musicista della serie Labrinth per divergenze creative. Euphoria, nel corso degli anni e tra una stagione e l’altra, ha avuto il merito di far esplodere talenti che dall’inizio della serie ad oggi sono a pieno titolo nell’industria hollywoodiana; difatti riprenderanno i loro ruoli  Zendaya, Jacob Elordi, Sydney Sweeney, Hunter Schafer, Alexa Demie, Maude Apatow e Colman Domingo. Guest stars di questa stagione: la cantante spagnola Rosalia, Sharon Stone, e Natasha Lyonne.

Il TRAILER – Euphoria 3

Euphoria 3 , vendetta e redenzione

Rue (Zendaya), Cassie (Sydney Sweeney) e Maddy (Alexa Demie) sono costrette a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni in questo caotico quanto toccante finale di serie. Dopo aver concluso in modo iperbolico la vicenda della signora della droga Laurie, Rue non si sente finalmente libera perché ancora prigioniera nella morsa del potente trafficante di prostitute Alamo Brown. Stessa sorte tocca a Cassie e Maddy, ora costrette a fare affari nella prostituzione nel club di Alamo a causa dei tragici fatti che hanno coinvolto Nate (Jacob Elordi). L’entrata in scena dell’ex sponsor e mentore di Rue, Alì (Colman Domingo), ricongiunge la serie con la sua chiusura vibrante ed emotiva.

Il dolce addio di Rue e quello caotico di Euphoria

Nel primo episodio di Euphoria 1 la Rue di Zendaya viene al mondo, combatte con la sua dipendenza da varie droghe, sopravvive all’overdose e ricomincia il suo viaggio. Ed è quasi paradossale che il suo personaggio sia l’unico nella serie di Levinson ad aver mantenuto una certa coerenza nell’azione e nella propria intimità. Un percorso circolare che ha accompagnato Zendaya per tre stagioni e tre anni, lasciando Rue al suo inesorabile ma ipotizzabile destino.

L’episodio finale di Euphoria 3  rappresenta il punto più alto di una stagione a tratti inconcepibile e poco fedele all’origine del progetto di Sam Levinson. Una serie che  già dalla sua seconda stagione aveva intrapreso la strada più pulp e newhollywoodiana cara al suo creatore, ma ancora fedele al concetto di teen-drama seppur decostruito. L’errore madornale di Levinson, nella sua insistente pulpizzazione di Euphoria 3 , è l’aver fatto uscire la serie dalla sua stessa natura, il liceo, puntando tutto su caratterizzazioni adulte di teenagers ora trasportati nel mondo adulto. Ma l’unicità della serie, e il perché funzionava, corrispondeva allo spazio del teen-drama, un luogo di genere e di ambientazione perfetto per muovere stili, narrazioni e cambiamenti improvvisi.

Rue, l’unico personaggio che non cambia in un mondo trasformato

Visionando la serie nella sua totalità, non si può non accorgersi di come sia Rue l’unico personaggio ancora legato e fedele alla parte adolescenziale di Euphoria. Perché mentre Maddy e Cassie diventato donne apparentemente in carriera nel settore a “luci rosse”, e perfino l’introversa Lexi trova il suo “posto” come assistente di produzione di una grossa soap opera, Zendaya/Rue è ancora indecisa su chi è, sui suoi sentimenti, come deve agire e il suo percorso. Il suo personaggio è centrale per tutta la narrazione, abusando della caratteristica della serie, il voice over, come voce narrativa ed episodica di ogni storia collaterale riguardante gli altri personaggi.

Ed è sempre lei il centro del plot-pulp che ruota attorno al boss Alamo, condizionando il percorso delle varie Cassie, Maddy e Nate, e agevolando l’estetica pornografica in pellicola di Levinson. Eppure la Rue della terza stagione è sempre la Rue della prima. Scappa a causa della sua dipendenza dalle droghe, alloggia in case diverse, un po’ da Lexi e un po’ da Alì, prova a ricucire con Jules, pretendendo di fermare il tempo e ritornare alla prima stagione. È  solo lei, però, quella che è rimasta nel liceo, a differenza degli altri personaggi che si sono fatti risucchiare nella centrifuga tossica di Levinson mentre quest’ultimo tende costantemente a derubare e abusare della filmografia di Quentin Tarantino (Pulp Fiction e Kill Bill su tutti).

Euphoria 3

Tra Pulp, citazioni ed estetica di occasioni mancate

Rue rimane quindi se stessa anche nella morte, in un colpo di scena improvviso slegato dal ritmo fenetico del plot-Alamo ma totalmente aderente alla vera Rue, al suo plot interiore. Nella sua morte, per pochi frammenti, onirici e reali, si è riuscito ad intravedere per pochi minuti la vera essenza di Euphoria. Il rapporto con le dipendenze finito male, il legame con la madre, tutte le ansie e le fragilità subite da Rue nelle tre stagioni fermate da quel battito di vita che ha smesso di emozionarci, di lottare, trovando la pace.

Qui Euphoria 3 diventa finalmente reale, dimostrandoci dopo ben 8 episodi di avere un’anima, e rivelandoci il vero volto dell’adult-drama: inesorabile, inevitabile e pieno di emozioni; il tutto impreziosito dalla parte con Fezco (il cui vero interprete, Angus Cloud, è tragicamente morto nel 2023 causa overdose), riportato in vita grazie ad un reel postato qualche anno prima dalla stessa Zendaya sul suo profilo Instagram. Alla fine Euphoria 3  è dedicata a lui, immaginato vivo per tutta la serie e legato ad un uguale destino con Rue, mescolando così vita e finzione, in uno dei cordogli visivi più intensi mai visti.

Il paradosso di Levinson, crescere ha distrutto la serie

Anche in questo però Euphoria 3 risente di una problematica abbastanza rilevante. Forse Sam Levinson aveva in mente un finale alla Succession (altra iconica serie HBO), far sparire il personaggio principale per permettere alla serie di vivere per conto proprio. Ma Euphoria senza Rue praticamente non esiste anche nel finale. Da qui in poi, infatti, mancando mezz’ora alla fine, tutto perde interesse, la stessa vicenda di Alamo svuota la serie di quel poco di significato che l’elettrizzante componente pulp aveva dato fino a quel momento. Entra in gioco Alì, scomparso per tutta la serie, e trasformato prima nel vendicatore sanguinario alla Travis Bickle e poi in quell’eroe religioso sconfitto che deve dire addio alla sua Rue.

Euphoria 3, nel suo lascito agli spettatori, si è sempre trovata continuamente indecisa tra rompere e mantenere i suoi classici tabù. Storia e personaggi partono con l’eccesso pornografico e arthouse più folle che possa esistere, per poi quasi pentirsi convertendosi alla Bibbia, e trasformando in molti punti la serie in una retorica pubblicità progresso in 8 episodi. Quindi Rue ci dice addio a modo suo, con la sua compulsiva adorabilità, e lasciando un vuoto che la serie non riesce a colmare. Lo fa nel caos di una terza stagione indecisa, e senza alcuna traiettoria.

Euphoria 3

La fine di un’Era, ma cosa ci ha lasciato davvero Euphoria?

Basata sulla serie israeliana Oforia, Euphoria rappresentò nel 2019 subito un unicum ribaltando il teen-drama e l’adult-drama per come lo si conosceva. Era qualcosa di diverso rispetto al teen tradizionale ma anche diametralmente opposto a titoli più vicini come The O.C. , Dawson’s Creek e Skins. Dawson e Joey o Ryan e Seth, anche se il loro mondo respirava di un’impalcatura già adulta, vivevano nelle regole del teen classico, avendo alla base nella maggior parte dei casi il nucleo genitoriale come autorità.

In Euphoria invece c’è sempre stata una riformulazione del teen-drama; gioventù bruciate in balia di se stesse, minorenni con tutta la ribellione dei tardo millennial che si ponevano quesiti essenziali sulle droghe, libertà sessuale e rivendicazione del proprio genere.

La fortuna della serie, che ad onor del vero ha sempre respirato un mood anni ’70, è sempre stata la sua natura corale avendo Rue come punta di diamante; cosi mentre l’alterego di Zendaya lottava con la propria assuefazione alle droghe e portava avanti la sua storia d’amore con la trans Jules, il Nate di Elordi era il vero cattivo della storia trovandosi completamente a suo agio con la rappresentazione della tossicità maschile, mentre personaggi come Cassie iniziavano a vivere la propria adolescenza fatta di totale apparenza.

Era abbastanza evidente che il vedere protagonisti di un teen-drama ribaltare i canoni adolescenziali nella parte più cruda e realista dell’essere teenager (tutto questo con genitori che apparivano come fantasmi senza alcun ruolo di potere), non poteva non creare nello spettatore sia un cortocircuito ma anche un dispositivo di riconoscimento in quel reale adolescente che come Rue stava sperimentando una battaglia personale più grande di se stesso.

Euphoria 3

Il problema di Euphoria è che ha smesso di essere teen-drama

Dopo la prima stagione si è creato una scenario che raramente avviene per le serie tv. Nessuna serie come Euphoria ha prodotto in un lasso di tempo cosi minimo attrici e attori diventati punti di riferimento per l’intera Hollywood; Zendaya è forse al momento l’attrice più importante della sua generazione, Jacob Elordi collabora con grandi cineasti del calibro di Guillermo del Toro oltre ad essere protagonista di opere mainstream disturbanti del calibro di Saltburn e “Cime Tempestose”, mentre lo strabordante successo di Sydney Sweeney è riuscito ad oltrepassare la componente cinematografica entrando nell’immaginario estetico mondiale. C’è “spazio” anche per Hunter Schafer apparsa nel film di Lanthimos Kinds of Kindness e in Hunger Games.

Una trasformazione planetaria per i protagonisti che ha fermato però per molti anni la serie, cambiando forse anche i piani di Levinson sul percorso stesso della sua creatura. Non sono un segreto i vari stop, le riscritture, i diversi licenziamenti o estromissioni che hanno accompagnato la difficile produzione di Euphoria 3. L’improvvisa fama di interpreti diventati improvvisamente star mondiali ha in parte condizionato la stessa ultima stagione; non si può non notare come il personaggio di Elordi abbia trovato poco spazio, presumibilmente per un affollamento degli impegni dell’attore, cambiando in negativo la stessa caratterizzazione di Nate: da villain tossico del gruppo nelle prime due stagioni a oggetto maschile quasi sconosciuto e senza personalità nella terza.

Euphoria 3

La rivoluzione del cult HBO e una stagione non necessaria

Levinson ha fatto i suoi errori consapevoli, sapendo benissimo che eliminare il teen per mostrarci la vita post liceo degli stessi personaggi, avrebbe trasformato Euphoria in altro. E se a ciò si aggiungono sue personali visioni cinematografiche e a tratti sessiste degne della migliore New Hollywood e del peggior b movie anni ’70, allora sì che la snaturazione seriale è completamente servita. Cosi è venuta fuori una serie diversa, mantenuta fragilmente dalla scia di Rue funzionale a dettare la linea episodica ai vari personaggi incapaci però di mantenere una strada. Mettendo in scena rappresentazioni plasticose a metà tra ex protagonisti di un teen-drama e anomale comparse di un pulp movie serializzato.

Quindi cosa rimane di questi 7 anni di Euphoria ? Tante cose. Sam Levinson a suo modo ha dipinto una TV diversa, capace di sperimentare e osare anche con l’adolescenza. Ci rimane il volto di Rue, la sua irruenza unita alle proprie inquietudini che assomigliano molto al teenager tipo in cerca del proprio posto nel mondo. Al netto delle visioni autoriali più o meno riuscite da parte del suo creatore, è questo il più grande lascito del cult series HBO. Aver rappresentato una generazione poco compresa, in continua affermazione, sempre pronta a sbagliare. Anche questa è vita. Anche questa è stata Euphoria.

Euphoria 3

  • Anno: 2026
  • Durata: 60'
  • Distribuzione: HBO Max
  • Genere: teen-pulp
  • Nazionalita: Usa
  • Regia: Sam Levinson