Vincitrice del Nastro d’argento, con il suo cortometraggio Ciao Varsavia, Diletta Di Nicolantonio è tra i finalisti dei David di Donatello.
Nata 27 anni fa a Roma, da madre croata e padre italiano, Diletta Di Nicolantonio trascorre l’infanzia in Florida. Figura centrale della sua formazione è il padre che, all’età di 50 anni, decide di lasciare il suo lavoro di grafico pubblicitario e dedicarsi alla pittura. Cambiare mestiere a 50 anni non è semplice, il padre della regista però non si arrende e, dopo una forte depressione, si dedica anima e corpo alla sua passione. Come la figlia fa con il cinema, trasforma il dolore in creatività artistica.

Diletta Di Nicolantonio e l’esempio paterno
“All’inizio nessuno credeva in lui. Le persone gli dicevano di aprire gli occhi, trovare un lavoro serio. Invece, mio padre ha avuto la caparbietà di credere in se stesso, nella sua arte. Oggi è un pittore di fama internazionale, che espone le sue opere in tutto il mondo. La sua arte nasce da un dolore che abbiamo condiviso e insieme siamo cresciuti entrambi”.
Così Di Nicolantonio segue l’esempio paterno, dedicandosi anche lei alla pittura, durante un periodo in cui per varie problematiche non frequenta il liceo. Si iscrive a una scuola di recitazione e poi, da autodidatta, dopo una lunga gavetta su tanti set, decide di dedicarsi alla regia. Lo fa con cortometraggi che raccontano la sua esperienza, il suo vissuto, il suo dolore. Tra i primi lavori la regista ricorda Lukiskes, girato in carcere, tra guardie penitenziarie e detenuti.
Attraverso la creazione artistica e cinematografica, Diletta Di Nicolantonio dà sfogo alla sofferenza, realizzando audiovisivi in gran parte autobiografici in cui riversa una sorta di solitudine e di incomprensione. Così realizza altri cortometraggi, per arrivare a girare Ciao Varsavia, interpretato da Carlotta Gamba e Fortunato Cerlino, con Sara Serraiocco in veste di produttrice, che ha come protagonista Diana, una giovane donna che esce da una clinica di disturbi alimentari per trovarsi nei sobborghi di Varsavia in cerca di se stessa.
“Ho avuto la fortuna di produrlo con Sara, lavorando in totale libertà su un personaggio che sentivo pienamente nelle mie corde. Ho strutturato una narrazione sincera, senza veli e soprattutto senza nessuna pretesa di giungere a qualche forma di giudizio”.

Ciao Varsavia
Ciao Varsavia nasce da un’esigenza intima avvertita dalla regista, da una visione personale della società, in cui emerge una esplicita assenza di modelli femminili. Il cortometraggio affronta tutta una serie di temi che coinvolgono intimamente Diletta Di Nicolantonio, dai disturbi alimentari all’autolesionismo, passando per l’abuso di potere. A vestire i panni di Diana è Carlotta Gamba, vincitrice nel 2025 del David Rivelazioni Italiane, scelta dalla regista già nella prima fase di lavorazione.
“Carlotta è molto sensibile e fin da subito ho avvertito questa sua caratteristica, fondamentale per ricostruire il personaggio di Diana, che aveva bisogno di un’interpretazione mistica, così come è stata incarnata da Carlotta, che ha letto la sceneggiatura e, senza farmi troppe domande, si è calata immediatamente nel personaggio, cogliendo tutte quelle sfumature del sotto testo”.
Accanto alla regista, Matteo Cocco, direttore della fotografia, che insieme Di Nicolantonio, ha fatto un grande lavoro sulla scelta delle location, per trovare la dimensione spaziale ideale per rendere visibile il tormento interiore di Diana.
“È stata una grande fortuna avere vicino Matteo Cocco, straordinario nel suo ruolo. Grazie a lui mi sono sentita a mio agio e dedicarmi esclusivamente alle inquadrature e creare un safe place per la protagonista”.

La Paris
Un sodalizio artistico molto felice che ha portato, dopo il successo di Ciao Varsavia, a realizzare un nuovo lavoro intitolato La Paris, un cortometraggio tanto potente quanto coraggioso per il tema affrontato: il traffico degli esseri umani. Un progetto nato quasi per caso, quando regista e d.o.p. si trovano in Moldavia, con l’intenzione di realizzare un film sulla ricostruzione dell’imene, ma poi varie difficoltà hanno dirottato il tutto su argomento ancora più scomodo. Protagonista è ancora una volta una giovane donna e l’ambientazione è sempre l’Est Europa, questa volta la Moldavia, un Paese dove, purtroppo, è moto frequente la tratta di essere umani.
“Per me e Matteo è stata un’esperienza molto forte. La tratta degli esseri umani è un argomento complesso, poco conosciuto in Italia, ma molto presente in molte zone del mondo. Abbiamo deciso di affrontare questa tematica con molta sensibilità, cercando di essere il più possibile aderente alla realtà, scegliendo interpreti che, in maniera diversa avevano vissuto questa toccante esperienza”.
Diletta Di Nicolantonio: il cinema per rivivere la realtà
Ciao Varsavia e La Paris sono due opere con vicende diverse, molto distante, ma allo stesso tempo condividono la stessa poetica. Come già è stato accennato, entrambi i cortometraggi hanno una protagonista una giovane donna (tutte e due si chiamano Diana) e l’ambientazione è riconducibile sempre all’Europa dell’Est. Inoltre, entrambe sono portatrice di un senso ancestrale di malinconia, un certo malessere che le emargina in una condizione di perenne estraneità e incomprensione. Uno stato d’animo che smuove un desiderio intimo di mettersi alla ricerca affannata di una casa, di un luogo, più astratto che fisico, capace di accogliere la propria presenza ed essere, finalmente accolte e comprese.
“Nei miei lavori c’è la totale assenza della famiglia. È questa la ragione scatenante che crea la solitudine dei miei personaggi, probabilmente è una sensazione che condivido con loro”.
Il desiderio di essere accettate porta le due Diana a concedersi sessualmente, per sperare di trovare una via d’uscita dalla loro perenne condizione di fragilità. Ma alla fine dei conti i loro incontri sessuali si rivelano come mere illusioni. Il sogno di allontanarsi dalla solitudine si infrange subito dopo e resta la consapevolezza dell’incomprensione. Gli incontri sessuali sembrano essere l’approdo di un percorso iniziato con il desiderio di sentirsi finalmente a casa, amata e compresa; eppure, alla fine, non resta che un vuoto silenzioso. Le due protagoniste vivono storie d’amore clandestine che, invece di donare un briciolo di felicità, accrescono la malinconia e la solitudine. Diletta Di Nicolantonio, attraverso il linguaggio cinematografico si concentra su esperienze realmente vissute, con protagoniste donne vulnerabili, offrendo uno specchio di riflessione al pubblico.