In Concorso Al Riviera InternationalFilm Festival, Fränk di Tõnis Pill. In Anteprima italiana.
Fränk – Riviera International Film Festival
Nel Cast Derek Leheste, Tõru Kannimäe, Oskar Seemann.
La trama
Dopo un violento episodio in famiglia, il tredicenne Paul viene spedito in una piccola città estone dove nessuno lo aspetta. Per non restare solo, si aggrappa a una gang di ragazzi per cui crudeltà e rischio sono il linguaggio quotidiano. Ma mentre ogni scelta sembra spingerlo più a fondo, l’incontro con Fränk, un uomo del posto fragile e irregolare, apre una crepa inattesa in quella discesa: la possibilità di non diventare ciò che il dolore ha già deciso per lui.
Sofferenza
Nella maggior parte dei film indipendenti o d’autore domina uno strato di sofferenza palpabile. E’ quasi un marchio di fabbrica, un dolore acuto che avverti guardando il modo in cui le storie si evolvono sullo schermo, muto e profondo.
Dominano emozioni forti in esistenze messe a dura prova mentre la miseria dilagante rende il vivere un’impresa quasi impossibile. E’ ciò che traspare anche da Frank, la pellicola drammatica di Tõnis Pill, presentata in Concorso al Riviera International Film Festival.
Duro, autentico, sincero e complesso, il film si approccia con semplice onestà a rappresentare le sfumature di una realtà oggettivamente difficile da raccontare.
Priva di ironia, di fredda distanza critica ma anche di quella (forse) necessaria poesia di un certo cinema francese, la pellicola è immersa in una coltre di violenza onnipresente: non c’è personaggio che non viva nel dolore, compiuto o ricevuto, e in una sofferenza mai catartica.

Non famiglia
Un gruppo di tredicenni cresciuti in non-famiglie trascuranti e abusive, immortalati in un quotidianio violento, duro, in una piccola oscura città estone.
Il protagonista, Paul (Derek Leheste), è un ragazzino chiuso, silenzioso e resistente, mandato a vivere dallo zio mentre la madre cerca di allontanarsi dal marito violento. Isolato e privo di amici, Paul finisce per unirsi a una banda di coetanei che trascorre il tempo tra risse, abuso di sostanze e crudeltà verso Fränk, un uomo con disabilità mentali interpretato da Oskar Seeman. Nonostante partecipi alle violenze per conformarsi al gruppo, Paul sviluppa in segreto un legame ambiguo e quasi tenero con lui. Ma gli equilibri si incrinano e la situazione degenera in un evolversi estremo e disturbante.
Non siamo in una favola dei fratelli Grimm o in un film Dickensiano, non c’è una strega cattiva da combattere e neppure un happy end consolatorio agli orrori iniziali: in questo “cinema dell’atrocità”, Fränk riesce in parte a distanziarsi dal deja vu. Questo horror sociale si spinge oltre la soglia della durezza, anche quando sembra aver già raggiunto il limite sopportabile (la violenza sui bambini è a tratti troppo disturbante) evitando allo stesso tempo di sembrare ‘volutamente’ pietista.
Tecnicamente ben curato con luci in contrasto spesso con i paesaggi estoni di contorno, il film, che vive di conflitti, crea uno scontro voluto tra l’estetica visiva e il brutale della violenza rappresentata.
Racconto scomodo e politicamente scorretto, (per certi versi la sua estrema e cupa durezza potrebbe portare ad un distacco immediato), il film ha comunque attirato una certa attenzione al momento della sua uscita nazionale e durante festival come il Black Nights Film Festival di Tallinn.