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‘Lee Cronin – La mummia’: la maledizione colpisce ancora

Nonostante le doti tecniche di Cronin restino fuori discussione, 'La mummia' rivela incertezze di scrittura inaspettate, trasformando un progetto ambizioso in un'occasione mancata

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L’uscita di Lee Cronin – La mummia (Lee Cronin’s The Mummy) è stata accompagnata da un carico di aspettative molto positive. D’altronde il regista irlandese – Lee Cronin, appunto – viene da due ottimi film: The Hole – L’abisso, un esordio assolutamente convincente e soprattutto La casa – Il risveglio del male, reboot/sequel della leggendaria saga creata da Sam Raimi. Con quest’ultimo film, Cronin si era imposto come uno dei registi più interessanti del panorama horror, non solo per l’accattivante stile di regia ma anche, e soprattutto, per una scrittura solida.

Tuttavia La mummia è iniziato, e col passare dei minuti sono emerse alcune perplessità che hanno finito per disperdere il potenziale iniziale dell’opera.

‘Lee Cronin – La mummia’

Katie, giovane figlia di Charlie e Larissa Cannon (rispettivamente interpretati da Jack Reynor e Laia Costa) scompare a Il Cairo senza lasciare traccia. Otto anni dopo, la famiglia, ancora devastata dal dolore, viene sconvolta dal suo improvviso ritrovamento: quello che dovrebbe essere un ricongiungimento si trasforma, però, presto in un incubo a occhi aperti.

Un horror tecnico

Prima di andare a vedere le cose che non funzionano, è giusto anche dare credito a Cronin e alle sue capacità registiche. L’autore irlandese, in questo caso anche sceneggiatore (come per La casa) e produttore esecutivo del film, mostra ancora una volta tutto il suo talento dietro la macchina da presa: i movimenti di macchina sempre adeguati alle situazioni, la scelta egregia delle focali degli obiettivi (che permettono la gestione della profondità e dei piani d’inquadratura) e la cura della costruzione delle inquadrature stesse permettono a Cronin di giocare con il dispositivo cinematografico per restituire sempre la giusta sensazione. La mummia è decisamente un film d’impatto visivo.

In Cronin la padronanza del mezzo tecnico è assoluta, e questa padronanza ricade anche sul resto delle componenti: gli effetti speciali, curati da Tez Palmer e Russell Bowen, sono splendidi e studiati al dettaglio per donare una rara dimensione materica che colpisce lo spettatore a livello epidermico prima che visivo; al proposito contribuiscono incredibilmente gli effetti sonori, curati da Peter Albrechtsen, che arrivano alle nostre orecchie come una stilettata furiosa e letale. A completare il tutto si aggiunge l’ottimo lavoro al montaggio di Bryan Shaw.

Purtroppo le buone notizie finiscono qui.

Lee, ma che combini?!

E dopo la carota, piccola e poco saporita, è arrivato il momento del bastone, perché La mummia di Cronin funziona veramente troppo poco rispetto al talento di quest’ultimo, a partire dalla scrittura. Raffazzonata e assolutamente fuori fuoco, la sceneggiatura scritta dall’autore irlandese risulta essere un guazzabuglio (o un mappazzone se preferite le derive culinarie televisive) pieno di cose che tra loro c’entrano poco o nulla. Si passa dall’ironia, totalmente inadeguata, al dramma familiare non coltivato; dalla tensione psicologica mai elaborabile al body-horror, questo sì apprezzabile, nel giro di pochi attimi. L’operazione potrebbe anche risultare interessante se non fosse completamente scollata dagli intenti della pellicola e dalla sua storia sul grande schermo.

Queste forzature diventano un tentativo poco elegante di distaccarsi dai cliché di genere e il risultato non è nient’altro che una perdita di respiro, il ritmo è un’altra delle incertezze, all’interno di una narrazione che definire deficitaria è un eufemismo. Senza dilungarsi eccessivamente per non appesantire l’analisi, basti pensare che Cronin, purtroppo, sembra essere rimasto legato al suo film precedente riproponendo situazioni che nulla hanno a che fare con l’archetipo della mummia, facendo risultare l’opera una copia sbiadita di quelle che erano le intenzioni del suo autore. Ma le criticità non finiscono qui.

Con La mummia, Cronin, conferma suo malgrado una delle grandi massime del cinema e del teatro: per quanto un attore possa essere bravo, non salverà mai un film – una drammaturgia – scritti male. Jack Reynor e Laia Costa, proprio come il loro regista, hanno un talento che in questo frangente rimane del tutto nascosto. I due attori sembrano delle macchiette totalmente in balìa degli eventi, quasi inconsapevoli di ciò che succede nella loro stessa casa. Lo stesso vale per May Calamawy, nel ruolo della poliziotta incaricata delle indagini, che sembra entrata in polizia per caso.

La maledizione della mummia

Per quello che sembra uno strano scherzo del destino, la famosa maledizione di Tutankhamon sembra essersi abbattuta irrimediabilmente su chiunque tenti di avvicinarsi allo storico franchise dell’orrore. A eccezione dei primi due film della storica trilogia con i meravigliosi Rachel Weisz e Brendan Fraser protagonisti (La mummia La mummia – Il ritorno), ogni volta che registi e sceneggiatori si avvicinano a questo prodotto sembrano perdere qualsiasi capacità di rendere il film interessante. Tristemente anche Cronin viene colpito da questa maledizione, restituendoci un film veramente scialbo e del quale si salva solo il lato tecnico e registico, lasciando agli spettatori il gusto amaro delle aspettative infrante davanti al talento di un regista che sicuramente saprà rifarsi in futuro.

 

Lee Cronin - La mummia

  • Anno: 2026
  • Durata: 134'
  • Distribuzione: Warner Bros. Entertainment Italia
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Stati Uniti d'America
  • Regia: Lee Cronin
  • Data di uscita: 16-April-2026