Benvenuti in campagna è la nuova commedia diretta da Giambattista Avellino. Il film, con protagonisti Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, regala uno spaccato sul divario abissale tra la città e la campagna, senza pose moralistiche, per scoprire insidie e virtù di ciascuno dei due mondi.
La speranza green di una famiglia ottimista
Gerry (Maurizio Lastrico), ricercatore universitario precario, sua moglie Ilaria (Giulia Bevilacqua), vigilessa sempre in strada nel caos cittadino, e il loro figlio adolescente Giulio, sono ad un punto di svolta nelle loro esistenze.
Sarà il bilocale in cui sono costretti a vivere, sarà che la loro libido è scivolata tre metri sottoterra, sarà che la città li sta lentamente strangolando nei suoi grigi tentacoli, ma la famiglia Fontana ha finalmente preso una decisione radicale: è necessario un ritorno alla natura!
Trasferirsi in aperta campagna, sognando di rendere una fattoria diroccata una moderna azienda agricola, sembra l’unica scelta in grado di rasserenare la coppia protagonista, aiutandola a sconfiggere l’ansia urbana e l’incertezza verso il futuro. Se non fosse che se c’è qualcosa che è proprio l’opposto della serenità: la poco accomodante e sorprendente natura. E i nostri lo scopriranno presto.
Attraverso una serie di disavventure e incontri spinosi, dall’affabile vicino milionario che gioca a fare il coltivatore alla scoperta del primo amore da parte del giovane Giulio, passando per punture d’insetto, trivellazioni sbagliate e miseri raccolti, tutte le loro speranze green appassiranno miseramente.
Una commedia dal nocciolo filosofico
Il film di Giambattista Avellino pone un interrogativo: cosa accade quando usciamo dalla zona di comfort, spostando la nostra famiglia in campagna? Successivamente la storia prende il largo, va lontano, verso tematiche profondissime e inattese: il tema dell’illusione, la natura leopardianamente concepita, il coraggio del primo passo, la bellezza dell’ignoto, la preadolescenza, l’educazione sessuale.
La pellicola, prodotta da Wildside, Alfred Film, Vision Distribution (in collaborazione con Sky/Disney+), ha tante sotto-tematiche da esplorare, ma lo fa con la semplicità del costrutto comico. I due protagonisti, interpretati da Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, sfoderano un’incredibile prova recitativa, tra picchi d’ira, cambi di idea, buffe trovate e geniali espedienti di sopravvivenza.
Nella commedia tuttavia c’è un nocciolo filosofico che invita lo spettatore a riflettere. Il cambio di habitat non provoca solo divertenti situazioni per loro e per il piccolo Giulio (preadolescente un po’ ribelle), ma costituisce soprattutto una profonda messa in discussione delle proprie certezze.
Più i personaggi si trovano a disagio, alle prese con le innumerevoli sfide fisiche e mentali a cui la vita di campagna li sottopone, più scopriamo i loro lati nascosti: l’ottimismo di Ilaria, l’indole timorosa di Gerardo, il coraggio e l’estroversione di Giulio. La natura fa da specchio ai lati nascosti di ciascuno di loro, traslando una semplice commedia in una presa di coscienza, per loro e per noi, accurata e necessaria.
Personaggi bravi a cadere
Il cast conta, oltre a Giulia Bevilacqua e Maurizio Lastrico, personaggi trainanti di questa storia irriverente e surreale, anche Giorgio Colangeli, Andrea Pennacchi e Luca Ravenna. I personaggi, grandi e piccoli, riescono a misurarsi con grande talento con una storia semplice ma filosoficamente profonda.
E anche se la tensione narrativa della sceneggiatura diventa ancor più valente tra il secondo e il terzo atto, la bravura recitativa dei protagonisti riesce a compensare anche le scene più frivole e lente. Questa commedia marchia dunque a fuoco il talento dei protagonisti, disperati, mordenti ottimisti, e bravi a cadere, ma soprattutto a sapersi rialzare.
La regia di Avellino alle prese con la realtà
Giambattista Avellino, invece, si misura con una sceneggiatura un pò diversa da quelle a cui ci ha abituati. Regista di Nati Stanchi, il 7 e l’8 e La matassa, suggella negli anni, con Ficarra e Picone, un grande sodalizio, confermando con questi tre film un file-rouge identificativo. Se in questa “trilogia” il regista maneggia il gioco delle maschere, i fraintendimenti e gli scambi di persona, stavolta deve fare un’operazione ben diversa.
In Benvenuti in campagna non c’è posto per alcuna maschera. Al contrario, i personaggi si denudano dei loro tratti, e la natura stessa, come fosse un quarto componente della famiglia, rivela i lati di sé più spigolosi. La realtà pungente delle cose è al centro della narrazione, e Avellino la maneggia bene, senza mai togliere genuinità alla direzione degli attori e ai tempi comici, anche stavolta riuscitissimi.
Cambiare prospettiva, mettersi alla prova, uscire dalla zona di comfort, per un ritorno alla natura, sarà la scelta giusta o comprometterà l’equilibrio di questa famiglia? Lo scopriremo con Benvenuti in campagna, in tutte le sale italiane, a partire dal 16 aprile.