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‘Scream 7’ tra eredità e contemporaneo

Torna al cinema Ghostface in una sgangherata pellicola che tenta di percorrere le orme di Craven.

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Scream 7

Ritorna in sala il brutale Ghostface, Kevin Williamson –storico sceneggiatore della saga- dirige Scream 7, promettendo uno sviluppo estremamente fedele alla visione craveniana di ciò che Scream dovrebbe essere. Wes Craven, raffinato e geniale cineasta, nel dicembre di 30 anni fa concepisce la monumentale opera che Scream rappresenta, dando il via a uno dei franchise di pellicole horror più apprezzati al mondo. La formula che consacrò il primo straordinario capitolo a capolavoro fu l’esplosiva combinazione di elementi allora del tutto inediti nel contesto horror: meta narrazione, caricatura macchiettistica dello slasher (al quale Craven stesso ha contribuito alla creazione di immaginario collettivo con A Nightmare On Elm Street, 1984) e cultura pop anni ’70, il tutto immortalato da una straordinaria regia citazionista. A distanza di 30 anni il franchise si è evoluto, assumendo non sempre un carattere conforme all’opera prima. Williamson sarà riuscito a rendere onore al capolavoro che fu Scream in questo settimo capitolo?

Distribuito da Eagle Pictures.

Il ritorno di Sidney

Il plot segue ancora una volta la reggina dell’urlo in persona, Sidney Prescott (interpretata storicamente da Neve Campbell). La donna ha ormai costruito una nuova vita lontana dall’inferno californiano di Woodsboro. Alla soglia dei cinquant’anni, sposata e madre di famiglia, vive combattendo con i demoni che la attanagliano al passato. Il suo trascorso, ricco di omicidi e spargimenti di sangue, le nega la serenità che meriterebbe, rigettando le sue angosce nel rapporto che coltiva con sua figlia Tatum. (Isabel May) La trama assume nuove sembianze nel momenti in cui, per l’ennesima volta, Sidney diviene vittima delle turbe di un folle mascherato da Ghostface. Sidney è decisa a fare i conti una volta per tutte col suo passato, costretta a rivivere un incubo mortale, capace di colpire senza pietà. Sotto la maschera può nascondersi chiunque, il suo pugnale è più affilato che mai, Ghostface è tornato per finire il lavoro.

Ghostface, l’icona immortale

La pellicola mostra i muscoli nelle sequenze dove appare il suo favoloso Maniac, l’inimitabile Ghostface. Craven ha creato un’identità così potente ed evocativa attorno alla maschera del killer di Woodsboro da colpire immediatamente lo spettatore con carisma e brutalità. Ghostface è il vero motore dell’opera, capace di spezzare completamente il ritmo della narrazione. Che si scontorni la sua sagoma dalle tenebre o che lo si veda arrivare placidamente da lontano, la regia cerca in ogni momento di esaltare l’iconicità del suo Maniac. Williamson rende Ghostface ancora più brutale e sadico, confezionando delle sequenze dall’esilarante umore splatter. Le scene degli omicidi risultano ben girate, il killer senza volto ci viene proposto in pompa magna, armato di pugnale e spietato come mai prima.

Sebbene le premesse siano delle migliori -nonché le medesime dei precedenti capitoli- Williamson si perde troppo spesso in virtuosismi stilistici e ricostruzioni di estetiche iconiche, mettendo in piedi una sceneggiatura troppo debole. Singolare che sia proprio lui, storico autore e collaboratore di Craven, a dimenticarsi di fornire all’opera una struttura ossea che riesca a tenere in piedi l’intero sistema. L’insufficienza strutturale della sceneggiatura si sente tremendamente, la scrittura delle sequenze funge quasi da canovaccio per legittimare Ghostface a compiere le sue turpi efferatezze. La pellicola profuma moltissimo di progetto amarcord, un prodotto concepito per essere un’operazione nostalgia in piena regola. Sin dalle primissime sequenze strizza l’occhio al passato, ripresentando personaggi iconici del primo storico capitolo.

Scream 7

Tango tra passato e presente

Scream 7 risulta essere una confusa combinazione di elementi ripresi da Craven riadattati in chiave contemporanea, tentando di parlare alla generazione presente come fece il primo, fallendo su tutta la linea. Questo continuo e perpetuo rimando all’opera originale (concettualmente e visivamente) non dona un carattere proprio e distinto. Tutto ricorda il primo capitolo: ambientazioni, sequenze, regia e personaggi, non riuscendo mai a toccare i livelli di eccellenza concepiti da Craven. La meta narratività, centrale nella saga, viene confinata a un ruolo estremamente marginale, impedendo di continuare a dovere la saga Stab. Certo, discorsi di natura meta cinematografica sono presenti, (con tanto di frecciata a Cime Tempestose e la direzione autoriale di Halloween) l’immancabile linea di dialogo “qual’è il tuo film horror preferito?” ha una sua sequenza come da rito, ma il tutto sembra stanco, meno brillante, fiacco.

Negli ultimi anni diversi Franchise iconici hanno cercato di riportare le stelle del passato nelle pellicole contemporanee, tentando di inseguire le glorie che furono, con risultati spesso non entusiasmanti: David Gordon Green tentò di dare nuova linfa a Michael Myers nella recente trilogia di Halloween, riproponendo ancora una volta Jamie Lee Curtis come eroina, non riscontrando i risultati sperati. Il disastroso Non aprite quella porta (2022) di David Blue Garcia ebbe la pretesa di essere un seguito diretto dell’opera di Hooper del ’74, fallendo platealmente nell’impresa.

Slasher in nostalgia

Quest’ultimo capitolo di Scream percorre la medesima via, in maniera meno raffazzonata delle pellicole citate. Il citazionismo ben fatto è da sempre matrice di riflessione e creatività in ogni arte. Rimanendo in tema Scream, sono proprio i deliziosi rimandi al cinema di Carpenter ideati da Craven ad animare le sequenze. Bisogna però domandarsi se l’operazione nostalgia rivendichi un valore artistico definito o sia un modo furbo di ottenere visibilità calcando glorie passate.

Fortunatamente è solo in parte il caso di Scream 7: seppur estremamente derivativo, si nota una sincera volontà di voler produrre un prodotto che intrattenga e appaghi da parte di Williamson. La regia è fedelissima allo stile craveniano: soggettive di vittima e killer, inquadrature oblique e movimenti di camera per aumentare suspense. Convince l’utilizzo di luci e ombre, prestandosi a celare Ghostface in ogni pertugio. Tradizionalmente alle opere craveniane, Williamson sa bene in che momento colpire lo spettatore con un omicidio improvviso, destabilizzando e immedesimandolo nell’opera. Sebbene provi in ogni momento a richiamare alla memoria dello spettatore la direzione di Craven, il regista non riesce mai ad avvicinarsi in nessuna sequenza.

Scream 7, seppur una sbavatura in nessun modo all’altezza delle aspettative, può appagare un pubblico giovane. Williamson gira un capitolo scialbo e scarico, capace di splendere a momenti. Al netto di una sceneggiatura pessima e un citazionismo nei confronti dell’opera madre estremamente smodato, la pellicola è consigliata agli amanti dello slasher. Tango mortale tra presente e passato, in compagnia dell’indimenticabile Ghostface.

Scream 7

  • Anno: 2026
  • Durata: 114'
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Kevin Williamson
  • Data di uscita: 25-February-2026