Innamorarsi è facile, quasi automatico. Restare innamorati, o sopravvivere alla fine di un amore, è un’altra storia. Con la rassegna ‘Love Will Tear Us Apart: film per un San Valentino alternativo’, MUBI sceglie di sottrarsi alla retorica romantica per abbracciare la dimensione più fragile, ossessiva e talvolta autodistruttiva del sentimento. Non un percorso consolatorio, ma un itinerario tra passioni non corrisposte, gelosie devastanti, idealizzazioni e amori impossibili.
Qui Cupido non promette lieto fine: le storie si consumano nell’assenza, nella rivalità e nella perdita. Il corso del vero amore non è mai lineare, ma in questi film è una vera e propria traiettoria centrifuga, destinata all’inevitabile e dolorosa separazione.
Di seguito, alcuni titoli emblematici che rendono la rassegna una mappa sentimentale dell’instabilità contemporanea e non solo.
Lei (Spike Jonze, 2013)
Theodore è un uomo solo che si innamora di Samantha, un sistema operativo dotato di voce e intelligenza artificiale. La relazione, inizialmente tenera e sorprendentemente intima, si trasforma in una riflessione sulla natura del desiderio e sulla proiezione emotiva.
Lei (Her) è forse il film che meglio incarna la tensione tra bisogno d’amore e impossibilità di possederlo. L’oggetto del desiderio è incorporeo, sfuggente, destinato a evolversi oltre l’umano. Spike Jonze costruisce una storia che parla di connessione ma soprattutto di solitudine, in cui l’amore è un’esperienza autentica ma intrinsecamente instabile. La separazione non è frutto di tradimento o conflitto, ma di un’asimmetria ontologica. È un film sull’inadeguatezza dell’umano di fronte alla propria idea di amore.

Lei (Spike Jonze, 2013)
La persona peggiore del mondo (Joachim Trier, 2021)
Julie attraversa relazioni, ambizioni e crisi esistenziali nella Oslo contemporanea. L’amore è una delle molte dimensioni in cui cerca definizione, ma ogni storia sembra aprire nuove fratture anziché risolverle.
Trier costruisce un racconto frammentato, diviso in capitoli, che riflette la precarietà emotiva di una generazione sospesa tra possibilità infinite e incapacità di scelta. L’amore è intensissimo, ma mai definitivo. The Worst Person In The World mostra come il sentimento possa essere autentico e al tempo stesso insufficiente. Non c’è antagonista, non c’è tradimento plateale. C’è l’incapacità di coincidere con l’altro nel momento giusto.
Gli amori immaginari (Xavier Dolan, 2010)
Due amici, Marie e Francis, si invaghiscono dello stesso ragazzo, Nicolas. L’attrazione si trasforma in competizione, poi in ossessione. Il desiderio non corrisposto genera fantasie, gelosie, proiezioni narcisistiche.
Dolan racconta l’innamoramento come un dispositivo estetico e mentale: ralenti, colori saturi e musiche enfatiche restituiscono la dimensione mitizzata del sentimento. Ma sotto la superficie stilizzata si cela un’analisi spietata dell’ego ferito. L’amore, qui, è soprattutto immaginazione. La rassegna trova ne Gli amori immaginari la sua dimensione più generazionale: l’innamoramento come performance, come costruzione identitaria destinata a frantumarsi contro l’indifferenza dell’altro.

Gli amori immaginari (Xavier Dolan, 2010)
Amami se hai coraggio (Yann Samuell, 2003)
Julien e Sophie si sfidano fin da bambini in un gioco di provocazioni sempre più estreme. Il confine tra amore e crudeltà si dissolve in una competizione continua, dove dire “ti amo” è l’ultima, impossibile prova.
Amami se hai Coraggio è una parabola sull’incapacità di esporsi emotivamente. L’amore viene continuamente rimandato, mascherato da scherzo, sabotato dall’orgoglio. Nella logica della rassegna, è l’esempio di come il sentimento possa essere sacrificato sull’altare del narcisismo e della paura. La promessa romantica si trasforma in trappola autoimposta.
Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (Ettore Scola, 1970)
In una Roma popolare e rumorosa, un muratore (Marcello Mastroianni) si innamora di una fioraia (Monica Vitti), ma la relazione si trasforma presto in un triangolo segnato da gelosia e rancore. La cronaca sentimentale diventa cronaca nera.
Scola mescola commedia all’italiana e tragedia passionale, mettendo in scena un amore che si trasforma in possesso e violenza. Il Dramma della Gelosia è qui un detonatore sociale oltre che emotivo. Il film rappresenta la declinazione più esplicitamente distruttiva della rassegna: il sentimento non solo si spezza, ma implode in una spirale che travolge i protagonisti. L’ironia non attenua il dramma, lo rende anzi più crudele.

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (Ettore Scola, 1970)
Gli altri titoli della rassegna
Accanto a queste struggenti pellicole, il percorso include classici come Un Grande Amore di Leo McCarey, Un Gelido Inverno di Joan Micklin Silver, Time to Love di Metin Erksan e Preparations to be Together for an Unknown Period of Time di Lili Horváth. Titoli che attraversano epoche e geografie diverse, dal mélo classico hollywoodiano al cinema ungherese contemporaneo, mantenendo costante l’idea che l’amore sia una forza destabilizzante, capace di ridefinire identità e destino.
MUBI propone una rassegna che non celebra l’amore, lo interroga. Lo osserva nel momento in cui si incrina, quando l’idealizzazione lascia spazio alla realtà e il desiderio si confronta con il limite. Per un San Valentino alternativo, ma talvolta necessario.