Le Faremo Sapere di Beppe Tufarulo, in concorso al Rieti International Film Festival nella sezione Cortometraggi di Finzione Italiani Over 35, mette al centro della scena uno spaccato di realtà tanto semplice quanto feroce: un colloquio di lavoro. Pochissimi minuti con cui riesce a toccare l’intero mondo del lavoro da più angolazioni. Estrema competizione, crudeltà, una marchiata asimmetria nelle due posizioni. L’intervistatore da una parte, la candidata dall’altra. Uno scontro vero, e un campo di battaglia insolito: l’attesa.
Le faremo sapere: l’arma della battaglia
“Puoi farlo altre mille volte, eppure non ti ci abitui mai”. La frase con cui si apre il sipario sul cortometraggio appare rivelatrice e spiazzante al tempo stesso. L’abitudine, l’ansia del momento ribaltate per un attimo in sfavore dell’intervistatore. Una regia che, inizialmente, accompagna il nostro sguardo su colui che ha il famoso “coltello dalla parte del manico”. L’asimmetria è palese, ma l’occhio sembra nei primi istanti coprirgli le spalle. La candidata, invece, appare quasi fuori fuoco nei primi fotogrammi di questa “chiacchierata”.

Una scena del cortometraggio Le Faremo Sapere © Oki Doki Film
La presunzione del giudizio
Le Faremo Sapere costruisce questo scambio di battute, seppur nell’arco di cinque minuti appena, ci trascina nella parentesi di attesa giudicante. Si è scritto di questo colloquio di lavoro come di un campo di battaglia, ma è un campo in cui l’esito è già segnato.
Il profilo della candidata, tenace e motivata, sembra rispondere perfettamente ai requisiti richiesti, guadagna addirittura dei complimenti per la propria determinazione e curiosità. Ma il recruiter non intende lasciare il timone del colloquio: sfodera il “coltello” della presunzione. Pochi istanti e il giudizio ha preso forma. Rapido e definitivo, senza peli sullo stomaco porta alla luce l’intero paradosso del mondo del lavoro: l’accusa di troppa teoria, pretende “competenze nell’immediato” ma “è difficile fare esperienza, prima di trovare un lavoro”.
Tanto ironico quanto potente
Quest’affresco più attuale che mai dipinge in modo delicato e deciso al tempo stesso la disillusione odierna. La farsa dei colloqui di lavoro, la strada sbarrata in partenza per chi è dotato di sola “teoria”. Il già richiamato “coltello dalla parte del manico” è ormai un’arma troppo potente, l’asimmetria quasi disarmante.
Poi… Stop! Il rovesciamento di ruoli. Le pennellate di crudeltà a cui avevamo assistito si colorano leggermente di ironia. Il colloquio diventa casting, le posizioni mutano, ma lo squilibrio resta. La superficialità e la fretta con cui si marchiano i profili altrui restano. L’attesa ed il giudizio irrevocabile restano.

Una scena del cortometraggio Le Faremo Sapere © Oki Doki Film
L’asimmetria del coltello
L’ironia a cui assistiamo non alleggerisce la tensione: la trasforma. Cambia colore ma non l’intensità. Il finale non consola e non vuole assolutamente farlo. Riflette una realtà in modo lucido e cinico, senza addolcire la pillola. Cambia l’impugnatura del “coltello”, ma finché rimarrà un coltello tra le parti, una delle due sarà sempre più debole.