In attesa dell’arrivo su HBO Max, dal 20 febbraio 2026, si è tenuta la conferenza stampa di Portobello. Presenti all’appello, il Maestro e regista Marco Bellocchio, con i suoi protagonisti, a partire da Fabrizio Gifuni. Una curiosità: la scelta della data d’uscita dell’attesissima serie coincide con il ritorno sul piccolo schermo di Enzo Tortora, dopo l’emblematico episodio di malagiustizia italiana, il 20 febbraio 1987, con la celebre frase “Dove eravamo rimasti?”.
Portobello | La conferenza stampa con Marco Bellocchio e Fabrizio Gifuni
«La prima scintilla è venuta dal libro di Francesca Scopelliti – spiega Bellocchio – sebbene a colpirmi maggiormente è stata un’immagine. Quella di un uomo che esce, in modo stupito, in manette dalla caserma, mentre ad attenderlo c’è una folla di giornalisti e fotografi già allertati.
La regia di questa grande messa in scena stava già funzionando e il suo stupore continuò.
È una vicenda che deve interrogare tutti; il ruolo della stampa fu determinante, ed è un elemento molto contemporaneo.»

«Restituire ogni volta la complessità di un essere umano mi interessa sempre – si inserisce Gifuni – in questo caso c’era una figura particolarmente complessa, e volevo capire il suo carattere e le posizioni che aveva preso prima della vicenda. Si batteva per l’eliminazione del monopolio della RAI dall’interno, per la liberalizzazione della televisione, negli anni in cui c’era soprattutto la grande TV nazionale. Era un’anima fieramente laica in un paese cattolico.
Volevo capire come mai avesse accumulato negli anni anche un sotterraneo sentimento di antipatia e perché il Paese fosse già pronto a voltargli le spalle.
Lui non voleva cambiare, né risultare simpatico. Per esempio, gli piaceva parlare l’italiano inappuntabile, scriveva delle cose di una forza e libertà incredibili, e non apparteneva politicamente a nessuna delle due grandi scuole.
Con Marco abbiamo cercato quindi di capire il prima e il dopo. E il dopo è appunto quello stupore, che si tramuta in furia. Si sente tradito.»
«Nella serie ci sono due teatri – riprende la parola Bellocchio – uno è Portobello, dove Tortora è il primo attore. Poi ci sono i processi, in cui lui è in difficoltà, diventa impotente, perché ha difronte dei soggetti che non conosce.
Il processo come teatro mi ha sempre affascinato.
Quello che lo riempí di indignazione, rabbia e odio, fu che l’evidenza non esisteva per i giudici.»
La creazione dei personaggi
Per quanto riguarda la collaborazione con la moglie e la figlia di Tortora, il regista sottolinea quanto prezioso sia stato il loro contributo. «C’è stato un rapporto affettuosamente collaborativo con Francesca e Gaia. Ho chiesto tutta una serie di particolari, dopo aver letto il libro “Lettere a Francesca”, e loro sono state estremamente discrete. Non ci sono mai state nessuna pressione a sottolineare qualcosa, limitazioni o censure.
La nostra è stata una ricerca ampia e disordinata. Francesca mi ha anche rivelato di essere credente e che pregava durante il processo.»
E aggiunge che «anche sul personaggio di Pandico (interpretato da un grandissimo Lino Musella), alcune cose sono nate lì per lì.»
A questo punto interviene l’attore che presta il volto a Giovanni Pandico, raccontando come si è approcciato a una figura chiave dello show. «La scrittura è stata una prima pista. Ho sostenuto un provino in cui dovevo portare una chiave, ma sapevo poco del personaggio, anche se mi sembrava già incredibile dalla sceneggiatura. E pericoloso.
Nella vita sono delle maschere, ed è difficile tirare fuori l’autenticità. Dietro quelle scelte folli, c’è un mondo interiore incomprensibile, che andava raccontato passo passo. Quindi sono andato un po’ a culo.
È stata un’intuizione, poi la scrittura mi dava dei segnali. Sentivo un tipo umano che potevo portare.
Con Marco abbiamo cercato, trovato e assecondato questa follia. Uno dei semi del male è l’invidia. Non si sa come ci riesce. Questo è un argomento dell’oggi, sembra quasi che per esistere si debba infangare gli altri.»

Per Alessandro Preziosi (che presta il volto a Giorgio Fontana) era importante «riuscire a capire come la democrazia possa essere tacciata di essere demoniaca – e aggiunge – Giorgio Fontana era terrorizzato dall’esito del film, perché da certe cose non puoi tornare indietro.»
Fausto Russo Alesi (il giudice Diego Marmo) sottolinea invece un accanimento del suo personaggio contro Tortora, «che ha portato me e Marco a chiederci cosa ci fosse dietro.
Il dubbio quando ti viene a trovare?
Questa è la domanda che mi ha accompagnato tutto il tempo, per cercare di ricostruire l’uomo dietro questa griglia di pubblico ministero.»
Le figure femminili di Portobello raccontate in conferenza
La prima, tra le protagoniste femminili, a parlare, è Romana Maggiora Vergana (interprete di Francesca Scopelliti): «Non conoscevo la storia di Enzo Tortora e, la prima cosa che mi ha colpito, è stata il viso di mia madre quando le ho detto che avevo avuto il ruolo.
Ho capito quanto la tragedia abbi colpito l’animo di tanti.
Quindi mi sono avvicinata in modo atipico, ascoltando un podcast di Stefano Nazzi, mentre ero viaggio per la Sicilia con il mio compagno. Volevo vedere il viso di Tortora e l’ho trovato subito molto segnato. Poi mi sono ricordata di aver visto qualche puntata di Portobello col pappagallo, forse su Techeté.
Ho conosciuto il mio personaggio attraverso le lettere – prosegue l’attrice – e mi ha colpito come’era descritta da Enzo. Francesca non ha mai preteso un posto all’interno di questa storia, eppure la sua presenza era tangibile.
È riuscita a esserci senza esserci, ed è una delle poche figure con cui Enzo si sia potuto mostrare vulnerabile.
Inoltre non si è mai avvicinata al carcere, forse per non dare adito alle voci. C’era una dimensione spirituale a cui Marco ha voluto dare spazio.»

Irene Maiorino (Nadia Marzano nella serie) si sofferma sul suo desiderio di «raccontare il senso di ingiustizia, attraverso un personaggio semplice come quello di Nadia.»
Conclude Barbora Bobulova, che veste i panni di Anna Tortora: «Di lei si sapeva poco, se non che era una donna di grande autocontrollo ed era devota al fratello. E questa è la parola che mi ha dato Marco, su cui ho lavorato.»
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.