In Mare Fuori 6, dal 4 marzo su RaiPlay,
Giovanna Sannino torna a vestire i panni di Carmela, uno dei personaggi più intensi e complessi della serie. Carmela è una ragazza costretta a diventare adulta troppo in fretta, cresciuta senza veri punti di riferimento e aggrappata all’unico amore e sostegno della sua vita, il giovane marito Edoardo (Matteo Paolillo). Un personaggio fragile e al tempo stesso incredibilmente determinato, che in questa nuova stagione saprà sorprendere il pubblico con sfumature inedite e scelte coraggiose.
Nella vita reale, però, Giovanna è molto diversa da Carmela. Eppure, in questi anni, ha saputo abitarla con una profondità rara, entrando nelle sue ferite, comprendendone le paure e restituendone ogni emozione con autenticità e rispetto. Il suo lavoro è stato un percorso di immedesimazione totale, fatto di studio, ascolto e grande sensibilità artistica.
In questa intervista Giovanna Sannino si racconta a cuore aperto: dai ricordi più emozionanti vissuti sul set, che ormai considera una seconda casa, ai legami nati durante le riprese, fino ai progetti e ai sogni che guarda con entusiasmo e determinazione. Con grazia e maturità, l’attrice dimostra non solo talento, ma anche una consapevolezza profonda del mestiere e del valore delle storie che porta sullo schermo. Perché Giovanna non è solo un’interprete convincente, è un’attrice che scava nei personaggi e li rende vivi, veri. E il suo percorso è solo all’inizio.

Una nuova Carmela
In questa nuova stagione vedremo una Carmela molto diversa. Dopo la morte di Edoardo è inevitabilmente cambiata. Che evoluzione dobbiamo aspettarci dal personaggio?
Sicuramente la cosa bella di questo personaggio è che in tutte le stagioni ha due momenti. La quinta è stata il momento dell’elaborazione del lutto fino a diventare questa lady vendetta assetata di un riscatto per la morte di Edoardo, e in questa nuova stagione, nella prima parte, continuiamo a vedere questa giovane donna che cerca di farsi spazio in un mondo criminale e di trovare anche la sua dimensione, perché lei prende il ruolo di Edoardo, c’è il passaggio di testimone, e ha una ferocia molto più spiccata rispetto a Edoardo. L’elemento che viene esaltato un po’ in questa nuova stagione rispetto a quella vecchia è l’elemento passionale. Non voglio parlare di storia d’amore, perché non l’abbiamo voluta leggere in questo modo, però il personaggio di Carmela nasce come personaggio solo con la costante ricerca di trovare un’altra anima nella quale identificarsi, però non funziona mai perché comunque adesso Edoardo non può essere dimenticato. Noi abbiamo lavorato tanto sul voler raccontare una passione che però è governata da interessi. È molto più cinica nell’organizzare i suoi affari, ha degli obiettivi molto chiari. Dopo aver ucciso Milos adesso lei deve prendere il controllo della situazione, a scapito di tutte le dinamiche che sono attorno a lei. Anche la maternità viene messa in pericolo e in questa stagione diventa un problema per la sua affermazione e sarà forse proprio il concetto di maternità a salvare quest’anima che ormai è diventata un’anima in pena. Carmela è un personaggio molto euforico che sembra aver perso completamente la bussola.
C’è un lato di Carmela che ti ha sorpresa particolarmente quest’anno, qualcosa che non ti aspettavi di trovare?
Non mi aspettavo che il personaggio si rimettesse in gioco facilmente. Infatti, in una prima lettura, anche quando ne parlavamo con gli sceneggiatori io avevo paura di questa nuova vita di Carmela. Poi, cercando anche dei collegamenti con le stagioni precedenti e del personaggio che è nato in funzione di Edoardo, abbiamo trovato una chiave di lettura che, nonostante sia un personaggio negativo, ti fa empatizzare con lei. Nel momento in cui arriva all’apice della sua follia abbiamo trovato il punto in cui Carmela torna fragile. Io mi aspettavo una donna completamente fredda in questa stagione, invece c’è fragilità in momenti dove non era nemmeno scritto, però lavorandoci direttamente sul campo, ci siamo resi conto che forse una lacrima poteva scendere ogni tanto. Quindi questa fragilità, che è la caratteristica principale, torna sempre, in modo sottile, ma torna.

Matteo Paolillo e Giovanna Sannino
Quest’anno Carmela è a tutti gli effetti una grande protagonista della stagione. Mentre negli scorsi anni era un contorno, c’erano sempre Edoardo e Teresa ad affiancarla, in questa stagione invece vediamo solo lei e le sue fragilità. Come dicevi tu in conferenza stampa Carmela è il fuori dell’istituto. Mentre dentro l’IPM gli educatori cercano di salvare i ragazzi, Carmela non viene salvata da nessuno, quindi è allo sbaraglio.
Sì, non ha punti di riferimento. L’unico punto di riferimento è la madre di Edoardo. Il figlio è troppo piccolo per poter dare un sostegno vero e proprio, mentre la madre di Edoardo è una figura che resta sempre al latere della criminalità e, invece di essere una salvezza per Carmela, resta in disparte. Carmela non accetta mai questa figura materna surrogata e la tiene fuori da ogni contesto, però inevitabilmente quello che succede nell’IPM si riversa sul personaggio e viceversa. Sono dinamiche che si innescano l’una con l’altra e Carmela a un certo punto non riesce nemmeno più a gestire certe dinamiche. Lei si atteggia a boss perché non conosce le regole del sistema, non è una donna Wanda che affronta anche la morte con una certa consapevolezza. Carmela è una ragazzina che è portata avanti da un sentimento di rabbia, quindi non si rende nemmeno conto dei danni che possono esserci e delle conseguenze di alcune azioni. Quindi il cerchio si stringe, e queste sono le parole che mi ha detto il regista mentre stavamo facendo la prova trucco. Mi guarda e mi fa: “Il cerchio si stringe”. Ed è vero, perché a un certo punto, quando muovi tante pedine attorno a te, inevitabilmente le cose devono cadere.

L’importanza delle figure di riferimento all’interno del carcere
E quanto è importante, in una serie come Mare Fuori, raccontare anche figure come il comandante e l’educatore, che rappresentano un’alternativa possibile e cercano concretamente di offrire ai ragazzi un’altra strada? Abbiamo visto nel corso delle stagioni che tanti ragazzi si sono fatti aiutare, mi viene da pensare a CardioTrap, il personaggio interpretato da Domenico Cuomo.
Queste sono realtà che ti investono completamente e lo dico per esperienza personale, perché io sono stata a Nisida e non ero un’educatrice ma comunque portavo il lavoro a casa, perché quando entri in un contesto del genere con una voglia grande di ascolto inevitabilmente qualcosa te lo porti. Ovviamente le figure degli educatori, del comandante, della direttrice sono figure che danno a questi ragazzi un’altra possibilità. Questi ragazzi finiscono all’interno di un istituto di pena perché non hanno avuto figure come queste al di fuori, perché non sono stati seguiti dalle famiglie, dal contesto sociale, dalle istituzioni. Nessuno nasce imparato, tutti da piccoli abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni a camminare e laddove non c’è una guida che ti può accompagnare spesso si finisce in tragedia. Perché quando un ragazzo commette un errore tanto grave da finire in un carcere per tutti è una tragedia. Quindi è importante raccontare, soprattutto quando parliamo di ragazzi minorenni, che il carcere non è un luogo di arrivo e di fine ma un luogo dal quale si può ripartire, perché all’interno di questi istituti, che per me sono luoghi virtuosi, ti insegnano un mestiere, ti educano all’affettività. Paradossalmente, all’interno di un posto che blocca per un momento la tua libertà, un ragazzo del genere può veramente trovare la libertà. Io mi ricordo un ragazzo a Nisida che mi disse: “Io quasi ho paura di uscire perché quando esco che vita posso avere? Torno dove ho iniziato”. E ti fa pensare una cosa del genere, perché gli educatori ti seguono anche al di fuori ma poi sta a te. Sicuramente queste persone possono accendere degli interruttori che permettono a chi ha la possibilità ma anche a chi ha la voglia di perdonarsi e di ricominciare da capo.
Nonostante il dolore e le scelte discutibili, in Carmela è sempre rimasto un briciolo di umanità. Penso in particolare al rapporto con Teresa: due donne ferite dallo stesso uomo che, pur tra rivalità e rancore, hanno mostrato una forma di solidarietà. Che messaggio credi abbia voluto trasmettere la serie attraverso questo legame?
Sicuramente una forte solidarietà femminile e poi un’intelligenza di queste due anime che un po’ sono l’una lo specchio dell’altra. Hanno esperienze completamente diverse ma davanti al dolore e alla voglia di vivere riescono ad avere una conversazione civile. E soprattutto c’è anche un codice che loro trovano e che torna, ed è la maternità. Un po’ questi bambini che nascono sono un modo per portare avanti un amore che era completamente sbagliato, però è un ricordo vivo di qualcosa che è stato e che deve avere la dignità di esistere. E poi Teresa in Carmela vede ciò che lei non vuole, Carmela in Teresa vede tutto ciò che le è mancato sempre. Mi ricordo quando abbiamo girato la scena in ospedale dove arrivano poi i genitori di Teresa, è stato terribile perché vedi la concretizzazione di quello che al personaggio manca e alla fine Carmela voleva solo essere amata ma non è stata amata da nessuno e per questo, credo sia stato fatto apposta anche perché la costumista non fa mai nulla a caso, in ospedale Carmela è completamente vestita di nero mentre Teresa è vestita di bianco. Due facce della stessa medaglia, ma un’anima nera e un’anima pura che si sono incontrate perché alla fine hanno perso entrambe ed è un po’ un appello della parte sana della società che chiede a quella malata di salvarsi in maniera disperata. Per questo ti parlo di intelligenza, di una che cerca di tendere una mano verso l’altra, anche se Carmela non ce la fa perché non vede la possibilità di riscatto come Teresa.

Il messaggio di Mare Fuori sulla solidarietà femminile
Però è un bel messaggio quello che dà la serie perché nonostante questa contrapposizione giustissima che tu mi hai fatto, entrambe dimostrano alla fine grande maturità nonostante la giovane età.
Certo, entrambe decidono di seppellire tutte le asce di guerra. E accade anche prima che Teresa salvi Carmela dall’agguato, però lì in ospedale si rendono conto che stanno discutendo di una persona che non le ha mai amate e che non c’è nemmeno più e quindi è più opportuno pensare alla vita che sta per nascere e anche alla loro che può ricominciare.
I primi passi di Giovanna Sannino
Facendo un passo indietro come è iniziata la tua avventura in Mare Fuori? E soprattutto, quanto ti senti cambiata – professionalmente e umanamente – dalla prima alla sesta stagione?
Sicuramente professionalmente sono cambiata tanto. Prima di tutto so di cosa parlo, perché io ho iniziato quando avevo 19 anni. Ero molto piccola, avevo paura anche dell’ombra mia, cosa che non è cambiata tantissimo però ora cerco di dialogare con la mia ombra, cerco di avere un dialogo civile con le mie paure (ride). Però ho delle consapevolezze. Questo è un lavoro che si impara soprattutto sul campo. Io quando ho iniziato venivo da un percorso di studi che è continuato poi nel tempo, però nessuno ti insegna che cos’è il set se non lo vivi e ho capito quanto è importante il rispetto del lavoro di chiunque. Sono diventata anche un po’ insopportabile su questo perché non sempre trovi rispetto per tutti quelli che lavorano sul set ed è una cosa che mi dà molto fastidio. Professionalmente ho anche trovato il mio metodo di approccio al lavoro. Prima ero molto più caotica, adesso un po’ perché con Carmela c’è una storia lunga, però mi ha dato la possibilità di essere pronta a qualsiasi tipo di lavoro. Mentre umanamente non sono cambiata perché io sono sempre stata una molto attenta al lavoro di tutti, fin troppo disponibile, però nessuno mi ha detto che dovevo fare l’attrice, l’ho scelto proprio io di fare questo lavoro e quindi umanamente sono cambiata solo perché ho molta più fame e molta più paura di perdere quello che ho costruito. Voglio dare un contributo positivo alle cose, sono diventata più insicura ma quando l’insicurezza mi sta mangiando mi guardo allo specchio e dico: “Ma che hai da perdere?”. È stato questo il mio cambiamento umano, essere pronta ad affrontare qualsiasi tipo di situazione e cercare di essere non sul pezzo per gli altri ma per me stessa.

La serie ha raggiunto un successo straordinario diventando un vero fenomeno generazionale. Secondo te qual è la chiave di questo successo?
Quest’estate ne parlavo anche con Francesca Amitrano, l’altra regista che per me è una madre spirituale. Il successo di Mare Fuori secondo me è stato, oltre al grandissimo lavoro di comunicazione che è stato fatto, che dalle prime stagioni c’era tanto cuore proprio pratico. Matteo che scrive la sigla, non perché gli viene chiesto ma perché sente di voler dare questo contributo. Tutti ci siamo impegnati tanto per dare spazio quanto più possibile a questa serie. E poi io credo che nelle tematiche gli sceneggiatori hanno fatto centro perché trattano di dinamiche di ragazzi però dall’altro lato ci sono gli scontri generazionali con gli adulti, però poi c’è questo senso di inappartenenza di ogni personaggio che non è centrato con se stesso e che è un po’ lo specchio della società odierna, tutti non riescono a trovare il punto in cui stare. Mare Fuori parla dell’IPM però parla anche di una realtà generale, quindi è stato un insieme di cose e noi siamo stati anche bravi a trasmettere questo amore che abbiamo per questo lavoro ed è arrivato al pubblico tanto che il pubblico stesso si è sentito partecipe anche delle relazioni extra Mare Fuori, confondendo i personaggi con la realtà, è diventata un’onda.
Dal trailer si intuisce che ci saranno novità anche dal punto di vista sentimentale. Puoi anticiparci qualcosa sul futuro amoroso di Carmela?
Sì, questo bacio si vede in tutte le salse. Parlerei più di passione perché nessuno potrà mai sostituire Edoardo ed è giusto che sia così perché altrimenti è come se ogni stagione mettesse un punto a quella di prima, invece è comunque lo stesso personaggio. Il mio è sempre stato un personaggio molto passionale, forse adesso è sicuramente più cinica. Affronta le cose in parte con più superficialità e anche con doppio gioco. Simone è un ragazzo più piccolo di lei e lei ha bisogno di Simone e c’è questa lotta tra tutti e due perché Simone è figlio di don Salvatore e Carmela è figlia di nessuno quindi forse in questa solitudine si ritrovano i due personaggi solo che però sono due anime nere quindi non sempre le scintille sono positive. Io mi sono divertita molto perché Alfonso Capuozzo è mio amico quindi ci siamo divertiti a usare questa complicità che avevamo fuori sul set e poi c’era una confidenza tale che ti permetteva di fidarti dell’altra persona.

Alfonso Capuozzo e Giovanna Sannino
I progetti futuri
Guardando oltre la serie, hai già nuovi progetti in cantiere o sogni professionali che vorresti realizzare nei prossimi anni?
Ci sono altri progetti in cantiere. Sono alle prese con un film che sto girando adesso e sono molto contenta perché è un lavoro che già è partito con uno spirito meraviglioso, perché lavoriamo come se fossimo una compagnia teatrale che è completamente diverso da un cast artistico del cinema, si creano anche lì delle dinamiche belle ma la compagnia è proprio una squadra dove tutti sono necessari. C’è un ambiente bellissimo, con attori professionisti navigati quindi per me è un’esperienza completamente diversa perché mi vado a misurare con persone che hanno tantissime esperienze in più rispetto a me. Anche in Mare Fuori ci sono però io purtroppo con i grandi lavoro molto poco, non mi scrivono una scena con Vincenzo Ferrera che la stiamo chiedendo da anni (ride). Qui è un lavoro nuovo, dovrò anche cantare ed è arrivato tra l’altro dal nulla questo lavoro. Io ero ferma, presa dai miei drammi esistenziali e mi arriva il provino fatto con la consapevolezza che poteva benissimo non andare e invece poi è andato bene. Secondo me è un progetto nuovo che racconta una Napoli antica ma con uno sguardo molto moderno e con un’attenzione al mondo femminile non scontata. La regia sarà di Paolo Coletta, è la sua opera prima.
E poi ad aprile io girerò il mio primo cortometraggio da regista e protagonista. È la storia di mio padre di quando era ragazzo e stiamo organizzando la squadra. È una storia a cui tengo tanto perché è quello che c’è dietro il racconto di questa storia che mi sta molto a cuore.