Dopo il successo di Mare Fuori e dell’interpretazione di Edoardo, che lo ha consacrato come uno degli attori più apprezzati del momento, Matteo Paolillo sceglie di cambiare totalmente strada, cimentandosi in un ruolo molto diverso dal passato e più vicino alla sua personalità.
Nel film Io+Te, diretto da Valentina De Amicis, Paolillo interpreta un giovane di 26 anni che si innamora di una donna più grande. Tra i due nascerà una storia importante, fatta di sentimenti profondi e della volontà di costruire una relazione stabile, con il sogno di formare una famiglia, nonostante le difficoltà che questo comporterà.
Un ruolo lontano dal passato
Come nasce il tuo coinvolgimento in questo progetto e cosa ti ha convinto a prenderne parte?
Io ho scelto di raccontare questa storia perché mi sembrava qualcosa di molto diverso rispetto a quello che avevo raccontato fino a quel momento. Leo è un personaggio che mi ha permesso di parlare in un italiano diverso dal dialetto a cui ero abituato. È un personaggio molto maturo e mi sembrava la storia giusta per cominciare a raccontare qualcosa di diverso, per mettermi alla prova con cose nuove e per mettere a frutto anche gli studi che ho fatto negli anni.

Un personaggio complesso e molto umano
Il tuo è un personaggio molto umano: un ragazzo così giovane che spinge la persona che ama a tenere un figlio che non è il suo e a voler prendersene cura. Cosa ti ha colpito della sua umanità in questo gesto? È una scelta molto coraggiosa e soprattutto umana. Non succedono spesso queste cose, soprattutto da parte di un giovane.
Si, infatti, a me ha colpito subito la sua maturità. Nonostante lei sia più grande di lui, in tanti momenti lui si prende carico delle decisioni mature. Mi ha colpito il suo modo di essere così accogliente, di prendersi cura di lei e anche di questo bambino, anche se non è suo. Mi ha colpito soprattuto come si comporta verso le persone che ama e come cerca di proteggerle.
Leo scopre che non può avere figli. Anche se lo vediamo per poco, emerge una forte sofferenza. Come ti sei rapportato a questo lato delicato del personaggio?
Sicuramente è un momento forte, perché specialmente in un personaggio con un desiderio paterno così intenso, scoprire di non poter avere figli propri è devastante. Mi sono chiesto cosa potesse significare per lui. Ci sono tante cose che si potrebbero dire e penso sia un tema poco esplorato la reazione di un uomo quando scopre di non essere fertile. Un po’ ci si sente impotenti, nel senso di non essere in grado di far sopravvivere la specie, quindi tocca corde molto profonde. In quel momento c’è anche un cambiamento nel personaggio, che si lascia un po’ andare e diventa più immaturo.
La cura dei personaggi attraverso la regia
Questo è un film raccontato da una donna, con uno sguardo femminile molto forte, perché scritto insieme a un’altra donna. Com’è stato per te lavorare con una regista che porta uno sguardo così intimo e diretto sulle relazioni?
È stato molto bello lavorare con Valentina perché ha un dialogo molto aperto e intimo. Abbiamo parlato tanto di quello che pensava il personaggio e ci siamo confrontati continuamente. Mi ha colpito molto il suo modo delicato di dare indicazioni direttamente in scena. Spesso si avvicinava o ci faceva rimanere nell’intimità della scena, parlando con una voce calma e delicata e questo dava serenità nel raccontare temi così profondi, che mettono in mostra fragilità e vulnerabilità. Secondo me ha saputo trattare molto bene la direzione degli attori in questo senso.
Tu conoscevi già Valentina De Amicis?
Non la conoscevo. Quando mi ha contattato per fare questo film ho visto il cortometraggio che aveva fatto Me and You, sempre su questo tema, e mi aveva colpito il suo stile, il suo modo di girare e il modo in cui trattava i corpi, perché in molte scene i corpi sono parte fondamentale della scena.
Un personaggio vicino a Paolillo
Il film mostra come l’innamoramento sia solo l’inizio di un percorso complesso. Quanto pensi che la pazienza e il tempo siano sottovalutati nelle relazioni oggi?
Più che pazienza, direi che c’è bisogno di impegno e sapere che servono fatica ed energie per far sì che qualcosa funzioni. L’amore è un sentimento, ma costruire una relazione è un’altra cosa: costa energia, impegno e volontà. Spesso si pensa che con l’amore tutto si risolva da solo, ma non è così.
Leo è uno che ci mette tanta energia per far sì che le cose vadano bene, per costruire e ricostruire, per curare le ferite e tutto quello che succede in una relazione. Riflettevo su questo meccanismo delle relazioni moderne, condizionate dal modo in cui viviamo: oggi siamo più abituati a “buttare e ricomprare”, come succede anche nella moda con l’upcycling o il riciclaggio dei vestiti. Questa tendenza che abbiamo verso le cose in generale l’abbiamo un po’ trasferita sulle relazioni: se qualcosa non funziona cerchiamo subito qualcosa di nuovo invece di aggiustare. Leo invece vive un po’ alla vecchia maniera, prova ad aggiustare le cose e credo che sia una cosa sempre più rara e preziosa oggi.

Per certi versi questo personaggio ti assomiglia in qualcosa?
Sì, sicuramente è un personaggio che mi assomiglia. È il motivo per cui ho scelto di partecipare a questo progetto. Mentre fino ad ora avevo raccontato personaggi molto distanti da me, qui ho potuto mettere molto di quello che sono, della persona che voglio essere e dell’essere umano che mi piacerebbe raccontare. È sicuramente il personaggio più simile a me che abbia affrontato fino ad ora.
Il valore dell’impegno nelle relazioni
Il film racconta un amore intenso e imperfetto, che contrasta con la leggerezza e la velocità delle relazioni contemporanee. Quanto Leo secondo te può essere visto come uno specchio di chi cerca qualcosa di vero in un mondo di rapporti fugaci?
Secondo me tutto dipende molto dalla visione a breve e a lungo termine sulla propria vita. Chi ha una visione a lungo termine, come Leo, sa che ha bisogno di prendersi cura delle cose, delle relazioni, di aggiustare — appunto quello che ti stavo dicendo prima — perché se costa fatica nel breve tempo, poi ne puoi trarre beneficio a lungo termine. Oggi, invece, siamo sempre più concentrati sul breve termine: “Se qualcosa non mi dà soddisfazione immediata preferisco allontanarmi, buttarla e cercare qualcosa di nuovo che mi dia soddisfazione”. Se però poi si analizza la cosa a lungo termine, credo che da fuori questo si veda un po’ come un’insoddisfazione perenne, e forse anche una ricerca della perfezione a cui siamo abituati oggi, una perfezione inesistente. Invece l’amore che racconta Leo è un amore che accetta le imperfezioni.
Uno sguardo al passato
Tornando al passato, ti sei fatto conoscere al grande pubblico tramite Mare fuori, dove il tuo personaggio era diviso tra due mondi opposti. Ricollegandoci al tema dell’amore, come hai vissuto il racconto di questi due risvolti sociali così contrastanti e cosa pensi della coalizione tra Carmela e Teresa che poi c’è stata nonostante tutto?
Ecco, questo mi sembra un punto di distanza tra me ed Edoardo: io sono sempre molto onesto nelle relazioni, quindi faccio fatica ad avere una relazione segreta come fa lui. Lui invece tiene questa relazione segreta perché vuole entrambe le cose, non sceglie tra una o l’altra e ad entrambe dice che non rinuncia all’altra, anche se loro sono convinte che lo farà.
Secondo me qui si innesca un meccanismo di tossicità: da parte della moglie pensare che sia solo un momento e che poi lui tornerà da lei perché è la donna della sua vita; da parte di Teresa, invece, pensare che cambi totalmente vita per stare con lei.
Il rapporto tossico di Edoardo deriva dal fatto che è un personaggio che non è così sano per tutto quello che fa e la sua tossicità sta nella pretesa di avere tutto quello che vuole, non solo nel mondo femminile, ma in generale nella sua vita. Vuole quel mondo da cui proviene, ma allo stesso tempo cerca la rivalsa sul mondo dei ricchi, di cui però non fa parte e in cui non si sente a suo agio. È il motivo per cui scappa dal lavoro che gli trova il padre di Teresa: non si trova a suo agio in quell’ambiente, anche se poi è una sorta di rivalsa, perché questo deriva dal trauma infantile, quando sua madre andava a casa dei ricchi a fare la domestica.
Per quanto riguarda le due donne che poi si incontrano, mi sento di dire che c’è una cosa positiva: entrambe riconoscono il dolore che hanno provato nei confronti di quest’uomo che non c’è più, ed entrambe hanno avuto la pretesa di poterlo cambiare e salvarlo, quindi sono state anche un po’ intrappolate in questo amore così doloroso.

La carriera musicale e i progetti futuri
Tu sei anche un cantante. Cosa rappresenta per te la musica oggi e che spazio occupa nel tuo percorso artistico?
Negli ultimi anni ho sperimentato molto per trovare una forma in cui mi sentissi a mio agio e credo di averla trovata. Spero presto di poter parlare di quello che sto preparando musicalmente.
Presto ti vedremo al cinema con il biopic su Gigi D’Alessio. In futuro che tipo di storie ti piacerebbe raccontare e quali personaggi ti piacerebbe esplorare che ancora non hai incontrato in questi anni?
Da un punto di vista del racconto mi piacerebbe raccontare delle storie che possano far riflettere la mia generazione e quella successiva, ma più in generale le persone. Viviamo dei tempi difficili e molto spesso li percepiamo con indifferenza e quindi si cerca più l’intrattenimento che l’arte nelle storie che vengono raccontate al cinema. Per carità, l’intrattenimento è una cosa sacra e fondamentale, però secondo me la funzione dell’arte è anche quella di elevare le persone e di spingerle a cambiare. Quindi in un mondo che non sembra così roseo, mi piacerebbe raccontare delle storie che possano ispirare a un cambiamento.
Invece da un punto di vista attoriale mi piacerebbe raccontare delle storie che fisicamente mi mettano alla prova, come è stato questo film o questo biopic su Gigi D’Alessio perché è stata sicuramente una sfida fisica anche solo per il lavoro fatto con il pianoforte, la voce e con il corpo. Quindi qualcosa che mi metta alla prova, come per esempio un film su uno sportivo o su una persona che ha degli ostacoli fisici, qualcosa che sia stimolante da fare attorialmente.