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Cactus International Children's and Youth Film Festival

Cactus Industry Forum: intervista al direttore Alessandro Stevanon

Il forum del Cactus Film Festival costruisce un luogo di confronto per i professionisti del cinema e le nuove generazioni, in cui tecnica e mercato lasciano spazio a una riflessione più profonda sul linguaggio e sulle relazioni. Taxi Drivers ne ha parlato con il direttore del festival, Alessandro Stevanon

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Il Cactus Industry Forum costruisce un luogo di confronto per i professionisti del cinema e le nuove generazioni, in cui tecnica e mercato lasciano spazio a una riflessione più profonda sul linguaggio e sulle relazioni. Durante l’edizione 2026 – la terza –, Taxi Drivers ha avuto l’opportunità di intervistare il direttore del Cactus Film Festival, Alessandro Stevanon.

Cactus Industry Forum: networking, formazione e linguaggio al centro dell’audiovisivo

Com’è nato il forum e a quale esigenza ha risposto la sua creazione?

Il Forum è nato come evoluzione naturale del Cactus Film Festival, che è arrivato quest’anno alla sua sesta edizione. Sentivamo la mancanza di uno spazio dedicato all’incontro, al confronto e alla formazione per i professionisti. Ormai tutti i festival, dai più grandi ai più piccoli, prevedono momenti rivolti ad autori, produttori e operatori del settore. L’idea è stata quindi quella di ampliare l’offerta del festival creando un luogo dedicato al mondo professionale.

Non volevamo limitarci esclusivamente al cinema in senso stretto, ma estendere il dialogo all’intero ambito dell’audiovisivo, dei new media e della comunicazione. Oggi l’audiovisivo è uno strumento trasversale, utilizzato in moltissimi ambiti, con professioni in continua evoluzione e una crescente richiesta di contenuti, anche grazie ai social media. Il nostro obiettivo è stato quindi inclusivo: far dialogare chi si occupa della parte artistica e autoriale con chi lavora in ambito più tecnico e produttivo.

Il tema centrale di quest’anno è il linguaggio come pratica culturale e professionale. Perché è importante riflettere su questo aspetto oggi?

Perché oggi abbiamo tutti a disposizione strumenti che, fino a pochi anni fa, erano impensabili. Con uno smartphone o una videocamera di buona qualità chiunque può realizzare un video, un corto, persino un film. La tecnica è sempre più accessibile.

Proprio per questo è necessario spostare l’attenzione sul linguaggio: cosa vogliamo raccontare, come vogliamo farlo e quale consapevolezza culturale mettiamo nei nostri contenuti. Il programma del Forum di quest’anno va esattamente in questa direzione: riflettere meno sulla sola tecnologia e più sulla costruzione del senso.

Durante uno degli incontri si è parlato molto di networking. Cosa significa oggi creare una rete di qualità?

Oggi lavorare da soli è difficile, a volte persino controproducente. Mettersi in rete significa scambiarsi idee, confrontarsi anche con pratiche che non condividiamo o che non utilizziamo. Conoscere il mercato, capire cosa fanno gli altri, contribuire all’evoluzione non solo tecnica ma anche linguistica delle opere, è fondamentale.

Se poi vogliamo uscire dalla dimensione “della cameretta” ed entrare in una produzione professionale o industriale – soprattutto nel cinema – la rete diventa essenziale. Il cinema è un lavoro di squadra. Da soli non si va lontano.

Il linguaggio audiovisivo come tema centrale

In che modo il Forum riesce a mettere in dialogo studenti, filmmaker, case di produzione e istituzioni?

Attraverso una struttura leggera e informale. Non sovraccarichiamo il programma di interventi, ma costruiamo un calendario trasversale ed eterogeneo.

Partecipano studenti ancora in formazione – provenienti non solo dalla Valle d’Aosta ma da tutto il Nord Italia – filmmaker indipendenti, piccole case di produzione, film commission. È un ecosistema variegato, ma con numeri che permettono un dialogo reale e produttivo. Nei momenti di networking sono nati contatti importanti che speriamo possano trasformarsi in collaborazioni concrete.

La precarietà è una realtà diffusa nel settore. Questi incontri come possono aiutare i professionisti a costruire percorsi più solidi?

Un singolo evento non può risolvere un problema strutturale come il precariato, che riguarda tutto il mondo del lavoro e ancor più le filiere artistiche. Sono pochissimi, in Italia, gli autori e le autrici che riescono a vivere esclusivamente di cinema.

Tuttavia, momenti come questi aiutano a non sentirsi soli. Condividere esperienze, ascoltare casi di successo, confrontarsi con professionisti affermati permette di restare attivi, aggiornati e motivati. È fondamentale trovare un proprio equilibrio, continuare a formarsi e informarsi. Chi sceglie il cinema lo fa spesso per un sogno: e i sogni meritano di essere perseguiti fino in fondo.

Qual è la sfida più grande nel costruire e mantenere un progetto come il Cactus Industry Forum?

La sfida è duplice. Da un lato, coinvolgere sempre nuove generazioni: il Cactus Film Festival è centrato proprio su di loro, sulla costruzione degli spettatori di oggi che saranno il pubblico di domani. Dall’altro, far dialogare queste nuove leve con chi ha già maturato esperienza e risultati importanti.

Parlare di intergenerazionalità non è semplice: in dieci o vent’anni la tecnologia cambia radicalmente e ciò che funziona oggi, domani può essere superato. Ma la vera sfida è mettere insieme le persone. Se le persone ci sono, indipendentemente dal background, allora ha senso creare eventi come questo.