Con un inusuale primo episodio di un’ora ritorna l’amatissima comfort comedy di Apple. Tra sitcom e riflessioni esistenziali, la serie conferma il suo innegabile talento di colpire al cuore
Su Apple TV+ l’attesissima Shrinking 3 , la nuova stagione della comedy creata da Bill Lawrence, Brett Goldstein e Jason Segel con questi ultimi due anche tra i protagonisti della serie. Frutto di una co-produzione tra Warner Bros. e Apple, in Shrinking 3 ritroviamo oltre a Segel : Harrison Ford, Jessica Williams, Lukita Maxwell, Christa Miller e come special guest star Michael J. Fox.
Il TRAILER – Shrinking 3
Shrinking 3, stessi problemi ma sorridendo
Mentre Jimmy (Jason Segel) è in costante evoluzione dovendo ancora fare i conti con la perdita della moglie, Paul (Harrison Ford) è costretto ad affrontare la realtà del parkinson grazie all’incontro con il paziente Gerry (Michael J. Fox) Parallelamente, la figlia di Jimmy, Alice (Lukita Maxwell), deve prendere una decisione importante e Gaby (Jessica Williams) trovare un modo per organizzare il matrimonio del suo scontroso capo.
Non avere paura della vita
Shrinking 3 , in linea con le precedenti stagioni, dimostra che la vita non è altro che una tragedia affrontata come una commedia dove la risata serve per affrontare meglio e con piglio positivo gli ostacoli che il flusso ciclico dell’esistenza ti pone davanti. Per intenderci, la serie di Bill Lawrence è una comfort comedy non avendo grosse pretese neorealiste o da arthouse televisiva. Ma è proprio questo il suo segreto, trasformare la sitcom in un calderone di emozioni, riflettendo sul tragico avendo sempre il sorriso stampato addosso. La terza stagione cambia formato passando dai classici trenta minuti ai sessanta tipici di una serie drammatica, non mutando però la sua struttura e le sue intenzioni. Shrinking 3sceglie una strada diversa rispetto alle classiche aperture iniziali delle precedenti stagioni, decidendo di legare subito dolore e ironia.
Shrinking 3 e l’arte di accettare la vita
Il primo episodio è interamente direzionato dalla vicenda di Paul (un sempre straordinario Harrison Ford), il cui parkinson si aggrava e il pericolo diventa una minaccia ormai vivamente materializzata. La serie affronta il dolore della tragedia col suo noto tratto umoristico, ma inserendovi, con il cameo di Michael J. Fox (realmente malato di parkinson) una componente meta-esistenziale che riflette l’impulso di Lawrence e del concept di questa terza stagione. Non siamo di fronte a quel lungo travaglio delle prime stagioni indirizzato alla difficoltà emotiva di superare il dolore, ma all’accettazione di questo. Cambiano quindi anche gli equilibri all’interno della serie.
La sitcom che abbraccia la tragedia
Paul, sempre scontroso e pessimista, allontana l’autocommiserazione per abbracciare finalmente la vita e prendere il parkinson come un’opportunità, contare e vivere i giorni della vita come i più belli e i migliori. L’alterego di Segel, Jimmy, è nell’inedito ruolo di mentore, colui che dovrà ricordare a Paul di non mollare quando la malattia inizierà a cambiare letteralmente le sue giornate. In tutto ciò il ruolo di Fox, il paziente reale e irreale, è un’immagine molto potente che Shrinking 3inserisce per ricordarci anche il ruolo della commedia come dispositivo non solo comico ma anche di resistenza etico-morale alla malattia e come questa cambia chi siamo e chi diventeremo.
La stagione della rinascita emotiva
Ovviamente Shrinking 3è una sitcom, una commedia che non si separa mai dal proprio linguaggio. E non potrebbe essere il contrario. Il mosaico situazionale delle relazioni viene mantenuto avendo, in questo primo episodio, al centro il matrimonio di Paul con Jimmy sempre pronto a rovinare comicamente tutto. Il personaggio di Jason Segel è sempre stato un po’ sempre questo, il Marshall di How I Met Your Mother e quell’eroe comico oppresso da un dolore lancinante ma troppo preso dai suoi toni comici per una vera evoluzione.
Una critica in tal senso sembra doverosa. Perché mentre gli altri personaggi, come la figlia di Jimmy e soprattutto Paul, riescono a mettere da parte l’imprinting da sitcom per evolvere al proprio interno, Segel, nella sua immensa bravura, sembra sempre essere confinato nel ruolo del caratterista grottesco, dinamica che molto spesso rende squilibrato il suo rapporto con la parte più riflessiva che lo riguarda. La terza stagione è però la stagione della stabilizzazione emotiva di quasi tutti i personaggi.
Una terza stagione al suo massimo con un grande Michael J. Fox
C’è una certa continuità, una serenità di tutte le “famiglie della serie”. Da Liz a Derek, stranamente in una fase idilliaca mai vista precedentemente, fino ad Alice che riesce a rendere evolutivo il macigno che si è portata dietro per la stagione 1 e 2 : la morte della madre. Shrinking 3riesce anche in questo, rappresentare il dolore non più come blocco ma come realizzazione della tragedia, il suo apparentemente superamento per riuscire ad andare avanti.
La panchina, oggetto metaforico di tutte le ansie e le paure dei personaggi, diventa un mezzo di dialogo pacifico dove il trauma è un punto di partenza e non più il pozzo profondo in cui perdersi. Il plot twist finale rappresentato dal fantasma di Gerry, molto in linea con un episodio simile della terza stagione di Scrubs ( altra iconica serie ideata dallo stesso Lawrence), rafforza il tratto emotivo di questo nuovo inizio sottolineando come la morte e la tragedia, essendo eventi naturali, devono dialogare con la vita, non per frenarla ma per migliorarla.
In definitiva Shrinking 3 ha tutto per fare bene in questo suo emotivo e divertente ritorno. La squadra comica non è cambiata, le situazioni surreali nemmeno. Così come anche il cuore pulsante della serie. Identificare il dolore come un’opportunità vitale di cambiamento e resistenza.