Tra Altri cannibali (2021) e l’acclamato Le città di pianura (2025), Francesco Sossai realizza il cortometraggio Il compleanno di Enrico. L’opera è una coproduzione franco-tedesca e oggi è disponibile alla visione grazie a Mubi e alla rassegna completa che la piattaforma dedica al regista. Presentato alla Quinzaine Des Cinéastes a Cannes nel 2023, Il compleanno di Enrico è stato proiettato in importanti festival internazionali, come quello di Tallinn e di Santa Barbara.
Francesco Sossai nasce in Veneto, ai piedi delle alpi bellunesi, e studia in Italia, ma la sua formazione artistica avviene principalmente in Germania, dove si diploma al DFFB (Deutsche Film und Fernesehakademie Berlin), la più importante istituzione cinematografica del Paese. Provincia veneta e cultura mittleuropea sono le chiavi per comprendere l’opera di questo nuovo autore emergente.

Ansia da compleanno, ansia da fine millennio
Siamo alla vigilia del 2000, serpeggia una certa apprensione dovuta al Millennium Bug. La radio anticipa che, nelle prime ore dell’anno, si potrebbero verificare guasti e anomalie. Il decenne Francesco confida la sua ansia al padre mentre questi lo accompagna al compleanno del suo amico Enrico.
Deluso dalle poco convincenti rassicurazioni ricevute, e dispiaciuto dalla severità con cui gli viene negato un nuovo giocattolo, Francesco arriva perplesso alla casa-fattoria dell’amico. Lì si accorge subito di non essere ben accetto. I bambini, con la crudeltà che riescono a manifestare quando non sono a loro agio, lo emarginano fin da subito, nonostante i goffi tentativi della madre di Enrico di introdurlo.
Le ore passano, all’improvviso irrompe qualcosa di inquietante, e il faticoso equilibrio raggiunto si incrina. I genitori vengono chiamati per riprendere i bambini e la festa finisce anzitempo. È stato Francesco a innescare il misterioso incidente? Non è importante saperlo, quello che conta è la reazione da “si salvi chi può” che pervade tutti.

Le distorsioni dei ricordi
Il compleanno di Enrico è un lavoro di transizione. È un piccolo film che mette in scena un estratto dai ricordi di Francesco Sossai bambino. Un’esperienza realmente vissuta e il ricordo angoscioso che si è portato dietro. Il regista lo presenta così:
“Un film sulla memoria, su come ricordiamo le cose. L’ho fatto mettendo in scena le distorsioni tipiche dei ricordi: accentuazione di dettagli apparentemente poco importanti, paesaggi e luoghi filtrati dalle emozioni, una certa atmosfera perturbante non soggetta alle leggi della logica.“
Nella breve durata del cortometraggio si sperimenta e si sviluppa una delle caratteristiche peculiari del cinema di Sossai, ovvero una narrazione che procede più per ellissi che per descrizioni. In Altri cannibali il regista lavora sull’accumulo di situazioni nell’attesa che il terribile piano dei protagonisti si compia. Ne Le città di pianura l’azione si muove di bar in bar, rimandando sempre più in là la chiusura della serata e quindi la fine dell’avventura. Invece, ne Il compleanno di Enrico c’è un unico episodio, ma raccontato per brevi immagini, poche pennellate, tanti spazi vuoti e molti dettagli carichi di significati.
Altro tratto distintivo, che vi ritroviamo, è l’importanza data agli elementi naturali e territoriali. I paesaggi industriali cedono il posto a una campagna non accogliente, dove il rapporto uomo-natura ha perso l’idillio di un tempo. Sia gli interni che gli esterni del film sono caotici, e trasmettono un’idea di Veneto lontana da quella delle cartoline. Gli ambienti diventano universali, dei non luoghi post-boom economico, pieni di contraddizioni. Paesaggi che nascondono insidie, condizionano i caratteri dei personaggi, tolgono la tranquillità e soprattutto non offrono una via di fuga credibile.
Nelle altre opere di Sossai si è parlato, con giusta causa, di assonanze con Aki Kaurismaki. Cinema da sobborgo industriale vissuto con minimalismo, malinconia e un sottile umorismo nero: ne Il compleanno di Enrico questo tratto cede il posto a un clima da giallo paranormale italiano stile Pupi Avati.
Riassumendo, Sossai è un profilo importante: uno dei pochi registi italiani contemporanei che meglio può parlare fuori dei nostri confini.