Si è tenuta oggi a Roma la conferenza stampa de La Grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino, in uscita nelle sale italiane dal 15 gennaio e distribuito da PiperFilm e The Apartment. L’opera segna la settima collaborazione tra il regista premio Oscar e Toni Servillo, un sodalizio che continua a esplorare con originalità le zone più intime del potere e della coscienza umana.
In La Grazia, film Fremantle presentato in anteprima alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Servillo interpreta Mariano De Santis, Presidente della Repubblica negli ultimi sei mesi del suo mandato. Un ruolo che gli è valso la Coppa Volpi e che si inserisce pienamente in uno dei nuclei tematici più ricorrenti del cinema di Sorrentino.

La scrittura come ascolto e materia viva
Nel corso dell’incontro con la stampa, Sorrentino ha raccontato il proprio rapporto con la scrittura, definendola un esercizio istintivo: “Scrivo i dialoghi nello stesso modo di quando ho cominciato e non so, onestamente, cosa ci sia stato di nuovo. Io sono sempre stato, anche all’università, un grande appassionato di diritto, quindi è qualcosa che mi è venuto abbastanza facile da scrivere, soprattutto considerando le numerose scene in cui Toni e Anna si confrontano sulla materia giuridica. Per il resto, penso che sia comunque una domanda difficile a cui rispondere, perché è un po’ come suonare a orecchio: o lo si sa fare, oppure non lo si sa fare.”
A questo si collega l’intervento di Toni Servillo, che ha sottolineato quanto la scrittura di Sorrentino rappresenti un terreno privilegiato per il lavoro dell’attore: “Paolo non è solo uno straordinario creatore di immagini ma è un dialoghista e uno sceneggiatore. Questo ovviamente per un attore è una prateria in cui potersi muovere con un grande entusiasmo”.
Il successo secondo Sorrentino: “Preferisco restare nel sottotono”
Dopo il debutto veneziano, La Grazia si prepara ora a incontrare il pubblico nelle sale. Il film, che sarà distribuito a partire dalla prossima settimana, ha già registrato buoni risultati nelle proiezioni anticipate tra Natale e Capodanno, con un incasso di circa 300.000 euro.
Interpellato sul tema del successo commerciale, Sorrentino ha commentato con il consueto understatement: “In PiperFilm sono felici di come vanno i miei film. Forse non sarei in grado di gestire un successo così grande, preferisco restare nel sottotono”, rispondendo a chi gli chiedeva un confronto con il successo di Checco Zalone.

Il Presidente della Repubblica e il confronto con la realtà
Nel corso della conferenza si è parlato anche di un possibile riferimento alla figura del Presidente della Repubblica in carica. “Non so se il presidente Mattarella abbia visto La Grazia”, ha dichiarato Servillo, aggiungendo: “Penso che abbia delle cose più importanti da fare”.
A tal proposito, il regista ha voluto chiarire l’origine del personaggio: “Il personaggio di Mariano De Santis non è ispirato a Mattarella, anche Scalfaro aveva una figlia e la formazione giuridica e l’essere cattolici è una costante di molti presidenti della Repubblica”. Sorrentino ha aggiunto che “si è fatto riferimento a numerosi presidenti della Repubblica, poi il personaggio nella scrittura ha preso una sua vita autonoma”.

Il tema del fine vita al centro del racconto
Uno degli snodi principali del film è la difficile decisione sulla legge sul fine vita, tema su cui il regista è tornato a riflettere durante l’incontro: “Sarei molto felice se il film potesse portare l’attenzione sul tema del fine vita, è un tema importante, enorme”.
Un film che interroga la politica come responsabilità
Accanto al Presidente c’è la figlia Dorotea, interpretata da Anna Ferzetti, giurista di straordinaria competenza e figura centrale tanto sul piano istituzionale quanto su quello privato.
In realazione a questo Ferzetti ha espresso un auspicio chiaro sul valore civile dell’opera: “Io mi auguro che vadano più politici possibili a vedere il film e spero che possano riflettere”. Un desiderio che si intreccia con la dichiarazione più esplicita di Sorrentino sul senso del suo racconto: “Sono nostalgico di figure che interpretavano la politica come una vocazione piuttosto che come occasione”.