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Torino Film Festival

‘Mo Papa’: la colpa non accetta redenzioni

La gelida e innevata Tallin accoglie e consuma l'impossibilità di riscatto di una giovane vita da un destino segnato alla nascita. In concorso al Tff

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Mo Papa

La regista estone Eeva Mägi immerge il Concorso Lungometraggi della edizione 43 del TFF  nella solitudine esistenziale di una giovane anima sopraffatta dai traumi della vita.

Mo papa la trama

Estonia: il giovane Eugen (il catalizzatore Jarmo Reha) è appena uscito dal carcere dopo dieci anni. Ritrova la città di Tallin distante, spiritualmente sovraccaricata del senso di colpa che lui si porta dentro per la morte del fratello minore. Gli unici legami che Eugen ritrova sono i due compagni di orfanotrofio: Stina (Ester Kuntu) e Riko (Paul Abiline). Eugen ha un padre da sempre distante: una figura che non è mai stata in grado di amarlo, di prendersi realmente cura di lui. Eugen, anche fuori, è sempre in gabbia, una gabbia emotiva. Pur sforzandosi di dare un senso al suo stare al mondo, pur aggrappandosi alle uniche tre persone autentiche, a loro modo, il senso di straniamento, alienazione, di solitudine è impossibile vincere.

Mo Papa è il secondo lungometraggio della regista estone Eeva Mägi, che aveva esordito nel 2023 con Mo Mama. In attesa di Mo Amor, per completare la sua  trilogia:

Mo Papa non è stato scritto: è stato sentito, respirato, vissuto. È nato dal riverbero di voci autentiche, da frammenti di storie sussurrate nei corridoi di una clinica psichiatrica dove ho lavorato. Secondo capitolo del nostro movimento indipendente e non riconciliato chiamato “Mo”. Crediamo in un cinema istintivo, urgente, libero. Un cinema che non ha bisogno di grandi budget o anni di perfezionismo, ma dello spirito indomabile di chi ha il coraggio di creare

L’immagine incarna la narrazione

Il valore che Mo Papa riesce a renderci quasi subito è la capacità dello sguardo visivo di sostituirsi alle parole. Abilissimo, il direttore della fotografia Sten-Johan Lill nel renderci empaticamente una sensazione di dolce distacco: un bassorilievo, Tallin coperta di neve, tagliata dal vento gelido, con una luce meravigliosamente sinuosa, con gli spazi aperti in cui ci lancia. In quell’universo di ghiaccio, di indifferenza, si espande il dolore di essere fragili. I nostri tre giovani protagonisti e le loro vite nate e cresciute nell’abbandono, in un futuro destinato solo al sogno. Un padre che vive nella solitudine, bloccato nel mettersi nuovamente in gioco. Nemmeno la richiesta di aiuto di Eugen riuscirà a sdradicarlo dalla sua claustrofobica autoconservazione.

I dialoghi sono quasi un contrappunto ad una storia che vuole avanzare con la propria inerzia. Smossa dai silenzi, dalla routine di gesti, da abbracci, sorrisi, fischiettii, dalla musica. Mo Papa può alla fine rivelarsi monco, spezzato, ma l’intento della sua autrice era esattamente il raccontare una sospensione: esistenziale, emotiva. Eugen fluttua in essa insieme agli altri personaggi che incrociamo senza riuscire a combatterla veramente.

Eeva Mägi è regista da seguire nel percorso di un cinema che si sforza di cercare un linguaggio sempre personale, che ancora crede nello spirito dell’immagine, nella sua potenza evocativa.

Mo Papa

  • Anno: 2025
  • Durata: 88'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Estonia
  • Regia: Eeva Mägi