
L’ingresso del cinema Baretti in occasione del Freak Film Festival. Foto di Elisabetta Ghignone
Puoi raccontarci qualcosa in più sul cortometraggio vincitore e sulle ragioni che vi hanno portato a sceglierlo?
Il corto vincitore, scelto dal regista Giuseppe Garau, dalla montatrice Morena Terranova e dal professionista degli effetti speciali Donato Sansone, è un lavoro che gioca sul tema della memoria.
Parla di rapporti perduti, di legami che si sono interrotti per motivi terreni, e lavora molto sull’evocazione del ricordo. Oltre al contenuto, ciò che ci ha colpito di più è stata la cura tecnica e dei dialoghi. Ci tengo a precisare che anche gli altri corti erano incredibilmente validi — infatti abbiamo assegnato diverse altre menzioni e premi , tra cui quello offerta da Taxi Drivers al corto “Autokar”. Però 400 Cassettes, in particolare, ci ha toccato l’anima.
Cosa rende il Freak Film Festival una tappa così particolare e imperdibile nel panorama cinematografico contemporaneo?
In primis la multidisciplinarità. Cerchiamo sempre di spaziare con degli eventi appendice durante il festival.
Abbiamo allestito anche una video-installazione dell’artista Gabriele Piana, che funzionava tramite joystick: gli input venivano elaborati e restituivano immagini in tempo reale.
Con il nostro festival vogliamo rivolgerci a tutto quel sottobosco giovanile e dare ai suoi membri una voce per esprimersi, rendendoli parte del “circuito freak”: uno spazio senza giudizio, dove ognuno può identificarsi come vuole.
Accogliamo qualunque universo di appartenenza.
C’è qualcuno che vorresti ringraziare in particolare per il lavoro svolto durante questa seconda edizione del festival?
Ci tenevo infatti a ringraziare tutto lo staff, che ha lavorato duramente e che, nonostante la nostra giovane età, è riuscito a portare a termine il progetto per il secondo anno consecutivo. Un ringraziamento anche ai tutor: Alessandro Battaglini, direttore del Seeyousound; Carlo Griseri, critico; e
Alessandro Amato, direttore artistico del Torino Underground Cinefest. Ci hanno dato tanto, ma soprattutto ci hanno dato la possibilità di sbagliare.