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Freak Film Festival

Intervista a Antonio Perri, direttore artistico del Freak Film Festival

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Freak Film Festival

Si é conclusa la seconda edizione del Freak Film Festival e noi di Taxidrivers abbiamo avuto l’onore di partecipare come media partner, di presentare un premio della giuria e di fare due chiacchiere con il direttore Antonio Perri.

Il direttore Antonio Perri da inizio alla premiazione della seconda edizione del Freak Film Festival

Il direttore Antonio Perri. Foto di Elisabetta Ghignone

 

Prima di addentrarci nei dettagli della seconda edizione, facciamo un riassunto sulla nascita del Freak Film Festival.

Il Freak Film Festival nasce da un bando chiamato Feel Good Be Good, indetto dai quattro poli culturali principali di San Salvario: il CineTeatro Baretti, Imbarchino del Valentino, il Polo Culturale Lombroso 16 e la Casa del Quartiere di San Salvario. Questo bando ci ha permesso di formarci nella produzione e nell’organizzazione festivaliera. Da qui nasce la prima edizione del  Freak Film Festival che, tra alti e bassi, siamo riusciti a portare a termine.

Ti va di raccontarmi un pò questa nuova edizione?

La missione è un po’ la stessa dello scorso anno: dare uno spazio a tutte quelle voci che definirei marginalizzate. Ci siamo appropriati del termine “freak” in modo un po’ provocatorio, con l’idea di dare voce a tutto quel disagio — soprattutto giovanile — che dilaga. Se ci pensi, la parola “freak” è sempre stata usata per schernire le minoranze, e quindi abbiamo scelto di prenderla e farla nostra dandole una connotazione positiva.

Come avete sviluppato il processo di selezione? C’era un tema?

È stato un processo lungo. Diciamo che il macro tema di questa edizione si rifà a un genere musicale: l’hyperpop, nato tra il 2012 e il 2014, poi scomparso e tornato in auge nel 2024. È un genere che spinge molto sull’estetica e osa tantissimo. Fatta questa premessa, ci tengo a sottolineare che il team del Freak ha cercato di staccarsi da vincoli tematici rigidi, scegliendo invece di dare luce a tutti quei lavori che in qualche modo manifestavano un disagio importante. Diciamo quindi che ciò che abbiamo tenuto maggiormente in considerazione sono stati i corti più allineati allo spirito del termine “freak”.

In termini di numeri, quante iscrizioni avete ricevuto?

​Si è trattato di più di 100 ore di girato da esaminare scrupolosamente: oltre 150 iscrizioni tra FilmFreeway e altri canali. I nostri curatori — Enrico Nicolosi, Marta Mazzon ed Elisabetta Pala — hanno fatto davvero un lavoro accurato.

L’ingresso del cinema Baretti in occasione del Freak Film Festival. Foto di Elisabetta Ghignone

Puoi raccontarci qualcosa in più sul cortometraggio vincitore e sulle ragioni che vi hanno portato a sceglierlo?

Il corto vincitore, scelto dal regista Giuseppe Garau, dalla montatrice Morena Terranova e dal professionista degli effetti speciali Donato Sansone, è un lavoro che gioca sul tema della memoria.
Parla di rapporti perduti, di legami che si sono interrotti per motivi terreni, e lavora molto sull’evocazione del ricordo. Oltre al contenuto, ciò che ci ha colpito di più è stata la cura tecnica e dei dialoghi. Ci tengo a precisare che anche gli altri corti erano incredibilmente validi — infatti abbiamo assegnato diverse altre menzioni e premi , tra cui quello offerta da Taxi Drivers al corto “Autokar”. Però 400 Cassettes, in particolare, ci ha toccato l’anima.

Un momento della proiezione del corto “Autokar” che aggiudica il premio Taxidrivers. Foto di Elisabetta Ghignone

Cosa rende il Freak Film Festival una tappa così particolare e imperdibile nel panorama cinematografico contemporaneo? 

In primis la multidisciplinarità. Cerchiamo sempre di spaziare con degli eventi appendice durante il festival.
Abbiamo allestito anche una video-installazione dell’artista Gabriele Piana, che funzionava tramite joystick: gli input venivano elaborati e restituivano immagini in tempo reale.
Con il nostro festival vogliamo rivolgerci a tutto quel sottobosco giovanile e dare ai suoi membri una voce per esprimersi, rendendoli parte del “circuito freak”: uno spazio senza giudizio, dove ognuno può identificarsi come vuole.
Accogliamo qualunque universo di appartenenza.

C’è qualcuno che vorresti ringraziare in particolare per il lavoro svolto durante questa seconda edizione del festival?

Ci tenevo infatti  a ringraziare tutto lo staff, che ha lavorato duramente e che, nonostante la nostra giovane età, è riuscito a portare a termine il progetto per il secondo anno consecutivo. Un ringraziamento anche ai tutor: Alessandro Battaglini, direttore del Seeyousound; Carlo Griseri, critico; e
Alessandro Amato, direttore artistico del Torino Underground Cinefest. Ci hanno dato tanto, ma soprattutto ci hanno dato la possibilità di sbagliare.
Va bene, va bene: e se non c’è due senza tre… ci vediamo alla terza edizione del Freak Film Festival e complimenti ancora al team del Freak Film Festival!