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Torino Film Festival

‘Diritto di cronaca’ – Un film dalla caratura senza tempo

Trattato dell'America di ieri, di oggi, ma soprattutto del domani. Il film viene presentato nella Sezione Zibaldone del Torino Film Festival

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Diritto di cronaca

Ogni verità, nel momento in cui si fa racconto, è destinata a perdere, in maniera a dir poco inesorabile, la propria purezza e a piegarsi alle regole del linguaggio.È questa la prima grande verità dietro Diritto di cronaca (1981) che, più che sul giornalismo, riflette sulla fragilità del racconto come strumento di conoscenza, in un ambiente sociale che a distanza di quaranta anni ancora continua a suscitare più dubbi che punti fermi. È in questa prospettiva che Sydney Pollack (I tre giorni del condor, Tootsie) decide di giocare le proprie carte, scegliendo di osservare e sviscerare con cura le logiche del potere dell’informazione senza mai ridurre quest’ultimo a una mera questione di eroi o colpevoli, bensì trasformandolo in un labirinto etico in cui nessuno può dirsi veramente innocente.

Se le parole (scritte) potessero uccidere

La pellicola, candidata all’epoca a ben tre premi Oscar, pone sin dai suoi primi attimi di vita il focus su Megan Carter (le cui vesti sono indossate per l’occasione dalla statunitense Sally Field) , una giornalista convinta di servire la verità, ma trovatasi nel mirino di uno scaltro agente federale pronto a tutto per raggiungere i propri obiettivi. Dall’altro fronte, Michael Gallager  (interpretato da un allora cinquantaseienne Paul Newman) è un uomo che, con l’unica colpa di essere figlio di un mafioso, rappresenta la vittima della nostra storia.

Assenza di moralità

Tra questi due personaggi rimane un vuoto morale che Pollack non tenta di colmare, ma decide deliberatamente di restituirlo sotto l’occhio vivido dello spettatore. L’assenza di malizia, fulcro peraltro del titolo originale (Absence of Malice), è ironica e amara in quanto è proprio dove si annida il danno: credere che raccontare significhi solo “informare”.

Il film si muove con passo sobrio, quasi burocratico, ma ogni inquadratura è una scelta morale. Gli uffici del giornale, fatti di vetro e neon, assumono nell’opera le sembianze di un teatro di trasparenze apparenti: uno spazio in cui tutto si vede, ma nulla si comprende davvero. Pollack adotta e permea la sua creatura con una regia discreta, quasi invisibile, come se volesse imitare la
presunta neutralità del linguaggio giornalistico, la cui forza più insita si cela proprio in questa sua invisibilità.
Non c’è mai un punto di vista privilegiato, con la scena che viene occupata unicamente da testimoni compromessi. In questa diramazione dell’animo, l’oggettività, se mai è esistita, si dissolve nel momento in cui una notizia passa da una bocca a una pagina, da un documento a un’immagine. Seguendo tale linea d’azione, il film diventa una riflessione sul potere di chi racconta, oltre che sull’impossibilità di uscirne indenni.

Tirando le somme

In fondo, Diritto di cronaca non denuncia la stampa, ma la fede cieca nel racconto come veicolo digiustizia. Ci ricorda che ogni verità è un montaggio: un’illusione di ordine costruita con gli strumenti del linguaggio. Ed è forse per questo che continua a parlarci oggi, in un tempo in cui tutti, ogni giorno, raccontiamo e siamo raccontati.

Diritto di cronaca

  • Anno: 1981
  • Durata: 116'
  • Distribuzione: Columbia Pictures
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Sydney Pollack
  • Data di uscita: 19-November-1981