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Rome Independent Film Festival

‘Magid / Zafar’ – Mascolinità, silenzio e identità

In anteprima nazionale al RIFF un cortometraggio intenso sull'identità, la mascolinità e il silenzio che sfugge al caos.

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Magid / Zafar, il cortometraggio firmato da Luis Hindman, è presentato in anteprima italiana alla nuova edizione del Rome Independent Film Festival.

Ambientato all’interno di un ristorante pakistano estremamente caotico, il cortometraggio costruito si rivela essere una riflessione intima e sincera su questioni legate all’identità e alla pressione culturale. Hindman realizza, in appena diciotto minuti, un microcosmo febbrile in cui la storia di due uomini incastrati in una realtà che non li comprende diviene allegoria universale.

Magid / Zafar si apre con l’oscurità, preludio di un turbinio sensoriale durante il quale lo spettatore viene catapultato in una cucina irrequieta e tumultuosa.

Fin dalla prima scena uno dei due protagonisti, Magid (Eben Figuredo), si presenta come una figura tormentata e inquieta, costretta a nascondersi dietro la maschera di una mascolinità convenzionale e machista. Vittima e carnefice allo stesso tempo del caos circostante che diviene metafora del suo stato interiore, dove disciplina e rabbia sono due contorte forme di controllo.

Lo spazio come allegoria dell’identità

Hindman scandisce la sua opera in una matrioska di spazi e ritmi.

Lo spazio della cucina è definito da sequenze dinamiche e nervose che esprimono la claustrofobia di un ambiente — non solo fisico ma anche culturale — che costringe Magid ad adattarsi ai modelli di mascolinità imposti, spingendolo a nascondere la propria vera identità.

Il caos è rappresentato in maniera magistrale, seguendo la lezione delle ormai celebri sequenze di The Bear di Christopher Storer, tramite un montaggio serrato che rispecchia la frenesia di una cucina professionale. È fondamentale anche il suono, deputato a riflettere lo stato delirante e il conseguente senso di alienazione attraverso urla, insulti e ferri che sbattono.

A intervallare tale furia visiva ci sono dei messaggi insistenti di Zafar (Gurjeet Singh) che arrivano nel telefono di Magid, lasciando intendere un passato non risolto. Inizia a farsi largo così il personaggio di Zafar dirompendo con i suoi messaggi che tagliano la colonna sonora, caratterizzata dal rumore incessante, attraverso silenzi che sembrano quasi fermare il tempo.

Il silenzio della verità

Lo spazio effettivo del ristorante, quello dove avviene l’interazione con i commensali, è lo spazio di facciata, dove si nasconde la tensione e tutto pare ordinato e accogliente. Ed è quello che mostra per la prima volta Zafar in carne e ossa.

Qui il ritmo si arresta e il momento in cui lo sguardo dei due protagonisti si incrocia sembra trasformarsi un istante sospeso, come se entrambi fossero teletrasportati in una dimensione atemporale.

C’è poi l’ultimo luogo, la dispensa, dove finalmente i due possono confrontarsi. La dispensa rappresenta lo spazio della verità, uno spazio celato e inviolabile.

Il dialogo tra Magid e Zafar è diretto e doloroso, e rivela come, sotto la rabbia, si nascondano la paura e la vulnerabilità; emozioni che la cultura maschile tradizionale tende a reprimere. Nella scena finale dominano gli sguardi, le pause, i silenzi e i respiri, che finiscono per dire più delle parole stesse.

Il rumore come linguaggio interiore

La peculiarità del corto di Hindman risiede non solo nella precisione visiva ma anche, e soprattutto, nella capacità di sfruttare il suono come elemento narrativo. Magid / Zafar è dominato da un labile equilibrio tra caos e intimità, rumore e silenzio che si riflettono anche nell’utilizzo di una fotografia che alterna toni caldi e freddi per rendere il conflitto tra l’ambiente esterno e il turbamento interiore.

Le interpretazioni di Figuredo e Singh lasciano intuire la loro formazione teatrale grazie alla loro capacità di comunicare con il corpo e con lo sguardo più che con le parole, riuscendo straordinariamente a rendere tangibile la tensione tra i due protagonisti. I due attori sono in grado di rendere alla perfezione le frustrazioni e i timori dei loro personaggi.

Luis Hindman riesce in questa sua opera a raccontare l’invisibile, le identità negate e lo fa attraverso silenzi, sguardi e respiri che paiono risuonare nello spettatore. Affronta temi universali come la paura, il senso di appartenenza e la vergogna della propria identità partendo dalla storia di un amore non ammesso. In un contesto dominato dal rumore il silenzio riesce a farsi portavoce della verità.

Magid / Zafar

  • Anno: 2025
  • Durata: 18'
  • Regia: Luis Hindman