Connect with us

Festival di Roma

‘Belén’: nel nome del corpo delle donne

Il caso giudiziario che ha fatto la storia dell'Argentina sul diritto all'aborto.

Pubblicato

il

Belén

Una Proiezione speciale della Festa del Cinema di Roma che ha appassionato e toccato tutto il pubblico al Maxxi. Belén è l’opera seconda dell’argentina Dolores Fonzi (protagonista in Italia in Nonostante, di e con Valerio Mastrandrea), film prodotto da Amazon MGM Studios e scelto per rappresentare l’Argentina agli Oscar 2026 .

Tucumán, 2014. Una ragazza con forti dolori addominali arriva insieme alla madre in ospedale: non sa di essere incinta. A malapena cammina, non riesce neppure a stare stesa sul lettino. Ha urgente bisogno di andare in bagno, torna tutta insanguinata. Mentre è in ginecologia, irrompe la polizia. Viene ammanettata mentre è in corso di intervento, accusata di essersi procurata un aborto. Con un processo farsa e una difesa d’ufficio inesistente, da un potenziale ergastolo come pena detentiva, la giovane viene condanna a 8 anni di reclusione.

Questo l’incipit di Belén, nel quale entriamo immediatamente grazie ad una regia solida e coinvolgente che ben polarizza la scissione tra il retaggio culturale e discriminatorio di un Paese e la resistenza di un gruppo di donne capitanate dell’avvocato Soledad Deza, interpretato in maniera esemplare dalla stessa regista.

Sarà lei a caricarsi il caso in appello, coordinandosi con il suo team legale tutto al femminile, fino a trascinare i media argentini e globali e tutto il Paese nella polarizzazione dietro il nome fittizio Belén (da Betlemme) dato alla giovane per proteggerla. Soledad è una convinta cattolica.

Un atto di denuncia

Belén sin dal primo fotogramma getta la sua linea netta di demarcazione: una presa di posizione netta sulla violenza e la repressione istituzionale. Un sistema che non protegge, non tutela le donne, ma unicamente i principi astratti che sono alla base del suo governo e tradizione. Un cieco e cupo diritto alla vita senza se e senza ma.

Il film egregiamente crea una tensione costante, proprio a partire da ciò che non vediamo. Quel buco tra l’ingresso del bagno e l’uscita della giovane. Nel mezzo si insinua tutta la crudeltà sprezzante di un potere repressivo, pronto unicamente a condannare, scagliandosi senza pietà sui più deboli e poveri.

 

Belén

L’anima delle donne

Al centro di Belen, la determinazione incrollabile di Soledad Deza. La sua caratterizzazione è scevra da qualsiasi retorica. Palesa esattamente un metodo, una convinzione che superano le minacce, gli ostacoli procedurali, la stessa resistenza iniziale di Belen, che non crede che qualcuno possa realmente difenderla. Entrambe le protagoniste Dolores Fonzi  e Camila Plaate sono semplicemente perfette. Nessuna sbavatura nell’incarnare rispettivamente una consapevolezza e una volontà di combattere le ingiustizie femminili dentro un Stato machista. L’ impotenza, la rassegnazione, la vergogna di chi precipita dentro un incubo senza alcuna colpa e senza capire realmente il perché di tanto accanimento.

L’universo che Dolores Fonzi mette in scena contrappone benissimo l’asfissia dei diritti negati e l’uniformità di pensiero, che si riversano in esistenza sotto un regime, all’azione competente, capillare, generosa del gruppo di donne che si batte per il caso Belén. L’onda umana che scenderà nelle strade a protestare al grido: “Siamo tutte Belen”, solidificherà una presa di coscienza sociale che porterà nel 2020 l’Argentina ad avere la prima legge sulla legalizzazione dell’aborto.

 

 

 

Belén

  • Anno: 2025
  • Durata: 105'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Argentina
  • Regia: Dolores Fonzi