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La masterclass di Marco Bellocchio alla Festa del Cinema di Roma

Il regista ricorda gli inizi della sua carriera, ripercorre i sessant’anni de 'I pugni in tasca' e svela i suoi progetti futuri

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I pugni in tasca

Alla Festa del Cinema di Roma 2025 si è svolta la masterclass “Gli anni de I pugni in tasca”, durante la quale Marco Bellocchio ha ripercorso i sessant’anni del suo film d’esordio – I pugni in tasca, del 1965 – e si è aperto alle riflessioni sui progetti futuri. Hanno condotto l’incontro il critico cinematografico Paolo Mereghetti e il consulente della Festa del Cinema Enrico Magrelli.

Bellocchio ha ricordato gli inizi della sua carriera, segnata da decisioni “a volte stravaganti, giudicate pazzesche se non distruttive, ma poi rivalutate”,  Come ha spiegato poi il regista: “Ci sono compromessi accettabili e altri inaccettabili, ma io ho sempre saputo dove porre il limite”.

Riflettendo sul suo esordio, il regista ha sottolineato come I pugni in tascasi sia difeso dal tempo, forse per la sua dimensione ‘non neorealistica’ e così poco realistica”. All’epoca, il film – che segnò la fine del neorealismo – fu considerato scandaloso nel suo modo di raccontare il decadimento di una famiglia borghese della provincia piacentina: “Penso abbia colpito per il modo in cui esprimeva il furore, la rabbia, il bisogno di agire del protagonista. Quando butta la madre nel burrone, questo giovane tutt’altro che virtuoso agisce sbagliando totalmente e autodistruggendosi, compie azioni che allora erano sorprendenti”.

La Nouvelle Vague

A proposito delle influenze che stabilirono la forma e il carattere del cinema di quegli anni, e in particolare della Nouvelle Vague, Bellocchio ha detto: “La Nouvelle Vague non mi esaltava. Tra di loro amavo chi faceva un cinema più classico, e il mio preferito era Alain Resnais”. In particolare, Hiroshima mon amour lo colpì profondamente “per l’intreccio tra storia d’amore e storia di guerra, per una citazione dell’attrice sul suo primo amore – un soldato tedesco – e per certe soluzioni registiche”, ad esempio “il modo in cui i personaggi entravano e uscivano dalle inquadrature: il campo e controcampo era superato”.

Le influenze principali di Bellocchio furono invece il romanzo, il surrealismo e il cinema realista. Tra gli autori italiani più associati alla Nouvelle Vague, Paolo Mereghetti ha ricordato Bernardo Bertolucci, e Carlo Lizzani con La vita agra: “Per il suo essere spezzettato, narrativamente discontinuo”.

I progetti futuri

A proposito dei progetti futuri – tra cui l’ipotetico film o serie TV su Sergio Marchionne, “un progetto complicato che ancora non so se farò”, Bellocchio ha affermato: “Mi capita che mi vengano proposti – e io rispondo positivamente perché mi piace – progetti piuttosto complessi. Ma vorrei riuscire a fare anche dei film piccolissimi, e penso che ci riuscirò”. Come il documentario dedicato alla morte del fratello gemello, Marx può aspettare, che il regista ha definito “tra i film che amo di più, combinato con lo strazio della mia vita”. Ha poi aggiunto: “Vorrei riuscire ancora a fare qualcosa in una direzione minimale. L’esperienza bobbiese, che si pensava parallela a tutti gli altri film, per me è stata estremamente importante: mi potrà permettere di trovare il tempo e l’immaginazione per lavorare anche in quel versante”.

A proposito di Marchionne, Bellocchio ha detto: “Anche lui, come me dopo il Centro Sperimentale, quando arrivò in Canada non sapeva una parola d’inglese. Ma si accanì finché non lo imparò, perché gli serviva per affrontare i grandi colossi americani. Nel mio caso, invece, l’inglese che ho imparato era più un inglese shakespeariano”.

Sui tagli al cinema nella legge di bilancio, il regista ha commentato con ironia: “Non credo sia una persecuzione contro il cinema. Devono tagliare, e certamente il cinema non è che sia un terreno di sinistra o di destra. Insomma, non credo sia la loro tazza di tè”. Infine, una riflessione sull’accesso alla produzione cinematografica: “Oggi questa democrazia dei mezzi, il fatto che con le nuove tecnologie tutti possano fare film, era inimmaginabile quando ho iniziato. Adesso andiamo sempre più in là: con l’intelligenza artificiale ci ritroveremo a chiederci cosa è vero e cosa è falso”.