C’è una leggerezza profonda, quasi impalpabile, nel cortometraggio Being Present by Disappearing (Essere Presente Scomparendo) di Mino Capuano. Il film, prodotto da RUFA e Threeab, è stato selezionato nella sezione Academy di Alice nella Città, lo spazio del festival romano dedicato alle opere provenienti dalle scuole di cinema. Un riconoscimento che conferma la vitalità del cinema accademico italiano e la forza creativa delle nuove generazioni di cineasti.
Il cast: Rachele Verzilli, Flavio Germani, Tullia Majorana, Sofia Trentini. Daniele Speranza, Danilo Merafina, Joy Renè Abela, Riccardo Marino. Greta Catogno, Serena Lazzaro, Dario Ciccarelli, Gian Maria Vecchies. Andrea Pediconi, Carlotta Venturini, Anna Matilde Lamberti, Jacopo De Rossi, Giulia Maria Torre.
Un racconto sospeso tra realtà e finzione
Della durata di 25 minuti e appartenente al genere drammatico/coming of age, Being Present by Disappearing racconta la storia di una troupe di studenti impegnata nelle riprese di un film di diploma. Il tempo scorre, manca l’ultima scena e la luce sta per cambiare. Se la luce cambia è la fine, la regista lo sa ma tutto si impantana sul confine tra finzione e realtà. In un contesto metacinematografico, dove non c’è più un confine, i protagonisti evocano il fantasma di Federico Fellini. Il regista arriva come una folata di vento, anzi il vento è la sua voce. Da quel momento, tutto diventa un velo che filtra la luce senza mai interromperla.
Mino Capuano sceglie un linguaggio ricolmo di strati, esattamente come un qualsiasi processo creativo che diventa esso stesso racconto. Girare un film implica il dover affrontare eventi imprevedibili. Cambiare in corsa elementi che ritenevamo essenziali, significativi e significanti.Così in Being Present by Disappearingil film diventa metafora della vitafatta di cambiamenti rispetto a quello che ci sembrava certo. Il cortometraggioparla in modo innovativo dell’insicurezza su ciò che sarà però come condizione generativa e della fragilità come forma di conoscenza.
Il fantasma come rivelazione
“Questo film nasce dal desiderio di raccontare la vita proprio nell’attimo in cui ci sfugge, quando tutto sembra andare storto. La sfida è lasciare parlare ciò che non si può spiegare: ciò che si rivela nei dettagli, negli scarti, negli errori. Si parla di fantasmi, ma non di quelli da vedere: sono invisibili, come certe emozioni che non trovano voce. Il fantasma esiste fuori campo, come paure e desideri che ci abitano e ci guidano.”
Così Mino Capuano descrive l’essenza del suo lavoro. Il suo “fantasma” non è un’apparizione, ma un principio poetico: ciò che resta fuori campo e tuttavia essenziale nella determinazione dello sguardo, come la memoria di un cinema che non c’è più ma che continua a ispirare, a risuonare nei gesti di chi lo ama. E lo studia. Di chi lo rende così vitale da farne un tutt’uno con la vita vera. Il discorso sotto forma di vento di Fellini, sembra riportare in vita Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) in 8 ½ quando accetta la propria confusione, il proprio non sapere e chiede alle sue “dolcissime creature” di amarci così come siamo per poterci trovare.
La consistenza di un velo
In Being Present by Disappearing, tutto si muove su una soglia: la presenza e l’assenza, il film e la vita. Il cinema di Capuano non cerca la solidità delle forme, ma la trasparenza delle emozioni, come un velo che separa e unisce, che nasconde e rivela.
Il risultato è un’opera che respira insieme ai suoi personaggi, un film che accetta l’incertezza come condizione poetica e che trova nella fragilità la sua forza più autentica. Being Present by Disappearing, è anche un atto di fede nel potere del cinema che mostra la consistenza invisibile delle cose, la loro bellezza nel momento in cui sfuggono.