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‘Che succede a Baum?’ : a proposito di Woody Allen

Riesumando archetipi e vicende reali della sua vita, il cineasta newyorkese, alla soglia dei novant’anni, si cimenta nel suo primo romanzo-best seller destinato a far discutere e ragionare con i suoi film, il suo cinema

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Che succede a Baum?

L’attesa è finita.  E’ disponibile il primo romanzo di Woody Allen, Che succede a Baum?, pubblicato da noi per La Nave di Teso di Elisabetta Sgarbi, e in America dalla casa editrice Post Hill Press.

Sfogliando le pagine del libro, dal suo inizio alla surreale conclusione, ci si accorge di due elementi caratteristici del romanzo: Allen ha conservato tutto il suo talento tagliente e versatile, ma è anche rancoroso, a ragione, per gli avvenimenti degli ultimi dieci anni della sua vita, che lo hanno visto spettatore di questa senza poterla dirigere e cambiarne gli eventi. L’aterego letterario di Woody Allen, a questa ennesima trasposizione della sua vita, è Asher Baum, uno scrittore pieno di ideali ma che fatica a farsi pubblicare i suoi lavori, all’ombra del figliastro della moglie Connie, Thane, brillante scrittore di successo col suo primo romanzo “Cuore smussato”.

Nel mezzo emerge la fidanzata di Thane, l’affascinante Sam, editor del best seller del ragazzo, e un’accusa di molestie da parte di una giornalista giapponese che rischia di far sprofondare sempre più giù il già fragile equilibrio mentale di Baum. La vicenda si svolge nella villa-fattoria in Connecticut, dove vive il protagonista con moglie e figliastro, e la New York elitaria e intellettuale, piena di arte, poesia e letteratura, ambiente che i fan alleniani conoscono fin troppo bene.

Un’indicazione interessante riguarda la struttura di Che succede a Baum?; non troviamo né indice, capitoli o separazione tra le varie parti della storia. Assistiamo invece ad un flusso narrativo infinito dove la coscienza dell’alterego di Allen ci fa immergere con le sue nevrosi e fobie nel suo animo, inquadrando in primis un affresco decadente del mondo letterario americano.

La copertina di Che succede a Baum?

Che succede a Baum? | La nave di Teseo

Per una critica della ragion pura – Che succede a Baum?

Uno degli autori maggiori citati da Allen in Che succede a Baum? , è Immanuel Kant. Il filosofo tedesco analizza i limiti della ragione umana, spiegando che questa può spiegare solo cose concrete per come appaiano, e non i noumeni, le cose in sé. Quest’ultimo punto è centrale nel romanzo. Nel dialogo fitto con il Baum interiore, che nel libro appare come un grillo parlante che il lettore può concretamente (quasi) vedere, lo scrittore idealista cerca di conoscere quella realtà attorno a sé che a Kant non è data vedere e nemmeno concepire.

La vita di Baum, le nevrosi insicure sul probabile tradimento dell’avvenente moglie, il proprio fallimento personale e la rivalità con Thane, non permettono all’alterego di Allen di vedere la realtà reale, rinchiudendosi in un monologo e contro-monologo con se stesso, in cerca di quei noumeni alimentati costantemente dalle sue nevrosi e i suoi “film mentali”.

Perché Baum/Allen vive una realtà fatta di apparenze ingannevoli, sospetti infondati, sfiducia nel prossimo scrittore e nelle persone vicine ( non solo Thane ma anche l’aitante fratello Josh accusato da Asher di “intendersela” con Connie). E non riuscendo a distinguere pregiudizi e fantasie, realtà e immaginazione, l’esistenza concreta di Baum è filtrata dalla sua mente, così come per Kant la realtà vera è inaccessibile direttamente, lasciando l’uomo-individuo confinato a ciò che non può percepire.

Entrambi pongono l’esperienza soggettiva come elemento fondamentale per la conoscenza della vita, per Kant, però, la soggettività è strutturale e universale, invece per Allen è frammentata, nevrotica, individuale.

L’esordio narrativo di Allen nel suo romanzo sceneggiaturale – Che succede a Baum?

In questo dilemma esistenziale fatto dal credere all’esistenza vissuta o comporla attraverso la creatività della mente, Asher/Woody riproduce il proprio elemento autobiografico attingendo alla sua vita per comporre gli antagonisti del romanzo. Thane è in tutto un alterego di Ronan Farrow, per tratti somatici, dissidi culturali col padre, e nell’ambiguità del rapporto madre-figlio.

Ovviamente Allen fa lo stesso con la moglie di Baum, Connie, che è incredibilmente fedele a Mia ; dall’avvenenza, alle aspirazioni sul figlio che non ha più sul marito, fattore questo quasi fedele alla cronologia della vita del cineasta se si va un po’ a guardare il rapporto tra la fine del suo matrimonio con la Farrow e la filmografia di quel periodo.

Non è un’opera eccessivamente rancorosa, almeno non quanto la docu-serie della HBO di qualche anno fa Allen v. Farrow, ma poco ci manca. È forse un caso che il tentativo con cui il New York Times ha cercato di smontare, qualche anno fa,  l’inchiesta giornalistica di Ronan sul Me Too, sia stata tradotta, indirettamente da Allen, nel plagio del personaggio di Thane verso un libro sconosciuto ai più, “Impossibile agli uomini”, sul quale il figliastro di Baum ha costruito un’intera fortuna per poi essere smascherato nel romanzo?

Un’altra grande pagina di arte, umorismo e resilienza

Forse si, come la convivenza forzata e tossica che Baum vive in Che succede a Baum? e che lo stesso Allen ha sperimentato sulla propria pelle durante il divorzio con la Farrow.

Non c’è ovviamente da stupirsi. Il cinema di Allen, almeno da Annie Hall  fino ai giorni nostri, è una continua “soggettiva libera indiretta” (Pasolini, Empirismo eretico), in cui il genio della commedia usa la propria vita e i suoi continui alterego per fare nel contempo arte e psicanalizzare la propria esistenza. E il romanzo di Allen, forse molto di più della sua autobiografia ufficiale A proposito di niente, mette in evidenza le luci che si sono spente e il motivo per il quale i “fari” non lo illuminano più.

Woody Allen usa la stessa macchina da scrivere da 50 anni. : r/typewriters

Il mondo letterario tra idealisti e impostori 

Ma lungi dall’essere solo ciò che può apparire, ossia una continua nemesi con i Farrow, Che succede a Baum? si radicalizza per il cuore della narrazione, nei suoi intenti tematici. Il mondo letterario descritto da Allen/Baum assomiglia (di molto) alla Hollywood che il cineasta ha lasciato, un cane che si morde, simbolicamente, la coda, un oceano pieno di squali senza arte e né parte. L’alterego di Allen, difatti, è attorniato da diversi personaggi superficiali che ricercano e hanno successo, quello frivolo, e che per Baum è irraggiungibile, o una meta fattibile solo come eredi di Kafka e degli innumerevoli romanzieri russi citati da Woody Allen, in primis Dostoevskij.

La decostruzione hollywoodiana attraverso gli scrittori-popstar

Un fratello immobiliarista e sessuomane, un figliastro narciso e smanioso di apparire, una moglie vanesia perduta nel sogno illusorio di essere un’ispirazione, una mecenate prima per Asher e poi per Thane. In tutto questo Allen si scontra con agenti e case editrici nei quali replica il proprio vissuto cinematografico, personalità mosse dal traguardo commerciale a tutti i costi. Basti pensare a come descrive il libro del figliastro, prima di sapere che fosse un plagio: “un romanzo con personaggi banali, con un intreccio rivoltante”. O al suo stesso agente che sprona Baum a “togliere” tutta quella filosofia decadente nella mission esasperata di replicare o omaggiare i grandi classici.

La soggettiva libera indiretta dal cinema alla narrativa

Velata ironia semiseria verso flotte di critici che per decenni hanno avversato Allen e il suo citazionismo verso il cinema europeo (da Fellini, a Bergman). Leggendo Che succede a Baum? è quasi impossibile non scorgere tratti e stilemi dei suoi film. I dialoghi serrati (molto vicini all’Allen ’70), l’umorismo intellettuale, le riflessioni sull’identità di un autore, il fallimento, le illusorie risalite prima della caduta definitiva. Iconica è la frase più raggelante del suo romanzo: “La vita ci prende in giro, tanto fascino, tanta bellezza, tanto Dachau”.

Perché alla fine Asher è il protagonista di un’opera tragicomica sull’élite americana letteraria, che finisce per punirlo, facendo la cosa giusta, dove si puniscono i buoni e si conferisce l’amnistia per i truffaldini come Thane. L’alterego Baum sembra dirci che il vero genio deve essere rinchiuso per sempre nella bolla, in castigo anche quando “commette” delle buone azioni. Se in Match Point  il fallito tennista deve rendere conto delle proprie malefatte al suo senso di colpa, in Asher, se vi è una colpevolezza, è aver cercato di essere all’altezza di se stesso, e non riuscendoci non ha potuto fare altro che rifugiarsi nel proprio giustizialismo letterario.

Sam e la non separazione tra opera cinematografica e letteraria

In Sam, la ragazza di Thane di cui Baum si innamora platonicamente e concretamente, c’è tutta quanta la commedia romantica dell’Allen migliore. Sembra di rivedere Mary e Ike di Manhattan seduti sulla panchina che si apre sul Queensboro Bridge, prima che Asher e Sam si rechino per un aperitivo al rinomato Balthazar di Keith McNally. D’altronde Samantha ha tutto il fascino e la bellezza della musa di Allen : Diane Keaton. Spigliata, lucente, coordinata con Baum nei gusti artistici e letterari, assumendo della compianta attrice premio Oscar anche consigli e critiche rispetto al suo lavoro da scrittore. Sam, come dirà lo stesso alterego alleniano nel romanzo, rivede in lei il sequel della sua vita romantica passata.

La ragazza di cui si è infatuato Allen/Baum, è quasi identica, nella sua versione trentenne, all’ex moglie Tyler, fuggita in Nuova Zelanda con un musicista ad allevare pecore. Entrambe, come del resto ha fatto la Keaton per tutta la vita, sono per Baum il suo conforto-confronto e il suo equilibrio critico, costruendo e ricostruendo la sua creatività nella razionalità della realtà.

Questo aspetto ci fa interrogare rispetto al romanzo di Allen, nella non separazione tra opera d’arte letteraria e cinematografica. Che succede a Baum?  ha sia la narrazione letteraria e la finitezza di una sceneggiatura, in un testo che sembra pronto per la sua trasposizione cinematografica. Allen riempie il racconto di flashback, conflitti che si risolvono con altri conflitti creandone di nuovi.

La macchina da scrivere di Woody Allen vale un tesoro - photogallery - Rai News

Romanzo o trattamento?

Il finale è un esempio classico di ciò, tramutandosi in un climax che sprofonda in un altro genere (dalla commedia romantica-famigliare si passa quasi ad un giallo con un quasi delitto), per poi ritornare alla risoluzione fantasiosa di Allen facendosi guidare dalla sua mente e nel rapporto ricostituito col fratello Josh.

Se si analizza il romanzo in termini di plot potremmo scorgere quello principale, Baum-rivale del figliastro, quello relazionale, Baum-nei rapporti con Connie e Sam, e la linea di connessione tra interno ed esterno, Baum che misura l’arco di trasformazione del suo personaggio con la resa dei conti vorticosa del finale.

Quindi, l’esordio come romanziere di Woody Allen è un continuum  del suo cinema e della sua vita a 360°. Con Che succede a Baum?, come del resto tutto ciò che riguarda l’Allen extra filmico, non parliamo solo di letteratura, ma di una struttura che per quando ferma sul piano letterario si protrae alla sua proiezione visiva. È questo uno dei meriti del romanzo, essere un’estensione organica della sua visione autoriale che attraversa la sua stessa storia e il dispositivo mediale della rappresentazione artistica. Generando un meccanismo tipico del cinema: l’evoluzione del testo nella sua espressione.