The Rose: Come back to me di Eugene Yi, regista dell’acclamato documentario Free Chol Soo Lee (2022), porta sugli schermi l’avvincente storia della band coreana The Rose, e gli alti e bassi di un percorso di rivincita e rinascita di questa popolare band indie uscita dal sistema coreano per abbracciare i fan.
Quasi fossero Davide contro Golia, questi quattro musicisti si riprendono la propria musica, il consenso dei fan, e l’identità del nome. Con una resilienza e una forza che fanno di questo film non solo una potente manovra promozionale, ma una sorpresa e un esempio di umanità.

‘The Rose: Come back to me’ di Eugene Yi – immagini stampa fornite dal Busan International Film Festival
The Rose: Come back to me, per i fan e per il pubblico
Alla presentazione ufficiale del documentario, tutti gli occhi erano puntati su Woosung, Dojoon, Hajoon e Jaehyeong, che non si sono risparmiati dal consegnare alla platea un mini concerto acustico: la chitarra passata da un membro all’altro, dimostrando ancora una volta la versatilità di questi musicisti il cui contributo è vario e distribuito.
The Rose: Come back to me ha offerto una cornice di sicurezza ai quattro membri per poter raccontare la verità sulle vicende passate. Il montaggio si limita a seguire il ritmo delle loro vite, costruite con l’impegno e assecondate dalla musica che ha questo meraviglioso effetto curativo, come ci tengono a ribadire gli stessi protagonisti più volte nel film.
Si tratta di un prodotto pulito, ben strutturato nelle sue parti, che soddisferà la fame del dietro le quinte dei voraci fan del gruppo. E non solo, ma restituisce un profilo umano giustamente fallibile sebbene mai rassegnato, di quattro giovanissimi omaggiati di un talento indiscusso. Eugene Yi era già riuscito con il suo precedente personaggio Lee Chol Soo, a scavare nelle motivazioni di queste battaglie individuali, che ad un primo sguardo sembrano disperate, ma che invece rappresentano una lezione di vita. La sua narrazione empatica, ma sempre accattivante, permette a The Rose: Come back to me di allargarsi e abbracciare una platea più ampia. Per chi cerca il documentario musicale, chi il ritratto genuino dei propri beniamini, o un semplice intrattenimento dalla colonna sonora pop-rock.

‘The Rose: Come back to me’ di Eugene Yi – immagini stampa fornite dal Busan International Film Festival
Le domande che rimangono
Il film è un racconto benevolo che nel contesto del Busan International Film Festival dove ha esordito, tenta di convincere il pubblico coreano a riabilitare la band, vittima di uno scandalo che si spera possa placarsi. Le seconde possibilità, sono un argomento delicato, in Corea.
A lato del viaggio dell’eroe c’è una critica al sistema di reclutamento e formazione degli idol, che avrebbe meritato una trattazione più estesa e articolata, dato anche il ruolo rivoluzionario che i quattro hanno avuto. Assieme ad altre numerose vicende che negli ultimi tempi hanno esposto i lati oscuri della macchina produttiva musicale coreana, si testimonia la monetizzazione delle vite umane di giovanissimi, del potere oscuro con cui queste major li imprigionano senza l’uso di sbarre di metallo. E il rischio costante di avere vertiginosi cali di tenuta emotiva e psicologica, trascinando i ragazzi nei buchi neri della depressione.
A questo punto, è quasi facile esprimere un caldo entusiasmo e un sincero appoggio per i quattro The Rose, emergenti che hanno già suonato al Coachella e fanno il tutto esaurito anche ai concerti di Milano.
https://youtu.be/kinJnVSnxwU?si=Bq0hEVRbkHSpjn-T