Connect with us

IN PRIMO PIANO

Il buongiorno si vede dal mattino

Una sala d’attesa è luogo di riflessione sulla fine di un amore. Continua Taxi19

Pubblicato

il

Sono seduta in una sala d’attesa. L’atmosfera che si crea è tipicamente colloquiale; si parla del tempo, degli acciacchi di salute, della routine.

Si condividono esperienze e sembra quasi possano pesare di meno quando le si raccontano agli altri.

Poi, c’è questa donna che si avvicina silenziosamente alla conversazione, la prende alla lontana, parte da una settimana storta, iniziata con una brutta giornata e conclusa con un giovedì  nero.

-“Perchè il buongiorno si vede dal mattino”,

enfatizza con un’alzata sopraccigliare che la dice lunga sul prosieguo degli eventi.

Allora faccio cenno di sì con la testa ma senza mostrare troppa curiosità sul suo racconto e continuo a sfogliare distrattamente la rivista che tamburello in mano.

Tanto lo sai già dove vuole andare a parare con quell’aria mesta dipinta sul volto, i capelli arricciati fra le dita , il maglione color pesca e l’espressione quasi colpevole.

Stiamo parlando di uomini, mi dico tra me e me e capisco che quella donna fa parte di quella categoria di persone che sentono l’urgenza del racconto personale al primo che gli capita sotto tiro, appena ne hanno l’occasione.

-“Gli imprevisti sono terrificanti…”,

sentenzia dopo un po’ la “donna accigliata”,

-“come treni all’improvviso… e dopo anni di matrimonio, figli, stabilità, succede qualcosa che spariglia le carte…”.

La guardo in faccia e capisco che sta confessando un tradimento, e mi dico che no, non è possibile che te lo sta raccontando al 5° piano di un ospedale, in una sala d’attesa pallida dei neon ingialliti, col rumore del distributore di bibite in sottofondo.

E invece la donna continua a raccontare, con la stessa enfasi iniziale, di questo fatale incontro e della fine impronunciabile di un amore così forte e longevo da sembrare indistruttibile.

Storie che si ascoltano quotidianamente e racconti che terminano tutti con la stessa autoriflessione:

-”E ora? Ora cosa faccio?”.

Allora non ti stupisci più che te lo hanno raccontato solo dopo dieci minuti condivisi a chiacchierare dell’ultimo disastro climatico, ma ti fa riflettere la frequenza con cui ti capita di ascoltare vicende simili.

Relazioni solide, ben costruite, apparentemente incrollabili che, da un giorno all’altro, subiscono e cedono all’attacco di un incontro improvviso che tutto mette in discussione.

Ricordo di aver letto qualcosa al riguardo , sì, … un certo psicologo Longoni nel trattato “ Istruzioni per amori imprevisti,” parla proprio di questo atteggiamento assunto oggi dinanzi ad una crisi di coppia.

Mentre un tempo ci si adagiava o semplicemente si accettavano i momenti di stasi, di quiescenza o di routine vissuti in una convivenza o in un matrimonio, oggi si tende a gettarsi nell’incognita accettando il rischio del fuoco di paglia.

Ma cosa fa fallire quello che sembrava essere il rapporto giusto?

Capire forse prima di tutto se a dover cambiare strada è un’illusione a volerlo, se si è solo innamorati di un’ “idea” dell’amore puramente illusoria e non realistica, se si vuole solo una fuga da se stessi o se semplicemente non abbiamo mai davvero amato il nostro partner.

Guardo la signora che sorridendo si alza sistemandosi la maglia e allontanandosi in corridoio  e mi viene in mente che in realtà il dilemma poteva essere un altro. È il chiudere,  il porre fine ad una storia la cosa davvero complicata da fare…

“Com’è difficile lasciarsi”,  dice Giuseppe Battiston in Perfetti sconosciuti.

Chiacchierando con quella signora avevo compreso quanta verità c’era nelle parole di quel film che è sì finzione, ma che analizza proprio quella che è una condizione tipica di molte coppie : il  limbo.  Binomi intrappolati in una finzione che perdura da tempo, crisi insanabili nascoste dietro bugie e sotterfugi, maschere di compromesso.

In principio è l’innamorarsi: il batticuore che coglie all’improvviso e lascia stupiti e del tutto inermi dinanzi ad una passione incontrollabile accompagnata (se Dio vuole) da un altrettanto forte complicità intellettuale.

Ci si  sente travolti completamente nel vortice della relazione e trascinati dal cambiamento di coppia. Non si è più Io ma Noi, non si ordina più per uno ma per due, nei negozi si compra all’altro prima che a sè stessi, si va alle feste in coppia, al cinema insieme, a correre insieme, in vacanza insieme. E’ tutto un baciarsi, un abbracciarsi, un farsi complimenti, un litigare ma per far poi subito dopo la pace e soprattutto un pensare in Grande cioè al Dopo.

Quel fantomatico futuro che concretamente non sembrava poter delinearsi bene all’improvviso assume una forma ben definita e le fattezze e caratteristiche del proprio compagno. Da lì il salto è breve e il Matrimonio o la convivenza sembrano essere il successivo (e quasi obbligato) passaggio da fare.

Ed ecco allora spuntare ‘Il Progetto’. Trovar casa , arredare casa, organizzare l’Evento , partire dopo l’Evento. Tutto perfettamente inserito con il pilota automatico verso la meta da raggiungere: unione di due vite in una e successiva prole.

In questa prima fase si ci ricorda  ancora del Romanticismo, della passione, del brivido perchè no ed è ancora l’Amore incontrato quel giorno in cui Mirko finita la pioggia si incontra e si scontra con Licia e così. Ma cosa accade poi dopo anni di convivenza tra Licia e Mirko, quando la musica Rock diventa fastidiosa?

Cosa accade nelle menti (perchè non si tratta tanto di cuore) quando il luccichìo si fa più opaco, il batticuore rallenta e la Festa volge al Termine?

Ecco che si ci ritrova ad osservare il Partner, a guardarlo con occhi diversi e ad avvertire dei cambiamenti dentro.

Il dramma più grande sarà allora: Come accettare la fine di quel grande Amore? E sarà così semplice ammetterlo a se stesso ?

Troppo difficile dire Addio ai suoi capelli arruffati al vento, alle maratone di film sul divano, alle chiacchere in terrazzo, alle passeggiate insieme al mare, all’idea del Noi. Anche se l’amore finisce la sua Essenza è presente e ciò che è stato sembra più forte di quello che non c’è più.

Un lento arrivederci si instaura nel mezzo. Un limbo che non ha un nome ma di cui si ha ancora bisogno prima di voltar pagina e di salutare quell’Amore così grande, importante, improvviso ma anche fragile ….

Una fragilità che trova impreparati , più dolorosa forse di un Addio fatto di Odio. E allora spesso si lascia perdere, altrettanto spesso si ci lascia dopo mesi di sofferente e lento declino, ma in ogni caso è sempre un morire dentro.

Nella sala d’attesa d’ospedale di quel giorno di Marzo, avevo raggiunto un’importante consapevolezza. La storia della signora dal golf color pesca mi aveva fatto capire come l’amore può morire;  una parte dell’anima interna se ne va insieme ai belli o brutti ricordi e lascia un segno indelebile, la firma di chi ha abitato quel cuore per un tempo sembrato eterno.

 

Sandra Orlando