All’interno della nuova edizione del Figari International Short Film Fest e tra un programma, denso di appuntamenti e proiezioni, il corto 1:10 del regista Sinan Taner, arriva in Italia ed è capace di far pensare. Già dal titolo, breve e di primo impatto di difficile comprensione, racchiude l’essenza dell’intero cortometraggio: l’individuo (1) sta alla collettività (10).
Ma una volta visto il lavoro di Taner, tutto sembrerà più chiaro.
Tra il gioco e il caos
Scritto e diretto dal giovane regista svizzero Sinan Taner, il corto 1:10 parte da un piccolo momento di quotidianità per intraprendere un’analisi più ampia sulla nostra società e le sue reazioni.
Il cortometraggio inizia all’interno di una caffetteria in cui si vedono padre e figlio discutere, in modo bonario, su quante salsicce il ragazzino possa mangiare o meno.
Da questa prima conversazione, capiamo che, subito dopo quel pranzo, li aspetta una gara, senza capire bene di quale sport si tratti.
Dalla caffetteria si passa prima a uno spogliatoio, poi alla palestra di una scuola elementare, dove, tra bambini urlanti, allenamenti e insegnanti in difficoltà, si apre il vero tema del film: una giornata sportiva scolastica.
Come spesso accade, i bambini iniziano a stuzzicarsi per gioco, finché il gioco non degenera in un litigio, proprio tra due di loro.
Questo banale screzio diventa il pretesto per un climax inaspettato: i padri si urlano minacce di morte, sconvolgendo la fragile comunità scolastica, che assiste impotente continuando a mangiare panini e salsicce.

1:10 = individuo : gruppo
Il cortometraggio è il lavoro finale del regista svizzero Sinan Taner, laureato alla ZHdK e selezionato per FUTURE FRAMES dell’European Film Promotion, lavoro che gli ha permesso di viaggiare, condividendo il suo film, ma anche la sua esperienza d’infanzia e la sua visione della società.
Già a partire dai primi secondi si nota un modo interessante di impostare la narrazione. L’ingresso nella caffetteria, con un grande zoom su una piccola televisione dove vediamo un match di pugilato in corso, si allarga sempre di più fino a fermarsi sulle due persone centrali della scena, padre e figlio.
Non possiamo definirli come “protagonisti” poiché, come dichiarato da Sinen: “The main character of the film is the collective, not a single individual”. L’interazione tra i due diventa quindi solo il pretesto per poter poi effettuare un tipo di racconto e un’analisi più articolata, incentrata non tanto su una persona ma sul gruppo.
La scelta registica di alternare continui zoom e zoom out è pensata e ben riuscita. Taner vuole creare contrasto ed evidenziare l’interazione tra l’individuo e la società, accentuando anche l’impatto che le azioni del singolo hanno sulla collettività. Sebbene sia la società nel suo complesso la protagonista di questo corto, il regista vuole anche far capire come la reazione del gruppo è, spesso, provocata dall’azione di un singolo. Il risulto in 1:10 è quello di guardare il corto come lo guarderebbe un uccello in volo, che plana sopra il cortile di questa scuola elementare geograficamente non collocata.
L’escalation degli eventi è accompagnata da un suono intenso e incisivo, che sottolinea i momenti chiave del corto e si integra perfettamente con la fotografia retrò di Manuel Karel Seiler. In soli 18 minuti, il film mostra come cause ed effetti della violenza si diffondano in un tessuto sociale già fragile.