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‘The art of disobedience’: un doc sul mondo sommerso dei writers

Geco fa centro e apre un interessante dibattito sulla figura dei graffiti- writers

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the art of disobedience

Di che parla The art of disobedience?

Si firma Geco, a carattere cubitali sui palazzi della Capitale. Le sue numerose scritte, prevalentemente in bianco su sfondo nero, hanno invaso Roma (e non solo) e dividono i social e l’opinione pubblica.

C’è chi grida allo scempio di una città imbrattata da scritte gigantesche, che deturpano e degradano in maniera vandalica mura di palazzi, negozi e luoghi pubblici e chi, invece, reputa questi graffiti opere d’arte.

The art of disobedience: i writers sono artisti o teppisti?

Il grande Giuseppe Tornatore affermò che “le città senza cinema sono come dei volti senza occhi”.

Parimenti, Bol, Tuff, Numi, Naps, Breezy G, Syla, Domiziana Febbi, Cros, Valerio Mattioli, Valerio Bindi, Maria Egizia Fiaschetti,  Frode, e gli altri writers intervistati, dichiarano che le scritte di Geco sono un atto di ribellione contro il sistema e un dono per gli occhi.

Una tendenza espressiva giovanile, quella dei graffiti-writers, nata negli States circa cinquant’anni fa, associata alla cultura hip hop, sbarcata qualche anno dopo in Europa e in Italia.

Le scritte più politicizzate o quelle che inneggiavano alla squadra di calcio del cuore, hanno lasciato negli anni il posto a quelle di artisti che, in maniera autoreferenziale, utilizzando uno pseudonimo chiamato “tag”, scelgono il proprio tratto distintivo.

Ci sono gli “styler”, che lavorano sull’elaborazione delle lettere, e i “bombing” che puntano, invece, a bombardare con le loro opere i luoghi più strategici di una città.

Il motto caro ai writers sembra essere, quindi: “più fai, più sei visibile e maggiore è la tua gloria.”

Al di là dei pregi stilistici dei graffiti,k una delle motivazione che spinge i writer ad arrampicarsi su palazzi, lungo i muri di cinta di ferrovie e dei viadotti, è il fascino di un’azione considerata illegale e punibile per legge.

I writers: dalle scritte politiche all’affermazione narcisistica del proprio ego

Ma cos’altro li spinge?  Scovare la superfice più visibile, che faccia più colpo di altre, dove lasciare il proprio passaggio.

C’è chi, addirittura, afferma che la scelta del luogo non è casuale, ma frutto di una grossa preparazione, pari a quello di una rapina in banca.

Occorre, infatti, valutare se nella zona ci sono telecamere di sorveglianza, gli orari nei quali poter agire, il tempo che occorre per portare a termine il progetto, l’ ampiezza dello spazio e come bisogna sfruttarlo al meglio.

Da ciò, deriva il fatto che un writers, per accrescere la propria stima e il rispetto tra i colleghi, deve superare più ostacoli possibili e alzare sempre più l’asticella del rischio.

Il doc mostra anche, in maniera piccata, la scelta della Raggi, allora sindaca di Roma, che annunciava trionfalmente che le forze dell’ordine erano riuscite a individuare e incastrare Geco. Come prevedibile, il mondo dei writers, al tempo, si sollevò ed espresse la propria solidarietà al collega.

The art of disobedience, scritto, diretto e montato da Geco, attira e conquista e, al di là dei giudizi favorevoli o contrati alle azioni dei writers, fornisce uno spaccato interessantissimo su un mondo sommerso, finora mai oggetto di un documentario.

Accattivante la colonna sonora.

The Art Of Disobedience

The art of disobedience

  • Anno: 2025
  • Durata: 82'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Geco