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‘L’architetta Carla’, un sorprendente dialogo distopico

Il cortometraggio di Davide Minotti è in concorso nella sezione cortometraggi all’Unarchive Found Footage Fest (28-2 giugno 2024). Il soggetto è stato ispirato dal poemetto di Elio Pagliarani pubblicato nel 1962

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L'architetta Carla

La diciassettenne dattilografa Carla Dondi di Elio Pagliarani, che viveva sotto un cielo d’acciaio all’ombra del Duomo negli anni ’50, si è trasformata, nel cortometraggio di Davide Minotti, nell’Architetta Carla, apprendista, chiamata a supervisionare negli anni ‘60 un gruppo di ingegneri intenti a costruire modellini di dighe ponti e palazzi. Sullo sfondo del cantiere del Viadotto Italia, la figura umana di Carla è seguita dal gruppo di figure maschili fluorescenti dal movimento oscillante e veloce come quello dei soggetti futuristi.

L’architetta Carla in un cantiere lunare

Il mistero è presto svelato. Carla ha a che fare con un cantiere alieno, di un altro pianeta, forse, dove gli ingegneri hanno perso il contatto con la vita terrena, chiusi nel loro laboratorio-antro. Le loro voci, che si sovrappongono su formule matematiche, planimetria e modelli di valutazione strutturale, sono distorte. La sua al contrario è serafica, distesa.

Come fate a costruire in astratti furori qui dentro, mentre il mondo è là fuori?

Carla è aliena tra alieni. Nel dialogo che si apre tra la nuova arrivata e gli allunati, l’architetta cerca di portarli fuori dalla loro condizione di profonda alienazione, ponendo domande sui sentimenti, ricordando loro l’esistenza di corpi umani che amano, che vivono fuori dai modelli, dal laboratorio.

Quello di Carla è un contemporaneo tentativo di strappare il cielo di carta pirandelliano. Chiede ai suoi nuovi colleghi di alzare lo sguardo invece di disseppellire tra malto e cemento idee creative, di replicare sempre lo stesso modello. Carla ricorda loro che in ogni struttura c’è un punto di fuga e che oltre la macchina anche il vento è scultore.

L'architetta Carla

Parole e suoni d’avanguardia

La scrittura che accompagna le immagini richiama lo stile di Pagliarani, membro del gruppo ’63, movimento iniziatore della poesia sperimentale contemporanea. Nel cortometraggio, l’avanguardia è restituita anche dalle composizioni musicali elettroacustiche, firmate da Valeria Miracapillo, discordanti ed erosive, potenti come il trambusto di pietre che franano.

Per le due visioni contrapposte che emergono dal dialogo distopico sono stati utilizzati due diversi archivi, come diverso è il trattamento delle immagini. Nel caso del punto di vista meccanicistico, i filmati e le fotografi che ritraggono il lavoro ingegneristico sono tratti dall’archivio storico Ismes e dall’archivio storico cotonificio Legler e sono mostrati in negativo. Per il punto di vista di Carla, i filmati in super8 provengono dall’archivio Cinescatti di Lab 80 film e dai fondi Giuseppe Badoni, Sofia Badoni e Giuseppe Comba.

I colori sono caldi e l’atmosfera familiare. Le figure femminili che impersonano Carla ci fanno entrare nelle loro vite per frammenti minimi (una passeggiata, una vista dalla finestra) per finire con la ripresa di una festa in giardino dove tutti gli invitati guardano verso il cielo. Una scena disturbata però dalle voci interferenti degli ingegneri alienati.

Il film è tra quelli presentati all’Unarchive Found Footage Fest.

 

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L'architetta Carla

  • Anno: 2024
  • Durata: 14'
  • Genere: distopico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Davide Minotti