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‘Extramondi’, il fantastico italiano tra voci femminili e racconto d’Italia

La rassegna sul fantastico italiano 'Extramondi' si è conclusa, celebrando le voci femminili e il racconto dell'Italia contemporanea.

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La rassegna Extramondi: nuovi territori del cinema fantastico italiano, arrivata alla sua terza edizione, si è conclusa domenica 5 Maggio al Teatro Flavio di Roma.

Curata da Matteo Scarfò, Catia Demonte e Giuliano Giacomelli, l’evento ha raccontato, durante quattro giorni di proiezioni, incontri e panel di approfondimento, la realtà contemporanea del cinema di genere in Italia.

Focus della rassegna è stato quello di donare spazio a tutte quelle voci che, per tematiche e linguaggi espressivi, si discostano dalle odierne produzioni mainstream.

Durante l’ultima giornata, Extramondi ha voluto celebrare le voci femminili attraverso la selezione di corti “The Brides of Extramondi: registe di genere” e il racconto dell’Italia contemporanea vista attraverso gli occhi del regista Michele Pastrello.

The Brides of Extramondi: registe di genere

Mentre l’industria cinematografica italiana barcolla sotto il peso della crisi e corre ai ripari puntando tutto sul sicuro, rassegne come Extramondi cercano, seppur nel loro piccolo, di lasciare spazio alle idee, al racconto creativo nella sua forma più pura e, soprattutto, ai giovani.

E infatti, le registe protagoniste della serata sono giovanissime, ma ognuna di esse è già portatrice di un proprio linguaggio espressivo unico e di un’urgenza personale nel raccontare il mondo.

Con loro, anche Alessandra Pescetta (La città senza notte), già professionista delle arti visive e regista di 100 preludi, l’opera prodotta da Revok Film che ha concluso la rassegna.

Fenima, di Alice Mezzanotte, è una storia tinte horror, ambientata tra le nebbie delle campagne piemontesi, in cui la giovane Anna è costretta a compiere un rito sadico per guadagnarsi il rispetto del misterioso villaggio in cui e cresciuta e, soprattutto, di sua madre.

È il turno poi di Conflitti Perfetti di Elena Rebeca Carini, trasposizione del racconto Pari e Patta di Stefano Benni in cui la divertente discussione di una coppia viene calata in un contesto futuristico e grottesco.

L’anniversario di Agata Brazzorotto è invece una storia d’amore che sfocia in un atto morboso e totale, con il talentoso Marco Marchese come unico protagonista.

A concludere, l’evocativo Gilgamesh – Il canto dell’argilla di Alessandra Pescetta: tre voci antichissime si uniscono in una poesia in lingua accadica, mentre sullo schermo il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra dialogano tra loro in un gioco perpetuo di vita e morte.

Foto di Catia Demonte

La discussione con Grazia Tricarico

Dalla vivace discussione condotta poi da Grazia Tricarico (regista di Body Odyssey, presentato durante la terza giornata di rassegna) sono emersi quindi quattro ritratti di donne diverse ma complementari, quattro racconti sulla perdita, sul nostro rapporto con la morte e sulle ombre delle relazioni umane portate allo stremo.

Ma, soprattutto, è emerso il bisogno di infrangere i tabù, per poter costruire, nel tempo, nuovi dialoghi a più voci, sempre più ricchi e privi di pregiudizi.

Un tema senz’altro delicato, dal momento che, come sottolineato dalla stessa Tricarico, è ancora necessario porre l’attenzione sulle voci femminili, ancora troppo poco rappresentate all’interno dell’industria.

Ci auguriamo di poter essere presto qui, a discutere in questo modo, alla pari, con i colleghi.

Grazia Tricarico

Retrospettiva su Michele Pastrello: quando il fantastico racconta il reale

Durante il primo giorno di rassegna, l’organizzatore Michele Scarfò ha sottolineato come il cinema fantastico, spesso e volentieri, riesca a raccontare la realtà in maniera decisamente più forte del realismo stesso.

Il regista e produttore Michele Pastrello ha fatto suo questo assunto, presentando un terzetto di cortometraggi sicuramente originali sia nella messinscena che nella scelta di raccontare fenomeni fortemente attuali utilizzando il cinema di genere.

Un viaggio surreale e metaforico tra neve, ghiaccio e boschi inospitali è ciò che viene raccontato in Inmusclâ, con protagonista Lorena Trevisan. Un cortometraggio che senza dubbio onora la bellezza della Valcellina e il dialetto locale grazie alla voce fuori campo della poetessa friulana Bianca Borsatti.

Ultracorpo, con protagonisti Diego Pagotto (L’uomo che verràFelice Ferrara, è un dramma a tinte horror ispirato ai numerosi casi di cronaca sulle violenze nei confronti di persone omosessuali. Dalla fotografia inquientante, il film racconta di un uomo che porterà all’estremo la repressione della propria identità.

Ultimo corto a essere proiettato, il nuovissimo 1485Khz, horror moderno sulla condizione disumana dei lavoratori. Qui, Pastrello utilizza in maniera molto interessante il fenomeno del lavoro nelle risaie delle mondine, che interessò il Nord Italia tra 800 e 900, e lo aggancia al presente, in cui una donna delle pulizie (sempre Trevisan) si ritrova a lavorare in una casa infestata.

Foto di Catia Demonte

Il valore di Extramondi

Il 5 maggio, la rassegna Extramondi si è quindi conclusa, con la proiezione di 100 preludi di Alessandra Pescetta, già presente all’interno del panel The Brides of Extramondi.

L’importanza di rassegne come questa, oggi, è vitale per mantenere vivo quel cinema indipendente che purtroppo langue, soffocato dalle (già poche) proiezioni sostenute dall’industria.

Come saggiamente ha ricordato Daniele Ciprì il primo giorno della rassegna:

L’industria ha la presunzione di sapere ciò che vuole il pubblico

Il risultato è una paura costante di osare, specialmente nella sceneggiatura che sembra stretta in una morsa di regole ferree e considerate “vincenti”, che tuttavia hanno, come rovescio della medaglia, il problema di rendere tutte le storie simili tra loro.

Per questo, sostenere eventi come Extramondi è essenziale per il nostro cinema, i nostri giovani, ma anche i meno giovani che ancora non hanno rinunciato a fare arte mossi dalla propria creatività.

1485 Khz di Michele Pastrello

 

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