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Ben X

“Lungometraggio d’esordio per Nic Balthazar che dopo aver collezionato diversi premi, si impone allo sguardo dello spettatore italiano per la modernità di cui è capace”.

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Esordio nel lungometraggio di Nic Balthazar, che arriva nelle sale con un tantino di ritardo rispetto a quando ha iniziato a frequentare i festival nel 2007, Ben X, che ha collezionato diversi premi, si impone allo sguardo dello spettatore per la modernità della quale è capace.

Non è la prima volta che il tema dell’autismo viene trattato nel cinema. Un precedente importante col quale l’autore si è sicuramente confrontato è Rain Man, che vedeva l’interpretazione di una colonna del cinema americano come Dustin Hoffman. Molto interessante è l’approccio alla malattia che Balthazar ha impiegato, al fine di costruire una struttura narrativa del tutto inedita. Il film si apre con le immagini di un videogioco ed il protagonista in abiti medievali è proprio l’alter ego virtuale di Ben, interpretato dal giovane Greg Timmermans che, per la profondità dell’interpretazione e non ultima una certa somiglianza, ci ha ricordato il più maturo Kevin Bacon. Nel gioco Ben è formidabile ed un personaggio femminile lo accompagna nelle sue campagne di livello in livello.

Ma nella realtà le cose vanno in tutt’altra direzione. Il giovane è sottoposto ad ogni genere di scherzo ed umiliazione da parte dei suoi compagni di scuola, soprattutto i due classici bulli sfaccendati. Molto interessanti sono le scene che vedono alternare la realtà vissuta da Ben con quella del gioco nel quale il ragazzo si sente molto più a suo agio. Dopo aver subìto una terribile umiliazione, Ben cambia atteggiamento e sembra non nutrire più fiducia negli altri. Solo la madre e la sua nuova amica, che proviene dal mondo del suo gioco, gli fanno da supporto. Ben prende coraggio e riesce in quello che nella vita di tutti i giorni i portatori di handicap difficilmente riescono: far capire agli altri quanto la diversità sia una ricchezza e non il contrario.

“Il coraggio è tutto” diviene il motto di questo ragazzo solo apparentemente debole. Nonostante il finale sia di natura favolistica, la presenza del gioco medievale nella narrazione, ne stempera il manicheismo e le forzature. La colonna sonora enfatizza i ritmi e fa di questo film un unicum in quanto a capacità di rendere commerciale esteticamente un tema di grande impegno sociale come quello del bullismo ai danni di portatori di handicap.

Fabio Sajeva

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