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Mubi Film

‘Upstream Color’, tra percezione e realtà

'Upstream Color', un viaggio audiovisivo alle soglie dello sperimentale

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Upstream Color, opera seconda di Shane Carruth, segue nel 2013 il premiato Primer, uscito invece nel 2004.  Shane Carruth, classe 1972, è un regista, sceneggiatore, compositore e attore statunitense.

Difficile definire univocamente la trama di quello che, più che un film, è un vero e proprio viaggio audiovisivo. Upstream Color fonde realtà e percezione in una proposta sperimentale che sfonda le porte dell’identità.

Upstream Color: la trama

Il film si apre su uno spaccato di vita di un uomo intento a raccogliere delle larve, tutt’altro che comuni insetti.

Il riflettore si sposta poi su Kris, interpretata da Amy Seimetz, che viene tramortita ad una festa da un uomo, nominato solo come “the Thief” e dall’identità sconosciuta, che le fa ingoiare una delle larve. La larva la porta ad essere costantemente in uno stato mentale di altissima suscettibilità, il che garantisce all’uomo il controllo della sua mente. A Kris è concesso soltanto di bere piccole quantità di acqua ad intervalli regolari e talvolta mangiare ghiaccio. Impiega le sue giornate a trascrivere pagine di Walden su pezzi di carta con cui forma delle lunghe catene, fare l’uncinetto e giocare a dama. Fin quando l’uomo, prosciugati tutti i suoi conti, la libera dall’ipnosi.

Una volta tornata alla realtà Kris non ricorda nulla, si ingozza sul pavimento della cucina e poi si addormenta esausta. Si sveglia la mattina seguente accorgendosi di un verme che le sta strisciando sotto la pelle. Presa dal panico cerca di rimuoverlo con un coltello da cucina, fallisce. Viene presentato quindi un uomo conosciuto come “the Sampler”, interpretato da Andrew Sensenig. Egli attira Kris nella sua fattoria attraverso degli ultrasuoni e le rimuove il verme parassita trasferendolo ad un maiale che viene poi marchiato, appunto, con il nome Kris.

Licenziata dal lavoro e rimasta senza soldi Kris conosce un uomo sul treno: Jeff, interpretato dallo stesso Shane Carruth. Tra i due si forma subito un legame, non lo sanno ancora ma entrambi hanno subito la trasfusione. Le loro vite e le loro emozioni sembrano essere intrinsecamente collegate a quelle dei maiali che ospitano i loro ex parassiti. L’uccisione dei cuccioli del maiale Kris da parte del “Sampler” porta il chaos nella vita dei protagonisti.

I protagonisti dovranno quindi riprendere il controllo, il tutto in una serrata sequenza in bilico tra realtà e fantasia.

L’illusione dell’identità

L’identità è sicuramente il punto cardine del film: sono corpi privati della propria identità che lo animano. Kris e Jeff, impegnati a cercare di ricostruire il loro passato, finiscono inconsapevolmente per appropriarsi l’uno dei ricordi dell’altra. Impossibile o quantomeno pretenzioso, come spettatore, ipotizzare chi abbia ragione.

Allo stesso modo le loro identità sono indissolubilmente legate ai rispettivi parassiti e di conseguenza ai maiali che li ospitano. Questi animali, generalmente considerati rozzi e inferiori, vengono invece simbolicamente e tangibilmente caricati di tutto ciò che rende un uomo umano.

Il concetto è ulteriormente rafforzato dal fatto che alcuni personaggi, seppur vitali per la narrazione, non abbiano proprio un’identità, non si conosce la loro storia, non si conosce nemmeno il loro nome. Ridotti ad essere riconosciuti esclusivamente per ciò che fanno, meri contenitori, capaci di agire ma spolpati di ogni interiorità.

Proprio per questo motivo si può leggere Upstream Color nell’ottica di una critica alla società moderna. La privazione dell’identità, la sensazione di star vivendo una vita non propria, sono entrambe frutto dell’alienazione a cui l’uomo è giornalmente sottoposto. Il parassita rappresenta infatti proprio la perdita di controllo sulla propria vita. Inoltre, il fatto che il Campionatore riesca a percepire le vite delle persone che ha operato come ne facesse parte semplicemente avvicinandosi ai maiali sottolinea come, anche se idealmente libere dal parassita, hanno definitivamente perso una parte di loro stesse.

Questa co-dipendenza non è soltanto specchio di una perdita di identità ma anche di libero arbitrio, in quanto non solo le loro sensazioni sono speculari, ma anche parte delle loro azioni.

Upstream Color e la potenza dell’ambiguità

Difficile è anche definire in maniera netta eroi e antieroi. L’intero film è pervaso da un sentore di ambiguità costante.

Ad incarnare al meglio questo concetto è proprio la sequenza dell’uccisione del Campionatore, oltre alla sua stessa figura. Egli è da un lato partecipe del ciclo dei parassiti assieme al Ladro e alle raccoglitrici, eppure è colui che in qualche modo libera le vittime. Per quanto le sue intenzioni non siano, almeno apparentemente e apertamente negative è l’unico tassello della catena conosciuto dai protagonisti per cui gli viene attribuita l’intera colpa.

Questo aspetto può portare a pensare che, indipendentemente da quanto si creda di essere padroni della propria vita, liberi da influenze esterne, si è sempre soggetti ad un potere invisibile. Un potere, appunto, più alto che rimane inaccessibile.

Maiali e larve

Il maiale è una figura controversa. Da un lato è simbolo di ricchezza ed abbondanza, di forza e fertilità: si nutre con poco ed eppure rende molto. D’altra parte, soprattutto per la chiesa, rappresenta l’incarnazione degli aspetti più bassi dell’animo umano quali ingordigia, lussuria e sporcizia.

Così come il maiale anche la larva ha una simbologia ambivalente. Rappresenta la rinascita, la nuova vita che si genera dalla morte e dal putridume, ma, se messa in relazione ad ordini superiori, il suo significato muta in quello di regressione. In ogni caso il suo significato principale, sostenuto a livello biologico, è quello di transizione: dalla terra alla luce.

Acqua e orchidee in Upstream Color

L’acqua è l’elemento fondamentale del film. Il Ladro impone alle vittime di bere soltanto acqua, molteplici scene mostrano Kris nuotare in piscina, il Campionatore decide di uccidere i maialini appena nati annegandoli e, in ultima istanza, il fiume è il mezzo con cui il parassita contagia le orchidee dando nuovo inizio al suo ciclo.

È risaputo che l’acqua sia l’essenza della vita, fonte e origine di ogni ciclo vitale. Ha anche un potente valore purificante e di rinascita, trovandosi così spesso anteticamente legata anche al concetto di morte. Inoltre l’acqua in psicologia è simbolo dell’inconscio, della vastità del mondo interiore, sconosciuto o talvolta dimenticato.

Contando la carica simbolica e psicologica di Upstream Color, non è sicuramente casuale il continuo riferimento a questo elemento.

Carica di significato, e intrinsecamente legata all’acqua è anche l’orchidea, che infatti simboleggia la purezza. Nel film però viene macchiata, letteralmente e simbolicamente dal blu del parassita, anch’esso colore di una potenza simbolica non indifferente: il blu è il colore della freddezza, ma anche della calma, ed è associato proprio all’acqua.

A rendere ancora più esplicito il fatto che nulla è lasciato al caso contribuisce l’associazione del blu al parassita. Il blu esprime positività, tranquillità e fiducia. Inoltre si dice abbia effetti considerati benefici sulla mente e sul corpo, rallentando il metabolismo e producendo un effetto calmante di relax. Ed è, alla fine, un po’ quello che accade quando la persona è infetta.

Audio-Visione

Carruth utilizza la macchina da presa come un mezzo dell’arte per l’arte.

L’autore pensa al film come forma visivo-concettuale della percezione del mondo e della sua più intima rappresentazione cinematografica. Modifica la percezione dello spettatore, rendendolo consapevole del mondo in cui vive, in ogni accezione.

L’atmosfera è surreale, percezione e realtà si fondono così come si fondono le identità dei personaggi. Questa sensazione è oltremodo amplificata dalle luci soffuse, i colori spenti e desaturati con un’enorme utilizzo del fuori fuoco. La ricerca estetica e formale scavalca la narrazione e restituisce la verità del film.

L’importanza dei suoni in Upstream Color è più che palese. Il riscontro si ha non solo all’interno della narrazione, ma nel modo stesso in cui il film è stato pensato e realizzato. È infatti il sound design che porta avanti la narrazione a scapito dei dialoghi.

Il dialogo qui ha una finalità puramente funzionale. A raccontare profondamente l’esperienza e l’interiorità dei personaggi sono puramente le immagini e la musica. Alcune scene sono costruite in modo frammentario, stralci di conversazioni vengono ripetuti e così privati di un vero significato.

Upstream Color

La storia non abbia bisogno di essere esplicitata attraverso i dialoghi per essere compresa, è sufficiente osservare e ascoltare per vivere l’esperienza completa dell’opera.

“I view Shane as the illegitimate offspring of David Lynch and James Cameron.” –Steven Soderbergh

Considerazioni finali

Due soli film, due opere di una difficoltà pazzesca.
Entrambe poetiche, entrambe scientificamente ambiziose, entrambe assolutamente indifferenti alla comprensione dello spettatore. In questo senso Carruth è uno dei registi più radicali della nuova generazione. Non si piega ad alcun compromesso con lo spettatore, non gli offre nessun porto sicuro.
Il film sembra sospeso nel tempo, che a sua volta risulta quasi ininfluente. Quello che conta sono le sensazioni che vivono e che muovono i protagonisti. E che, di conseguenza, prova lo spettatore, indotto dalla visione in una fase di simil trance che rende questa proiezione di sensazioni ancora più potente.
Upstream color è un’opera al limite del metafisico che interroga e s’interroga sulla percezione del sensibile.  Non offre risposte e non intende farlo, propone invece una visione, inintelligibile, irrisolta, che se non soddisfa appieno lo spettatore.
Si lancia in una radicale riflessione filosofica sulla natura umana e sulla deriva sociale dell’insensato esistere odierno.
Siamo soli, veniamo al mondo ma in esso non ci riconosciamo. Ci ritroviamo nell’altro solo se in esso possiamo leggere la nostra stessa immagine. Solo se è, in ultima istanza, specchio di noi stessi.
Il film è disponibile su Mubi PrimeVideo, qui il trailer del film Upstream Color

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Upstream Color

  • Anno: 2013
  • Durata: 96 min
  • Distribuzione: VHX
  • Genere: drammatico, sci-fi
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Shane Carruth
  • Data di uscita: 05-April-2013