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“SuperSex”: l’uomo dietro il divo

Nei primi episodi della serie Netflix, Alessandro Borghi è un Siffredi insicuro del suo cammino mentre i fantasmi del passato ricompaiono puntualmente

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SuperSex

Su Netflix SuperSex la serie in sette episodi sulla vita del celebre pornostar Rocco Siffredi. Ideata da Francesca Manieri e diretta da Matteo Rovere per Groenlandia e The Apartment, è interpretata da Alessandro Borghi, Adriano Giannini e Jasmine Trinca.

SuperSex Il Trailer

 

Rocco e i suoi fratelli – SuperSex

Nel montaggio parallelo con cui la figura d Rocco Siffredi del nuovo millennio si interfaccia con le sue versioni d’infanzia e di adolescenza, assistiamo al cortocircuito del prototipo sessuale di riferimento della serie. Perché SuperSex, fin dalle prime inquadrature e i passaggi temporali, è più interessata nel mostrarci i travagli di Rocco Tano e poco del fenomeno Siffredi. La serie Netflix inizia nel 2004 con l’annuncio del ritiro del divo dal mondo del porno a quarant’anni. Il Rocco sul viale del tramonto apre una finestra temporale su due epoche formative: in Abbruzzo e a Parigi. Porte sul passato nelle quali è centrale la presenza del fratello maggiore di Rocco, Tommaso, interpretato da Adriano Giannini. Un personaggio che, nei primi episodi, accentra di molto la serie e l’inizio di SuperSex.

L’intenzione della trasposizione seriale delle gesta di Siffredi è quella di dare uno sguardo sulla complessità famigliare del divo per spiegare le cause della sua futura ipersessualità.

supersex

Il riferimento con Rocco e i suoi fratelli di Visconti è da subito inevitabile. L’unità e disunità famigliare, lo stretto contesto sociale del paesino bigotto, l’emigrazione oltre il proprio orticello. L’Abruzzo rappresenta per il piccolo Rocco la nascita delle sue pulsioni candide e innocenti mascherate attraverso il fumetto SuperSex. Il punto di arrivo del desiderio e della fama che, inevitabilmente, passa attraverso il sesso. A Parigi invece, dove il cresciuto Rocco si trasferisce per lavorare nel ristorante del fratello, la serie mostra il suo romanzo di formazione sessuale e le perversione di Tano nella frenesia di diventare il supereroe erotico a cui mira fin da piccolino. Le Prostitute (e la prima ragazza con cui sperimentare il proprio corpo) sono meri strumenti che la narrazione mette in mano al protagonista per non provare emozioni, ma solo sperimentare la mutazione della propria ‘macchina sessuale’,  dedita alla mancanza assoluta di controllo per appagare i più estremi istinti primordiali.

 Identificarsi col maschile

La creatrice di SuperSex è Francesca Manieri, già sceneggiatrice di Smetto quando voglio e della miniserie di Luca Guadagnino We Are Who We Are. Interessante è il discorso che fa con Rocco Siffredi. Nella tripartizione tra il presente e i due passati, la Manieri costruisce un personaggio maschile che non costruisce un viaggio campbelliano dell’eroe ma bensì murdockiano dell’eroina. Il Rocco di SuperSex non inizia un percorso eroico ma lo ripete riiniziandolo dai suoi fantasmi (il fratello criminale che lo perseguita nel presente). L’esperienza maschile del protagonista è a tutto tondo un’esperienza psico-spirituale propria di un personaggio femminile. L’annuncio del primo ritiro di Siffredi nel 2004 combacia con la depressione e la presa di coscienza della propria identità.

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Il divo complesso

Un viaggio che Borghi/Rocco fa quasi totalmente in voice over nei primi episodi. In un intento agiografico che mira tra flashback e temporalità corrente a indagare la psiche del divo e la sua patologia iper-sessuale. Nel viaggio emotivo che è del tutto interiore, il pornostar si assume la responsabilità della propria mascolinità combattendo con essa e con la figura del fratello che lo sprona ad essere uomo e a usare ciò che ha ‘in mezzo alle gambe’. In questa identificazione col maschile nel secondo episodio, Rocco cerca di fuggire da esso provando ad avvicinarsi al femminile. La decisione di non sottostare alle imposizioni del fratello, ora padre/padrone, per cedere alla perversione della carne, sottende alla volontà di Rocco di non identificarsi con valori esclusivamente maschili in funzione di una naturale mutazione del genere che in SuperSex va oltre il corpo suo.

Il sesso come forma di disagio

Ciò che emerge dalla serie Netflix nei primi episodi è la valenza riflessiva sull’uomo Rocco e ben poco sulla percezione che negli anni abbiamo avuto di lui. Siffredi ad inizio 2000 è un uomo pieno di dubbi, quasi isolato nel mondo del porno col costante dubbio di non avere più la forza di farsi piacere ciò che ama. Il divo  Siffredi, nel suo viaggio introspettivo in cui ricerca chi sia davvero, opera una separazione tra piacere e automatismo della carne, passione e lavoro.

In una delle scene erotiche meglio riuscite del primo episodio, Rocco percepisce con cinismo e freddo distacco la separazione tra il pubblico e il prodotto pornografico. Due dimensioni spinte entrambe dalla ripetizione adrenalinica del gesto sessuale, ma divise da una differente voglia di divertimento e di ossessione, facendo emergere i tre Siffredi frammentati nel tempo che sperimentano il successo attraverso il sesso.

SuperSex nei primi episodi ci mostra una struttura basata su un montaggio parallelo sulla vita del Siffredi maturo e adolescente che alla fine dovrà unirsi in un’unica entità. Probabilmente lo scopo della serie sarà quello di mostrarci un Rocco ‘nudo’ in rapporto con la sua mascolinità tossica e con la macchina sessuale che lo divora. La difficoltà e la riuscita della serie Netflix risiederà nel ‘come’ riuscirà a mostrarci e fondere l’uomo col divo.

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  • Anno: 2024
  • Durata: 45'
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Ita
  • Regia: Matteo Rovere
  • Data di uscita: 06-March-2024