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Anticipazioni

Il personale della Berlinale contro la guerra Israele-Hamas

Alcuni membri della Berlinale e di altri festival hanno richiesto un immediato cessate il fuoco

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Un gruppo di lavoratori del circuito festivaliero di Berlino, inclusi alcuni facenti parti della Berlinale, hanno rilasciato una dichiarazione riguardo al conflitto Israele-Hamas. In particolare richiedono un immediato cessate il fuoco, il rilascio di tutti gli ostaggi e una leadership internazionale più forte. Fino ad ora la dichiarazione è stata firmata da 28 persone, incluse personalità importanti nella programmazione dei festival.

In particolare, i lavoratori spiegano che all’interno dei festival, nonostante la gravità degli eventi, non vi sia abbastanza spazio per discutere del conflitto.

Il testo della dichiarazione

La dichiarazione completa è la seguente:

Come lavoratori presso la Berlinale, che ammirano l’esplicita volontà di difendere i diritti umani che il festival ha già espresso in passato, ci sentiamo in dovere di offire una dichiarazione che vada ad aggiungersi a quella ufficiale del festival (risalente al 19 gennaio 2024) in merito alla crisi umanitaria a Gaza.

Siamo dolorosamente al corrente delle insostenibili dinamiche di disaccordo istituzionale nel settore culturale tedesco e riconosciamo i limiti che, al momento, sono imposti sulle dichiarazioni pubbliche. Tuttavia vogliamo portare il festival, e noi stessi, a degli standard superiori. Un festival internazionale, come la Berlinale, e noi, nel nostro ruolo di programmatori, consulenti, moderatori, gestori degli spazi, insieme a molti altri lavoratori, possiamo, e dovremmo, dar voce al nostro dissenso nei confronti dell’assalto che sta avvenendo verso la vita in Palestina.

“Ci uniamo ad un movimento di solidarietà globale che richiede l’immediato cessate il fuoco ed il rilascio di tutti gli ostaggi”.

Contro l’attuale crisi, che “sembra non poter rientrare all’interno delle disposizioni della convenzione sul genocidio” (citando i giudici della Corte di Giustizia Internazionale), alcuni di noi, i sottoscritti, continuiamo a contribuire con il nostro lavoro al festival di quest’anno, data la nostra fiducia che quest’ultimo abbia un ruolo ed un significato di rilievo come spazio culturale internazionale. Uno spazio che ha la responsabilità non solo di diffondere consapevolezza ed accendere il dibattito, ma anche di amplificare la richiesta globale di terminare questa oppresione, occupazione, esilio forzato e violenza. In poche parole richiediamo pace e liberazione. Questa responabilità è allineata con i passati principi ed impegni del festival, posizioni che hanno portato alla Berlinale una posizione di rispetto all’interno dell’orizzonte culturale.

Nonostante prendiamo atto di minori ed isolati tentativi di portare un cambiamento, ci aspetteremmo che il programma del festival di quest’anno sia più attivamente aperto ad affrontare l’urgenza e la realtà di questo momento. Questo offrendo del tempo a spazi di confronto, nelle grandi strutture che chiamiamo cinema, favoriti e organizzati dal festival stesso. Al contrario non stiamo assistendo a nessuna iniziativa che possa invitare dei professionisti e/o un pubblico all’interno di spazi dedicati ad una discussione che possa favorire un adeguato confronto tra i presenti.

Mentre il mondo è testimone di un’inconcepibile perdita di vite civili a Gaza (che includono quelle di giornalisti, artisti e lavoratori del cinema), ma anche della distruzione del patrimonio culturale, necessitiamo posizioni istituzionali più forti. Ci aspettiamo che il festival prenda una posizione che sia in continuità con quelle prese in risposta ad altri eventi che hanno colpito la comunità internazionale negli ultimi anni.

Molti membri delle comunità cinematografiche internazionali e tedesche, che hanno continuamente creduto e contribuito all’eccellente immagine della Berlinale, si aspettano che questa supporti fermamente e contribuisca attivamente ad un mondo più giusto. Certamente la Berlinale non è un’eccezione e queste aspettative devono essere estese a confini più ampi della cultura internazionale, non solo filmica, la cui risposta a questa guerra è stata largamente caratterizzata da silenzio e neutralità.

Basandoci su una prospettiva contro ogni discriminazione, ci schieriamo dalla parte di tutti coloro che stanno facendo passi avanti per resistere all’ascesa internazionale dei movimenti di estrema destra e di tutte le forme d’odio come l’antisemitismo e l’islamofobia. Dichiariamo che la 74° edizione della Berlinale deve essere un luogo che abbia un’importanza chiave nel dare spazio alla verità e speriamo di portare questa edizione a contribuire ad un clima di confronto, incontro e generosità.

Guerra Isreale-Hamas

Le firme

Ana David.

Anneliese Rethfeldt.

Babette Dieu.

Berke Göl.

Brigid O‘Shea.

Canan Turan.

Carlos Pereira.

Carmen Gray.

Charlotte Reekers.

David Assmann.

Djamila Grandits.

Ina Karkani.

Jojo Streb.

Kate Fasano.

Klara Mohammadi.

Leticia da Rosa.

Lisabona Rahman.

Malve Lippmann.

Nastaran Tajeri-Foumani.

Natascha Noack.

Neo Aleksander Novoseltcev.

Reem Saleh.

Sailesh Naidu.

Sally Shamas.

Seggen Mikael.

Themba Bhebhe.

Ygor Gama.

Zeynep Güzel.

 

Fonte: Deadline

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