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ROME INTERNATIONAL DOCUMENTARY FESTIVAL

‘The Last Year of Darkness’ Una Cina giovane e queer

In programma al Rome International Documentary Festival, con la regia di Ben Mullinkosson, 'The Last Year of Darkness' porta in scena la realtà sociale di diversi giovani di Chengdu, clienti del locale Funky Town, rifugio queer della Cina underground.

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Diretto da Ben Mullinkosson, The Last Year of Darkness è un documentario del 2023 in anteprima italiana al Rome International Documentary Festival. Il film è in concorso per la sezione WORLD DOC, dedicata ai progetti internazionali. Prodotto da Sol Ye, è stato recentemente acquistato da MUBI per la sua futura distribuzione. Ha vinto la menzione speciale per la Next:Wave Category al CPH:DOX, e il Best of Fest del CIFF 2023.

The Last Year of Darkness: sinossi

Dopo più di dieci anni, Ben Mullinkosson torna nella città di Chengdu a causa di una terribile notizia: il locale Funky Town ha i giorni contati. Nascosto dietro i cantieri, le grandi gru e i graffiti colorati che ne caratterizzano lo scenario urbanistico, questo tempio delle feste è un rifugio sicuro per la cultura underground della sua città. Un ambiente che perfettamente si adatta, ma che allo stesso tempo spicca nella metropoli cinese, un territorio in pieno sviluppo e centro culturale giovanile. Qui skater, DJ, drag queen e amanti appassionati del clubbing si immergono in luci stroboscopiche colorate e si perdono nella danza, nell’alcol, nelle amicizie e nell’amore.

Dall’oscurità del tramonto fino alla tranquillità dell’alba, i suoi fedeli clienti trovano qui un momento di escapismo dalla realtà metropolitana. Per un vivace gruppo di DJ, drag performer, amanti, raver e skater, si tratta molto di più di un luogo in cui ritrovarsi il weekend o durante le notti insonne. Come il resto delle sue megalopoli, la città di Chengdu è in continua trasformazione, vittima delle necessità post-capitalistiche di una Cina affamata di sviluppo urbanistico ed economico. Con le gru in costruzione che incombono da una futura stazione della metropolitana, gli amici sono costretti ad affrontare ciò che li ha portati a far festa e a sfruttare al meglio il tempo che gli rimane. Tutto inizia e tutto è destinato a finire in un Paese che non dorme mai, e non si sa che fine farà l’amato club Funky Town.

Arrivato in Cina per la prima volta nel 2010, Ben Mullinkosson torna per filmare i suoi amici nella loro quotidianità, dando forma a una documentazione realistica e sentita dello scenario underground a lui molto caro. Si tratta di un viaggio verso la cultura underground di Chengdu, ma anche della Cina stessa, nota per la nascosta realtà queer nel mondo del clubbing. The Last Year of Darkness è un film che celebra il carattere effimero della giovinezza, dall’amore alla perdita, dal vomito alla crescita.

Una Cina come non si è mai vista

Mullinkosson non edulcora, ma dà vita ad un ritratto realistico e senza censura di una demografia spesso nascosta dalla narrativa globale. È un ritratto a tinte forti e neon della gioventù alternativa cinese, in un paese in costante cambiamento che ora minaccia un centro che nasce e persiste per la sua gente. Non c’è suono se non quello della musica durante le notti di follia, ingigantendo quel senso di una fine imminente. Funky Town non è altro che un simbolo giovanile e culturale per gli outsider che vivono ogni weekend come se fosse l’ultimo. E presto potrebbe davvero esserlo.

In questo locale apparentemente minuscolo, nascosto e sottotono, i suoi clienti sono liberi dalle norme sociali e da tutte le tensioni che hanno subito durante la settimana. Si esibiscono in drag, instaurano rapporti con stranieri in cerca di sé stessi all’estero, inscenano litigi pubblici in preda all’alcol. Nella loro enorme voglia di libertà, in un ambiente così piccolo, hanno dato vita ad un rifugio LGBTQ+ anti-classista. Un luogo aperto a coloro che ne hanno bisogno, senza catene o regole sociali. A Funky Town ci sono ragazzi russi che cercano di scoprire la propria sessualità, ci sono ragazzi che già l’hanno capita e vogliono viverla appieno, ci sono rider solo di passaggio per coltivare le proprie passioni musicali. Ci sono skater, performer, e tra le più diverse sfaccettature del mondo underground cinese, figlie di una generazione che non vuole ascoltarli.

Quello di The Last Year of Darkness è un viaggio visivo a ritmo di techno bass che sopravvive fino all’alba. La macchina da presa è agile e giocosa, ma sempre attenta, senza dimenticare i dettagli che distinguono i suoi soggetti. Si viene totalmente coinvolti nelle strade buie e sporche della città, a tarda notte, camminando insieme ai giovani protagonisti. È un racconto intimo pieno di luci, alcol e trucco pesante che travolge fino in fondo. Questo viaggio ci porta in profondità nella gioventù alternativa di Chengdu e nelle sue lotte, dubbi, vita lavorativa, autodistruzione e redenzione. Non racconta solo debolezze, ma valori, sogni e libertà attraverso una narrazione a 360 gradi.

Gioventù neon e anticonformista

I protagonisti di The Last Year of Darkness portano avanti una narrativa sincera e senza censura. Sono, appunto, protagonisti in tutto e per tutto. Gli amici di Mullinkosson sono i narratori ma allo stesso tempo gli anti-eroi, che prendono le redini della loro stessa trama. Raccontano traumi, esperienze indimenticabili e sono sé stessi fino all’ultimo secondo. Mostrano i loro lati tossici, problematici e contraddittori. Bevono fino a dimenticare e litigano di fronte alla telecamera, come se non ci fosse nulla a registrarli, senza vergogna del rischio di esporsi. Lasciano spazio al loro umorismo sprezzante, sarcastico e sporco, reso il più naturale possibile grazie ad un approccio stilistico sincero e in linea con quello dei suoi soggetti. Attraverso queste diverse sfumature, il documentario crea un rapporto intimo con i suoi protagonisti, diventando testimoni di una realtà giovane sfacciata ma genuina.

Si scopre il mondo del drag attraverso gli occhi di chi lo vive, ma anche di chi lo percepisce. Sono liberi di dire e fare tutto senza filtri, come se non fossero soggetti di un documentario, ma di una normale serata tra amici. Il film offre diversi punti di vista e dà spazio alla propria interpretazione, mantenendo viva la sincerità di chi racconta. Scopriamo la squallida realtà urbana, tra stanze minuscole condivise in tre e il maltrattamento dei rider. Rapporti sentimentali caratterizzati da scenate e la confusione tipica dei propri vent’anni. Soprattutto, si scopre una Cina nascosta ma ruggente e libera. Il regista elimina qualsiasi divario generazionale e culturale, dando forma a una narrazione più vera e intima possibile.

The Last Year of Darkness è un progetto riuscito, che dà il giusto valore a una realtà così preziosa per Mullinkosson e i suoi amici. Ma si tratta di una realtà, se vista con gli occhi giusti, preziosa per chiunque. È un racconto veritiero di Chengdu, in tutto il suo squallore post-capitalistico, ma anche un omaggio ai suoi giovani inghiottiti dal pieno sviluppo urbano. Non è altro che un manifesto giovanile di una generazione che si distacca dalle convenzioni e sopravvive secondo i propri valori e identità.

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