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Festival del Cinema di Porretta: intervista al Direttore Luca Elmi

Il Festival del Cinema di Porretta Terme si terrà dal 2 al 10 dicembre.

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Festival del Cinema Porretta Elmi

Dal 2 al 10 dicembre arriva la XXII edizione del Festival del Cinema di Porretta Terme.

Grandi ospiti, tanti film, omaggi importanti e un programma che lega al suo territorio il cinema del passato, del presente e del futuro.

A parlarci del Festival è lo stesso Direttore Luca Elmi.

Festival del Cinema di Porretta, tra passato e presente

Il Festival del Cinema di Porretta Terme, sin dalla sua nascita, si propone l’obiettivo di offrire uno sguardo nuovo, in particolar modo sul cinema italiano, indipendente e giovane. E allo stesso tempo di portare avanti l’esperienza della Mostra del Cinema Libero che si è tenuto, a Porretta, dagli anni ’60 agli anni ’80.
Come riesce a far convivere la tradizione del passato con l’attenzione al cinema delle nuove generazioni?

Credo che siano due cose per cui bisogna trovare il legame. E credo che questo legame ci sia.
L’esperienze del passato sono utili per vedere quello che sarà il cinema del futuro.
Dal punto di vista del pubblico riuscire a vedere oggi quello che era in voga e che era passato negli anni ’60 e ’70 dal Cinema Libero, e riuscire a riscoprirlo, è un modo per cercare di studiare la storia del cinema. E allo stesso tempo capire cosa in un piccolo paesino dell’Appenino era stata la Mostra del Cinema Libero.
Però questo è utile anche per interpretare il cinema di oggi. È un filo temporale che si collega.
Parlando con gli autori che arrivano a Porretta, anche giovanissimi, di cui molti sono usciti dal DAMS e dunque studiosi di cinema, la Mostra del Cinema Libero è sempre stato un elemento di conoscenza. Perché è qualcosa di rarefatto, che si conosce un po’ dai libri ma non si sa bene che cosa sia successo.
Quindi, tante volte, parlando con autori che sono diventati dei maestri, e che sono passati da Porretta in quegli anni, si capisce che nel loro cinema qualcosa di quel passato c’è.
Ad esempio, quando parliamo di Petri, tantissimi autori italiani lo hanno scoperto e l’hanno utilizzato nel loro cinema, volontariamente o involontariamente. E questo secondo me è interessante: cercare di raccontarlo.

Del grande cinema italiano, soprattutto degli anni ’70, è stata testimone Luciana Mulas, a cui il Festival del Cinema di Porretta dedica la mostra fotografica d’apertura di questa edizione.

Anche questa è una scoperta. La storia della Mostra del Cinema Libero si scopre un po’ alla volta. Come un archeologo bisogna scavare e trovare nuovi elementi. Sapevamo che Luciana Mulas era stata a Porretta e che aveva fotografato nella sua carriera tantissimo cinema. Dai grandi autori, ai grandi attori, a critici e anche convegni più di nicchia.
Grazie al Museo della Fotografia di Brescia siamo riusciti a riscoprirla e all’interno dell’imponente Fondo di Luciana Mulas, che è stato donato dalla famiglia qualche anno fa, abbiamo scoperto tre edizioni della Mostra del Cinema Libero. Che sono il 1977, 1981 e 1985.
All’interno di questo grandissimo Fondo sono stati scelti e messi in mostra 41 volti di grandi attori e registi, come Polanski, Gassmann, Pupi Avati. Però anche di critici e studiosi che a Porretta hanno raccontato il cinema di allora, come il fondatore della Mostra del Cinema Libero, Giampaolo Testa, o Vittorio Boarini, che è stato anche il direttore della Cineteca di Bologna. E tanti altri.

A Luciana Mulas è anche legata la locandina con Roberto Benigni, che festeggia i 40 anni di Tu mi turbi.

La foto di Benigni era una foto troppo simpatica, troppo iconica per non utilizzarla. E poi quasi un anno fa erano i 40 anni del primo film da regista. Benigni è un’istituzione. È nato prima come attore comico, però la sua fortuna credo sia stata soprattutto per un certo cinema che ha fatto negli anni ’80 e ’90.
E il suo primo film, Tu mi turbi, è proprio del 1983. Per altro, un film che pochi conoscono e che ha subito un exploit molto interessante dal punto di vista registico.

Gli ospiti e gli omaggi del Festival del Cinema di Porretta

A proposito di anniversari, tradizioni e maestri, saranno presenti grandi nomi, come ad esempio Pupi Avati, che sarà ospite domenica 3 dicembre.

Già dagli anni ’60 è fortissimo il legame del territorio dell’Appennino con il cinema. Oltre alla Mostra, è stato anche un set a cielo aperto per tantissimi registi, tra cui Pupi Avati, che ne incarna la figura emblematica. Proprio a Porretta, sull’Appennino, da Corno alle Scale alla Borgata di Castelluccio, girò nel 1983 Una gita scolastica, che fu anche un film particolarmente caro a Pupi Avati perché lo portò a Venezia. Fu il film che lo fece conoscere a livello nazionale e internazionale.
È stata un’occasione per festeggiare questo compleanno e per parlare di cinema con un autore importante per l’ambiente italiano, che ha fatto uno dei protagonisti del suo cinema proprio il territorio dell’Appennino. Un elemento sempre molto forte nelle storie che raccontava.
Si stanno inoltre organizzando trekking legati alle location del film Una gita scolastica.
L’anno scorso avevamo già lanciato un’app, CineApp, su cui si possono vedere tutti i set che sono stati utilizzati in questo territorio da molti registi, da Pupi Avati alla Comencini, e tanti altri.

Una gita scolastica

La rassegna monografica di questa XXII edizione del Festival del Cinema di Porretta è dedicata a Roberto Andò.

Il Festival del Cinema di Porretta è nato proprio dal racconto di un grande autore. Quest’anno abbiamo scelto Andò con alcuni film, come Viva la libertà, Le confessioni, che ha rappresentato il grande cinema italiano.
Abbiamo voluto che si relazionasse con gli studenti, che rappresentano una parte importantissima del Festival. Parteciperanno al Festival circa 800 ragazzi, nelle proiezioni dei film e nella giuria con 60 studenti delle scuole superiori. Con un numero così grande era importante offrire un rapporto diretto con un grande autore. Andò dialogherà con loro sul cinema e il teatro, due degli amori dell’autore, che cercherà di trasmettere e raccontare agli studenti.

Nell’incontro tra nuove e vecchie generazioni, ci saranno proiezioni di Film Classici. Così come verrà celebrata Valentina Cortese con l’anteprima di Magnificat di Alessandro Guatti. Anche questa è una scelta per mantenere vivo il rapporto tra passato, presente e futuro?

Assolutamente.
Quando io mi sono avvicinato al Festival, e quando ho cominciato ad andare ai Festival, le retrospettive o i film che venivano riproposti hanno solleticato la mia curiosità a conoscere il cinema del passato. Aver avuto l’opportunità di vedere grandi film di Francesco Rosi al cinema mi ha dato la possibilità di studiare il suo cinema ma anche gli anni dell’Italia che raccontava nei suoi film.
Crediamo che questo sia utile per le nuove generazioni e anche per gli altri. Conoscere figure come Valentina Cortese, che è stata una grande attrice del cinema italiano, può essere uno stimolo per incuriosire le persone. E i ragazzi che magari non entreranno nel mondo del cinema ma hanno voglia di scoprire nuovi autori e nuovi attori.
Dunque, io credo che la funzione del cinema, in particolare del nostro Festival, sia di creare sogni, come il cinema dovrebbe fare. Ma anche di incuriosire. È a questo che serve il cinema del passato e il cinema del presente. Proprio per far crescere giovani nuovi autori, ma anche giovani nuovi spettatori, che sono sempre più curiosi di capire cosa porterà il nuovo cinema ma anche di riscoprire il cinema del passato.

Concorso Fuori dal Giro

Cosa ci dice del Concorso Fuori dal Giro? C’è un filo conduttore tra i 6 film selezionati?

C’è un gruppo di selezionatori, che non hanno un filo conduttore.
Cercano di individuare i film che possono essere i film più interessanti da proporre al pubblico.
C’è anche un altro elemento da sottolineare: sono film già usciti in distribuzione. Ma come spesso capita, sempre di più oggi, il cinema italiano più indipendente o comunque più piccolo, arriva nelle grandi città per una settimana o poche settimane e poi non riesce più ad avere un percorso. Per noi è un obiettivo riaccendere i riflettori su alcuni film, che ovviamente cerchiamo di aiutare in un nuovo slancio distributivo. E allo stesso tempo cerchiamo di far conoscere ad un pubblico della provincia film che non sarebbero mai arrivati in una sala periferica come quella del cinema Kursal.
Questo è il doppio obiettivo.
Inoltre, l’incontro con il pubblico da parte degli autori è sempre stato molto animato, molto vivo. Diciamo che gli autori devono arrivare qui preparati, perché abbiamo un pubblico esigente.

Premio Elio Petri

Per la quinta edizione del Premio Nazionale Elio Petri i cinque film in concorso sono Piano Piano, Come pecore in mezzo ai lupi, La bella estate, Bassifondi e Disco Boy.
Come ritieni che questi film, così come i loro autori, portino avanti l’eredità autoriale di Elio Petri?

Per i cinque finalisti sono state selezionate quasi tutte opere prime o seconde della stagione 2022-2023.
Il cinema di Elio Petri è difficilmente replicabile, come il cinema di tanti altri. Non si può pensare di trovare il cinema di Elio Petri in qualcun altro. Però ci sono elementi che secondo noi devono essere ricercati, come il coraggio. Elio Petri ha fatto dei film di grande coraggio, in momenti che non erano forse giusti, ma lui ha voluti farli. Ha fatto delle scelte coraggiose.
Quindi i selezionatori e la giuria hanno cercato questo, selezionando i cinque film. Il coraggio che questi autori hanno messo nella scelta dei propri temi e del racconto, e anche come il linguaggio è stato utilizzato. Sono cinque film anche molto diversi tra loro, ma che hanno uno stile molto particolare, delineato. Ad esempio, Disco Boy o Come pecore in mezzo ai lupi sono due film che raccontano una storia con un linguaggio e con un racconto molto forte

Festival del Cinema di Porretta Terme , il Focus Emilia Romagna 

Il legame con il territorio è il filo rosso che lega tutte le sezioni del Festival del Cinema di Porretta Terme, in particolar modo il Focus Emilia Romagna.

Teniamo molto a fare questo Focus, perché credo che l’Emilia Romagna sia diventata una delle regioni più importanti di promozione, produzione e distribuzione del cinema. Grazie anche al lavoro della regione Emilia-Romagna e della Film Commission.
Tantissimi film sono stati prodotti e distribuiti quest’anno dalla Film Commission, però ne abbiamo scelti alcuni per il nostro pubblico. Per dargli uno spaccato del cinema emiliano romagnolo.
Avremo anche l’evento speciale di Bologna I love you dall’idea di Andrea Mingardi che sarà con noi e che, per la regia di Paganelli, ha fatto questo omaggio alla città.
Domenica 3 dicembre sarà molto emiliano romagnola. Con Avati e Mingardi, è la giornata in cui un po’ ci festeggiamo.

Uno sguardo altrove e La prima volta di

Il Festival del Cinema di Porretta Terme è anche un festival che guarda oltre i confini e la cinematografia nazionale, come dimostrano le sezioni Uno sguardo altrove e La prima volta di.

Anche in passato per La prima volta di abbiamo avuto grandi autori.
Due anni fa avere il video saluto di Alfonso Cuaron che mi ringrazia è stato motivo di grande orgoglio.
Quest’anno abbiamo Cristian Mungiu con il suo film Occident, prima prova come autore ma subito partito in quarta. Nel panorama internazionale è ora uno degli autori più premiati, più rispettati e più conosciuti. Quindi avere la sua opera a Porretta è un grande onore.
D’altra parte abbiamo sempre pensato che il nostro Festival parla del cinema italiano, cerca di indagare su esso in ogni modo e in modalità diverse, però vogliamo avere anche uno sguardo altrove. Proprio come il titolo della sezione. Quest’anno, grazie anche alla Film Commission svedese siamo riusciti a portare in anteprima italiana Exodus di Abbe Hassan, che racconta il viaggio di profughi siriani che cercano raggiungere la Svezia.
Mi ricollego a questo per dire che le scuole e tantissimi studenti vedranno in due mattine Io Capitano di Matteo Garrone, candidato agli Oscar per l’Italia. Anche qui c’è un racconto di un viaggio.
Credo che dare uno sguardo sulle problematiche attuali, su una situazione reale che viviamo tutti i giorni sia importante. Il cinema deve essere uno strumento per far conoscere, anche con la finzione, le tematiche sociali che il mondo vive. E questo deve avere un valore soprattutto educativo con i ragazzi.

Cinema e Scuola

Molto interessante è proprio lo spazio che il Festival del Cinema di Porretta dedica a Cinema e Scuola. Se tu dovessi fare un bilancio fino al momento attuale, com’è stato il responso dei giovanissimi nei confronti del cinema, sia passato che contemporaneo?

Gli studenti guardano molto cinema. Forse non è il cinema che guardavano i miei genitori, e forse neanche io. Per me il cinema è il grande schermo, loro lo vedono invece al telefono, computer o Ipad.
Ne sono grandi fruitori però hanno poca capacità di relazionarsi con gli altri per parlare di cinema, e anche il momento della sala lo vivono in modo molto più faticoso.
Credo che in questi anni quest’attività sia stata utile anche a loro per avvicinarsi di più alla sala. E questo lo dimostra il grande numero di ragazzi che non sono stati cooptati per venire per forza al cinema perché le cose scolastiche bisogna farle. Nell’associazione, inoltre, negli anni sono entrati ragazzi più giovani. Quindi il lavoro che è stato fatto è stato utile per avvicinare i ragazzi alla sala. E questo è la cosa più importante.

E cosa speri per il futuro?

Penso che sarà un lavoro costante.
Vediamo il successo di Paola Cortellesi. Ho visto in sala persone che non vedevo da una vita e che forse non entravano in sala da vent’anni. Un certo tipo di cinema aiuta a far arrivare le persone in sala.
Credo che bisognerà lavorarci, sempre e continuamente.
Una volta, negli anni ’50, tiravano su la serranda del cinema e la gente arrivava perché non c’era nient’altro. Oggi, con le serie e le piattaforme, siamo affogati da tantissimi prodotti.
Credo che si arriverà ad un punto dove il cinema avrà un ruolo ben preciso, quello del cinema in sala. Tutto il resto sarà altro. E penso che i ragazzi siano curiosi di questo tipo di momento, anche sociale. E che lo apprezzino, perché va bene essere online, però la vita vera a volte ti dà qualcosa di più.

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