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‘The Last of Us’ – la Recensione del nono episodio

Come nell'inizio di tutto, Joel diviene spettatore, protagonista e catalizzatore del fuoco che divampa in questo gran finale

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E’ sempre complicato abbandonare qualcosa o qualcuno, soprattutto se quel qualcosa (o qualcuno) ti ha intrattenuto e tenuto compagnia per otto settimane di fila, realizzando il ciclo episodico televisivo più ambizioso che HBO abbia mai prodotto. E quindi, con il range delle emozioni umane sperimentato praticamente in tutta la sua completezza, è arrivato il momento del finale della serie di The Last of Us, il suo nono ed ultimo episodio, per l’ultima volta su HBO Max e, in Italia, sull’On Demand di Sky oppure in programmazione sul canale Sky Atlantic.

Dopo l’ottima prova registica dell’episodio precedente, Ali Abbasi riprende in mano la serie e riporta il suo inconfondibile stile sullo schermo. E a chiudere il cerchio, Neil Druckmann e Craig Mazin ultimano l’opera con la loro ultima sceneggiatura (della stagione).

The Last of Us, la trama del nono episodio

Mentre viene inseguita da un infetto, la giovane Anna (Ashley Johnson), con un bambino in grembo, affida la sua vita e quella del piccolo non ancora nato ad una giovane Marlene (Merle Dandridge). Anni dopo, Joel (Pedro Pascal) ed Ellie (Bella Ramsey) giungono alla loro meta finale, il covo delle Luci di Salt Lake City. Ad attenderli ci sarà proprio Marlene, nella cui mente rimane ancora la promessa fatta ad Anna.

Ellie, la bambina maledetta

La chiusura del grande viaggio di The Last of Us comincia proprio con la sua giovane protagonista, Ellie, nella fase più ‘giovane’ della sua intera vita. Infatti, il primo personaggio che vediamo e riconosciamo è una perfetta sconosciuta, una donna incinta che scopriremo chiamarsi Anna.

In fuga da un infetto, i primi cinque minuti sono tutti per lei, caricati di grande tensione e drammaticità dall’interpretazione di Ashley Johnson (l’attrice e la voce della Ellie originale nel videogioco) e dall’ottimale regia di Abbasi, sempre sul pezzo in situazioni come questa.

Il destino di Anna e della neonata, che scopriremo essere Ellie appena nata, è legato al labile confine tra vita e morte. In una soluzione narrativa che ricorda molto la nefasta nascita del Cavaliere Nero Guts nel Berserk del compianto Kentaro Miura, la condanna a morte del morso infetto che Anna ha sulla sua gamba genera la maledizione (o benedizione, a sottolineare quel confine labile) che Ellie porta con sé per tutta la serie.

Dalla morte nasce la vita, dalla rassegnazione alla ineluttabilità della morte germoglia la speranza umana nei ultimi istanti di vita. Anni dopo l’esposizione prematura della ragazzina al Cordyceps, la vita la porta a Salt Lake City, accompagnata da un’altra figura genitoriale e con un unico obiettivo in mente, rende necessaria la sua esistenza.

“Non può essere tutto vano”

Dopo il flashback d’introduzione della puntata, Joel ed Ellie ritornano protagonisti della scena, nel mezzo di una desolata autostrada dello Utah. Da una parte una Ellie taciturna e pensierosa, mentre dall’altra un Joel con la parlantina molto facile e un sorrisetto stampato sulle labbra.

Alla fine di questo viaggio, vediamo due volti quasi estranei a quelli conosciuti nelle prime puntate, ora immersi nella completa fiducia reciproca e carichi di una nuova ragione di vita. Quel Joel scorbutico e perso nel suo passato lascia spazio a una persona più paterna nei confronti di Ellie, oramai non più quella ragazzina spaventata dal mondo esterno.

La loro passeggiata per le strade di Salt Lake City si vive con un po’ di malinconia e tristezza, si assapora la fine del viaggio mentre i due protagonisti si aprono definitivamente l’uno all’altro. La regia di Abbasi vive ogni istante con pacata calma e fa assaporare allo spettatore ogni parola ed ogni sguardo.

Anche l’evento più logicamente assurdo viene vissuto con la tenerezza e l’innocenza che gli occhi di Ellie hanno insegnato a Joel e allo spettatore. Tutto viene costruito come un dolce addio, dove, però, anche l’intento più nobile deve fare i conti con la perfida istintività umana.

La scelta di Joel

Negli ultimi diciassette minuti prima dei titoli di coda, Joel ridiviene il protagonista solitario della serie. Su di lui vanno a gravare le sorti non solo dell’umanità, ma anche della piccola Ellie, nella cui figura riaffiora lo spettro della figlia Sarah.

Alla fine, Joel fa la sua scelta. Una decisione che mette in mostra tutta la brutalità e violenza che erano rimaste sopite fino ad allora. Ed è una mossa definibile nei più disparati modi; emotiva, umana, irresponsabile, tragica, logica, senza senso, eccetera, eccetera.

Ma la scelta che Joel compie è il perfetto sunto dell’evoluzione che il suo personaggio ha. L’arrivare a quel punto e al compiersi di quelle azioni rappresentano a meraviglia il carattere che ha perso tutto per poi ritrovare una ragione per cui vivere nel guidare verso la salvezza una ragazzina che non aveva mai visto prima.

Pedro Pascal riesce a portare in scena tutto il vissuto del suo personaggio, raccontando con poche parole, ma con molti fatti, il momento che definisce il passaggio più importante della vita di un uomo, ovvero la comprensione dell’amore vero.

Nel gargantuesco finale di puntata, Joel rivendica questa sua scelta, giusta o sbagliata che sia, senza alcun risentimento o voglia di tornare sui propri passi. Ormai non si torna più indietro, Joel ne è consapevole e pronto a morire pur di non rendere vano ciò che ha fatto.

The Last of Us, il trailer dell’;ultimo episodio

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The Last of Us

  • Anno: 2023
  • Durata: 50 Minuti
  • Distribuzione: HBO / Sky Italia
  • Genere: Azione / Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ali Abbasi
  • Data di uscita: 13-March-2023