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‘Piove’ La conferenza stampa con regista e cast

In occasione dell'uscita in sala (10 novembre) della sua seconda prova dietro la macchina da presa, abbiamo incontrato Paolo Strippoli e il cast di Piove, che ci hanno raccontato la nascita del progetto e spiegato il senso dell'horror.

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PIOVE conferenza stampa

Si è tenuta a Casa Alice, durante la 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma, la conferenza stampa di Piove, alla presenza del regista, Paolo Strippoli, e del cast. La pellicola, seconda prova dietro la macchina da presa del giovane cineasta pugliese, emerso con il convincente A Classic Horror Story, è al cinema dal 10 novembre 2022, distribuita da Fandango e prodotta da Propaganda Italia e GapBusters.

‘Piove’: Paolo Strippoli verso il successo internazionale

Piove | La conferenza stampa si apre con la questione VM18

Le prime battute riguardano il divieto ai minori di 18 anni, attribuito al film, e alla conseguente frustrazione di chi vi ha preso parte. «Mi cibo di horror da quando ho cinque anni – esordisce Strippoli – questo non è un film estremo. Siamo rimasti tutti sorpresi dal divieto ai minori di diciotto anni. L’avevo detto che sognavo di fare un film vietato ai minori, ma su questa decisione non sono d’accordo.

Il film dice che la violenza genera altra violenza, e che si dovrebbe rompere il circolo vizioso. È una parabola positiva, in cui avviene una lotta per trovare uno spiraglio alla speranza.

Sebbene io preferisca i film vietati ai minori di 18 anni, per avere quel tipo di paura e di opere più libere, la valutazione data a Piove finisce per danneggiarlo.

Mi sembra pericolosa, perché scoraggia un sistema di produttori e distributori italiano. Abbiamo dovuto ritirare il trailer dalle sale. Il film di genere fa già fatica a rinascere in Italia…»

piove

Sulla questione interviene Francesco Gheghi, protagonista e interprete di Enrico Morel: «Io sono cresciuto col TG, che serve a sensibilizzare ed educare le persone, ma anche il cinema come Piove lo fa».

«Peccato perché il cinema in sala si sta un po’ perdendo e così viene negata la possibilità di avere un pubblico giovane» – aggiunge Leon Faun, noto rapper, qui impegnato anche in veste di attore – Ho sempre desiderato partecipare a un horror, sono un appassionato di Un lupo mannaro americano a Londra. Quando si recita ci si trasforma. Ci si trasforma nella trasformazione».

La rabbia che genera mostri

Cristiana Dell’Anna sottolinea un aspetto importante della questione. «Trovo più diseducativa la censura che non il film stesso. Piove affronta una sfera particolare dell’essere umano e, anche per questo, ho scelto di fare un film legato all’analisi della società contemporanea, che è complicata, rabbiosa.

Sicuramente l’horror sa toccare corde che altri non sanno toccare.

Da qualche parte ho letto che chi ha episodi di rabbia, in fondo, è un ottimista, perché ha la speranza o il desiderio che le cose migliorino. Questa è diventata quasi un’analisi filosofica del film».

Lo stesso Gheghi si riallaccia al tema: «La rabbia è una maschera nel mio caso. La cosa importante per interpretare Enrico era trovare la sensibilità dietro quella rabbia. Ho avuto la possibilità di esplorare, grazie a Jacopo Del Giudice che non mi ha fatto morire dopo dieci minuti, come era previsto nella prima stesura».

A chiudere il cerchio, prende la parola Fabrizio Rongione, che veste i panni di Thomas Morel. «Per un attore è molto divertente interpretare un mostro, tocchi emozioni che con un film classico non puoi toccare.

piove

Forse il film è stato censurato perché racconta una storia e dà un senso. In fondo i telegiornali vengono sempre trasmessi mentre si mangia, allora andrebbero tutti censurati, perché mostrano una violenza senza senso e senza un racconto. Quando si spegne la tv, restano una sensazione di vuoto e tante domande.

Io vedo il film di Paolo come una tragedia greca.

Ogni volta che si chiedono emozioni estreme è bello perché torni un po’ all’infanzia».

Il senso del cinema horror

Ecco allora che emerge un punto di vista diverso e interessante, su ciò che rappresenta l’horror in generale e sul valore di un’opera come Piove.

«Il senso del cinema horror è quello di piegare la follia del mondo in un racconto e provare a restituire un senso alla follia – spiega Strippoli – Non sempre gli atti violenti sono spiegati in un film, però vengono raccontati per rendere un’idea. Questa è la componente emotiva dell’horror».

Mentre Rongione propone un’altra prospettiva ancora: «Se pensate a Salò di Pier Paolo Pasolini è forse il suo film più politico. Parte da un’idea di politica positiva per dare l’idea di catarsi».

Piove | La conferenza stampa svela la nascita e lo sviluppo del progetto

Strippoli è arrivato a Piove un po’ per destino. Prima di lui, Gustavo Hernandez avrebbe dovuto dirigere la pellicola, ma dopo il Covid le cose sono cambiate. Sebbene volesse realizzare un progetto più personale, Strippoli è stato convinto alla fine ad accettare, perché era evidente quanto si tenesse al fatto che fosse lui a sedere in cabina di regia.

Con un mese a disposizione per rilavorare alla sceneggiatura e la libertà di scegliere se andare avanti oppure no, il cineasta è stato toccato da una simile stima, affezionandosi e abbracciando il progetto, che vanta oggi il titolo di Piove.

Trailer festa del cinema piove poster conferenza stampa

«Jacopo Del Giudice ha scritto la sceneggiatura nel 2017 (diventando il primo sceneggiatore horror a vincere il Premio Solinas, ndr.) – precisa il cineasta – Propaganda Italia ha avuto il coraggio di prendere e sviluppare il film, un ibrido tra dramma familiare e horror, non un horror nudo e crudo. Oggi c’è ancora l’idea legata all’intrattenimento puro.

Io spero di essere riuscito a coniugare l’horror con un altro genere, portando il fuoco in un piccolo nucleo familiare. 

Io sono pugliese, sono venuto a Roma dieci anni fa e la amo alla follia – prosegue Strippoli – Ma dopo il Covid la rabbia sociale è cresciuta in questa città, così come la sofferenza. Ho voluto quindi fare un film catartico per noi.

Io e Jacopo siamo romani d’adozione, e non potevamo ambientare la storia in un altro luogo. I personaggi sono più vicini allo spettatore. Abbiamo scelto una Roma di periferia buona, diversa dalle altre più visitate dal cinema italiano».

‘ Piove ‘ Trama, cast e poster del film

*Salve sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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