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‘On Becoming a God’ – La vita è un’illusione. La recensione

Su Netflix la serie tv con una grande Kirsten Dunst nei panni di una donna in difficoltà in cerca di gloria.

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Su Netflix, una storia ricca di potere e riscatto con una superba Kirsten Dunst (The Power Of The Dog, candidato a 12 Oscar): On Becoming a God. La serie creata da Robert Funke (The Labyrinth) e Matt Lutsky (l’imminente The Dropout) e inizialmente pensata per YouTube, è stata trasmessa per la prima volta il 25 agosto 2019 su ShowTime.

On Becoming a God – La trama:

Florida, 1992. Krystal Stubbs (Kirsten Dunst) è una dipendente (sottopagata) del parco acquatico di Greater Orlando. Suo marito Travis Stubbs (Alexander Skarsgård), invece, fa l’assicuratore. Travis però è più concentrato sulla sua attività per la Founders American Merchandise (FAM), un’azienda multimiliardaria di multilevel marketing, che sul suo vero lavoro. Ma, dopo un terribile incidente, Krystal si trova sola con una figlia e debiti da pagare. Per riscattarsi, decide di fare carriera proprio sulla FAM, nel tentativo di distruggerla una volta per tutte.

On Becoming a God – Kirsten Dunst al suo meglio!

La carriera di Kirsten Dunst è iniziata alla fine degli ’80 con il film a episodi New York Stories (1989). La vera svolta è arrivata con Intervista col Vampiro (1994), di Neil Jordan e la trilogia di Spider-Man (2002-2007) di Sam Raimi, che l’hanno definitivamente consacrata.

Negli ultimi anni, Dunst ha preso parte a film di grande successo come Melancholia (di Lars Von Trier), Il Diritto di Contare (di Theodore Melfi), e l’Inganno (di Sofia Coppola). Ha anche recitato nella seconda stagione di Fargo, grazie al quale ha ottenuto una nomination ai Golden Globe e agli Emmy.

Anche in On Becoming a God, Kirsten Dunst è al suo meglio. Non è più la dolce e ingenua Mary Jane. Dimostra di essere molto a suo agio nel ruolo di Krystal, madre, moglie benevola e dipendente di un vecchio parco acquatico sull’orlo del fallimento.

In ogni episodio, Dunst splende come il sole, alla ricerca di fama e gloria. Purtroppo, il suo destino non è baciato dalla fortuna: il suo sguardo pesante mostra tutta la sua delusione e rabbia di fronte a un mondo dove tutto era una messa in scena.

E, mettendo in atto le sue capacità camaleontiche di Dark Lady, Krystal è costretta a rimboccassi le maniche e investigare in segreto, sfidando l’impresa che le ha rovinato la vita: la FAM.

C’è stata una novità: sia sul set che nella vita privata, la Dunst ha affrontato per la prima volta il tema della maternità: non è facile conciliarsi tra il lavoro e la famiglia… e lei ce lo dimostra molto bene: è una madre insicura, imperfetta, non ha ancora accettato questo ruolo.

Ma quando il dovere chiama, si ritrova a prendere una decisione importante, a cui non può rinunciare. Una cosa è certa: la famiglia prima di tutto.

On Becoming a God – Sogna in Grande!

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“Esiste un luogo dove il diritto di sognare è garantito! Chi non vuole diventare ricco?”

Chi non vuole essere felice? Esiste il Paradiso? Queste sono solo alcune delle domande che più si pone l’essere umano. E Obie Garbour II (Ted Levine), il fondatore e ricco miliardario a capo della FAM, non perde il suo tempo, e ci trascina con delicatezza in un altro mondo.

Nei suoi primi minuti, grazie anche alle musiche gotiche di Enya e all’elegante fotografia rosa, molto simile a quelle di Una Donna Promettente, di Emerald Fennell, Obie ci presenta davvero un ambiente da favola, da sogno.

Entriamo quindi nel cuore e nei sistemi della FAM: come ogni impresa, sponsorizza emozioni e sentimenti positivi, e cerca di favorire il passaparola. 

Si presenta prima agli spettatori nei modi più inimmaginabili e più gentili possibili, per poi lasciare spazio a un’America spensierata, dove l’impossibile è possibile. Il male non esiste e le persone vivono in pace e prosperità. E la famiglia è il vero punto di forza. Se possiamo sognare in grande, possiamo farlo davvero!

Esattamente come Dio, il creatore della fabbrica dei sogni non si mostra subito: Obie ama nascondersi dietro le apparenze e osservare la sua gente. La sua voce calda e distaccata è ottima e credibile, permettendo subito allo spettatore di entrare in sintonia con la storia.

Riesce a incuriosire e quasi te ne innamori al primo istante. Un vero e proprio colpo di fulmine. Che dire di più?

On Becoming a God – Nessuna via di fuga!

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Il Paradiso è l’America, la terra promessa, una patria da seguire. Ma, se la si guarda con attenzione, è frantumata in tante piccole comunità. E come tutte le cose belle, anche la FAM ha un lato oscuro. 

Il Novecento è stato il secolo scuro per eccellenza. Se allora erano i regimi totalitari a spaventarci, oggi sono le imprese che detengono il potere e cercano di convincerci in ogni modo a vendere i loro prodotti. E il vero prodotto è proprio la gente comune.

Sebbene non sia una storia vera, la scrittura di Robert Funke e Matt Lutsky, è comunque cruda, avvincente e reale. Non a caso ci riportano indietro nel 1940, quando l’Europa intera era sotto il dominio di Hitler.

C’è un vero e proprio richiamo a The Truman Show e Toy Story 3: dietro quei sorrisi, abbracci e strette di mano, si nascondono menzogne e tradimenti. La regia sottolinea la lontananza di Krystal e della sua comunità, tutti prigionieri di un mondo dove non c’è via di fuga. Così come l’assenza di un mentore, cui sapersi confidare.

Come Christoph e la scimmia, menti diaboliche del Truman Show e dell’asilo Sunnyside, a mettere i bastoni fra le ruote c’è Roger, il perfido e inespressivo servitore di Obie: ogni mossa non passa mai inosservata e conviene pensarci due volte prima di fare passi falsi.

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Tematiche crude quali la negazione della realtà, il desiderio di fuga e il denaro. E poi l’uso del colore giallo e verde a sottolineare la malattia, la dipendenza e la fatica di respirare e di vivere sotto un ambiente tossico.

E il colore rosa paradiso, bellissimo da vedere, che distrae, intraprende mille strade, per poi riunirsi. Basta una parola per essere fritti. Ma per fortuna, c’è gente pronta a cambiare le carte in tavole, come nel caso di Krystal.

Tra decadenza e voglia di riscatto

Come ci mostra anche la sigla, tutto ha una forma geometrica. Così come era per gli antichi egizi, per Krystal la “piramide” misura l’elevazione sociale, la felicità e la voglia di riscatto. In ogni episodio, Krystal cerca di scalare una vetta “facile”, che però si rivela imprevedibile e difficile. 

Oggi, più che mai, siamo circondati da un mondo sempre più tecnologico e artificiale, che si basa sulle statistiche. E il marketing assume una valenza metaforica: come nella vita, a volte tutto può andare a gonfie vele. Ma basta una piccola svista e tutti i piani si frantumano in piccoli pezzi di carta. Specie se si è in bancarotta.

Forse è proprio il secondo episodio che meglio descrive la condizione esistenziale di Krystal e della sua comunità: le cose vanno sempre peggio, l’impero costruito dal marito crolla. Non c’è più via di fuga. 

Krystal rischia di perdere la sua casa, vuole chiudere con il passato e ricominciare da capo. Krystal viene presa a schiaffi: non ci sono né certezze né futuro per lei. Le atmosfere si fanno crude e tossiche, giuste per descrivere lo stato emotivo di Krystal. 

Vorrebbe lasciarsi andare, ma al giorno d’oggi non frega più niente a nessuno. C’è bisogno di tenerezza, di una carezza. E, come una vera guerriera, si rialza e, come un’agente sottocoperta, mette in atto il suo piano, pronta a tutto pur di riscattarsi e riprendere il timone della nave.

On Becoming a God – Quando religione, politica e tenebre si confondo

Si tratta di un ritorno a casa per Ted Levine: se nel Silenzio degli Innocenti la vicenda si focalizzava sulle tracce del misterioso assassino Buffalo Bill, in On Becoming a God tutto ruota intorno alla figura mistica, e in apparenza generosa, di Obie Garbour II, che si impone come un’icona da contemplare.

E le sue registrazioni diventano preghiera e pane quotidiano per il suo target. Una religione che però ha delle regole ben precise e che non bisogna contraddire.

La buona novella diventa oggetto di divisione e di criticità, strumento “politico” e industriale indispensabile al fine di trasmettere valori ottimistici. Si promuove l’immagine di una grande famiglia, che dà la libertà di entrare nel regno delle favole. Ma una volta entrati, non se ne esce più. 

Le parole di Obie saziano, ma allo stesso tempo divorano l’anima e portano alla pazzia. Un esempio è Cody Bonar (uno spaventoso Théodore Pellerin), il fedele apostolo “malato” di Obie, pronto a sacrificare le propria vita per il suo padre spirituale. 

Cody cerca di promuovere i valori culturali della FAM, ma il suo cuore è vuoto, incapace di accettare la realtà, rinchiuso e isolato dagli affetti della famiglia.

Così come Ernie Gomez (Mel Rodriguez), cittadino modello, padre di famiglia, vicino di casa e collega di Krystal, pronto a mettersi in ascolto e ad aiutare il prossimo.

Ernie si accontenta della sua vita e non ha nulla che gli manca. Eppure, nonostante abbia un grande cuore, anche lui nasconde una fragilità: si sente perduto e cerca conforto nella fede, forse l’unica cosa che lo spinge a dare un senso alla sua esistenza.

Ma nel corso degli eventi, anche lui cederà alla tentazione e alla fine lo ritroveremo cambiato e malato dalla dipendenza della droga della FAM, cadendo così nella tela del ragno.

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On Becoming a God

  • Anno: 2019
  • Distribuzione: Showtime
  • Genere: Drammatica
  • Nazionalita: Americana
  • Data di uscita: 25-August-2019