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‘La Befana vien di notte. Le origini’ raccontato dalla regista. Conversazione con Paola Randi

Il film con Monica Bellucci spiegato dalla regista

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La Befana vien di notte. Le origini ci porta alle radici della storia presentandoci un’ eroina tutta italiana che si confronta con il mondo contemporaneo pescando dalla grande tradizione del nostro cinema.  Della Befana, di Monica Bellucci, Fabio De Luigi e dell’esordiente Zoe Massenti abbiamo parlato con la regista Paola Randi. Produce Lucky Red.

Il fantastico de La Befana vien di notte di Paola Randi

Del tuo percorso artistico La Befana vien di notte. Le origini sembra quasi un approdo naturale nel senso che il fantastico, da un po’ di tempo a questa parte, è al centro del tuo interesse, con titoli come Tito e gli alieni (qui per la conversazione con la regista a proposito di questo film) Luna nera e ora questo.

Sì, è proprio così, tant’è che quando è arrivata la sceneggiatura di Nicola Guaglione e Menotti ho avuto un sobbalzo sulla sedia perché sembrava fatta apposta per me. Il loro approccio narrativo mi ha fatto subito sentire a casa.

Tra l’altro l’attualità di una figura come quella della Befana non sta solo nel fatto di presentarci una figura femminile protagonista del suo destino, nella maniera cui sta succedendo nel mondo reale, ma anche di essere rappresentativa della misoginia della controparte maschile che teme e demonizza questo cambiamento.

Non solo, perché la storia del film ribalta completamente le prospettive sulle streghe, facendo capire che la loro persecuzione era frutto di paura e ignoranza, che poi sono il motivo di molte delle brutture di questo mondo. Così accade per il Barone De Michelis (Fabio De Luigi, ndr) pronto a incolpare gli altri per le disgrazie che gli sono capitate. Anche questa cosa è molto attuale. Al contrario, se ci si affidasse a un universo più ampio di accettazione, di conoscenza, ma soprattutto di accoglienza la vita sarebbe più facile per tutti. Dolores (Monica Bellucci, ndr) ce lo dimostra per l’accoglienza e la curiosità che dimostra nei confronti di ciò che non conosce.

Il personaggio di Dolores

La bellezza di un personaggio come Dolores è quella di essere disponibile senza chiedere nulla in cambio. Un esempio contrario alla normalità di un mondo come il nostro in cui ogni cosa ha un prezzo. Una personalità del genere la rende automaticamente una persona fantastica.

Certo! Ed è la lezione che impara Paola (Zoe Massenti, ndr). Anche lei come tanti ha questa ossessione per il denaro associato al successo e al potere mentre con Dolores scopre che ci sono anche altri superpoteri molto più grandi e significativi rispetto ai quali il denaro perde ogni importanza. Impara che a contare è far sorridere e far star bene i bambini e le bambine di tutto il mondo e direi anche di tutte le età (ride, ndr).

Altri titoli oltre a La Befana vien di notte di Paola Randi

In queste festività il cinema sembra prendere posizione nei confronti di questa visione materialistica dell’esistenza. Oltre al tuo lo fanno anche Don’t Look up di Adam McKay e Illusioni perdute di Xavier Giannoli.

Secondo me uno dei privilegi del nostro mestiere – ancora di più quando si fa cinema mainstream -, è dato dall’opportunità di parlare a tanta gente. In un film come il mio, rivolto per di più a ragazzi e ragazze si ha anche la responsabilità di rivolgersi alle nuove generazioni per cui secondo me diventa fondamentale dare il nostro piccolo contributo promuovendo valori etici che sono fondanti per ogni comunità.

La Befana è un’eroina italiana in cui tutti si possono identificare perché è un outsider, simile alle tante persone che vengono messe ai margini della società e a cui la vita non ha detto benissimo. Come lei anche a queste ultime capita di riuscire a trovare degli antidoti, delle soluzioni e degli espedienti capaci di rivelare un superpotere gigantesco che è quello della fantasia. Pensa alla Befana che invece di combattere con la violenza di pugni e calci lo fa a colpi di caramelle e carbone. Sono felice che questo messaggio forte e innovativo provenga dalla nostra tradizione.

La figura della Befana

Rilanciare il nostro cinema di genere attraverso figure di questo tipo significa farlo fino in fondo, evitando di prendere in prestito personaggi appartenenti ad altre tradizioni. In più l’iconografia della Befana è legata in senso stretto alla nostra fantasiosa artigianalità.

Sono completamente d’accordo! La Befana è un personaggio propriamente italiano non solo perché il nostro paese è depositario di un universo femminile molto importante. Qui parliamo di una figura femminile rivoluzionaria: nel primo capitolo (La Befana vien di notte diretto da Michele Soavi, ndr) era esemplare che la Befana  facesse l’insegnante, mentre nel mio film scopriamo che si tratta di un insegnamento appreso dalla sua mentore: Dolores. È grazie a lei, al fatto di aver imparato a leggere che Paola riesce a fare la pozione in grado di salvare i bambini.

Uno dei pregi della sceneggiatura di Guaglione e Menotti  è quello di aver creato personaggi straordinariamente credibili proprio perché sono molto vicini a persone come noi o a quelle che ci capita di incontrare. L’identificazione risulta spontanea. In più nel testo esistevano una serie di commistioni con il grande immaginario del nostro cinema: penso a Sergio Leone e ai grandi maestri e maestre del cinema in grado di regalarci personaggi di grandissima umanità raccontando antieroi tipicamente italiani.

Alcuni riferimenti per La Befana vien di notte di Paola Randi

Infatti i tuoi personaggi sono dei picari, figure tipiche a cui è ispirata la commedia italiana di Dino Risi, Mario Monicelli e molti altri.

Esatto! Succede perché questa è la nostra tradizione che qui però viene incastonata in un universo magico con cui tutti noi in qualche modo siamo cresciuti.

Assieme a questo nel film c’è anche un immaginario che guarda a certo cinema americano. Penso, per esempio, alla scena in cui il braccio di Paola emerge dal cumulo di macerie per accogliere la scopa che nel frattempo sta volando da lei.  Si tratta di una sequenza ispirata alle origini del mitico Thor, quella in cui Donald Blake entrava a contatto con il suo potente martello.

Quello è un passaggio che permette di sottolineare un tratto distintivo del nostro essere italiani, e cioè il senso dell’umorismo che trasforma il martello dei Dio vichingo in una bella scopa che lancia fuochi d’artificio che diventano caramelle e carbone. Peraltro il cinema americano ci insegna cose straordinarie, destinate a restarci per sempre nel cuore. Tito e gli alieni non ci sarebbe stato senza lo Steven Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo in cui racconta di come siano i bambini ad accogliere gli alieni con gioia e curiosità, al contrario degli adulti che soccombono alle loro paure. Un modo poetico per invitarci a guardare il mondo con gli occhi dei più piccoli dove tutto è avventura.

Poi sai, ai miei tempi le bambine non c’erano nelle favole molte eroine  con cui identificarsi mentre oggi succede! Questo è importante e speriamo ce ne siano sempre di più.

I bambini e le origini

Tito e gli alieni traduceva il fantastico in maniera poetica. In La befana vien di notte. Le origini le invenzioni sono più classiche, con gli effetti speciali che puntano più al cuore che alla perfezione. Nel senso che in alcuni passaggi, per esempio in quello in cui Paola cavalca la scopa per la prima volta, scegli di sottolineare l’artificio più che ricercare il massimo realismo. In questo modo riesce a rinfrescare un immaginario visivo a cui siamo da tempo abituati con l’ingenuità infantile tipica dei bambini.

Sì, assolutamente! È una lezione che abbiamo imparato guardando per esempio Miracolo a Milano di Vittorio De Sica in cui l’ascesa in cielo finale fa esplodere il cuore ancora oggi e l’imperfezione degli effetti diventa pittorica, poetica, irripetibile. L’importante è non prendersi troppo sul serio, nella consapevolezza di trovarci all’interno di una macchina produttiva molto diversa da quella americana: non ha senso cercare di inseguire quel cinema mentre ha senso tentare di inventarsi qualcosa di nostro, lavorare con l’invenzione e trovare la via dei sentimenti, dell’emozione, del cuore.

Il senso dell’umorismo è fondamentale. Noi siamo gente che è riuscita a raccontare le tragedie col sorriso sulle labbra: credo sia una cosa speciale del nostro cinema, e sia senza dubbio tipicamente italiana, come ci insegnano i grandi maestri che ci hanno preceduto.

Peraltro da Francesca Comencini ho imparato che il cuore del cinema d’azione non sta nella ricchezza degli effetti speciali quanto piuttosto nel saper raccontare i personaggi e le loro relazioni. È una lezione importante di cui faccio tesoro.

Le origini della Befana sono collocate in un tempo lontano da quello raccontato nel primo episodio. Di fatto La Befana vien di notte. Le origini si può considerare un nuovo inizio.

Nel raccontarne le origini i due sceneggiatori hanno cercato di inserire qualcosa di antitetico al personaggio della Befana collocando la sua storia in un secolo, il 1700, poco raccontato nel nostro cinema; un’epoca in cui ancora esistevano le persecuzioni contro le streghe. Per far nascere la leggenda di una strega speciale come la Befana non c’era niente di meglio che ambientarlo in quel momento storico.

Alcuni momenti

Una delle cose più interessanti e divertenti è stata quella di utilizzare un fuoriclasse come Fabio De Luigi in un ruolo lontano dall’immaginario  in cui siamo abituati a vederlo. All’uomo timido e impacciato subentra la maschera viscida e crudele del Barone De Michelis.

Il personaggio offre degli spunti molto interessanti perché alla fine è una persona fragile e ferita, tradita dai suoi stessi affetti. Come dicevi tu Fabio De Luigi è un attore straordinario, capace di calarsi nel personaggio vestendolo con sfaccettature che hanno reso tridimensionale la contorta personalità del suo “cattivo”. Lavorare con lui è stato molto bello perché Fabio è il tipo di attore che fa sue le suggestioni della regia per poi farle crescere e rilanciare proposte ancora più efficaci. Per esempio è sua l’idea di fare svenire Marmotta nella sequenza della bambina indovina, ed è strepitosa.

Ti riferisci a quella in cui la ragazzina replicando la Linda Blair dell’esorcista cammina con le movenze di un ragno.

Non sai quanto mi sia divertita a farla. Si cercava un modo di stemperare la chiave horror, per evitare di prenderla troppo sul serio, e lui ha suggerito lo svenimento di Marmotta, il soldato interpretato dal fantastico Herbert Ballerina. Era perfetto! Quindi l’ho subito raccolto e inserito nel film. Quando lavori con questo tipo di attori hai la possibilità di attingere a un surplus di possibilità che ti consente di arricchire il risultato finale.

Monica Bellucci protagonista di La Befana vien di notte di Paola Randi

Venendo a Monica Bellucci, ho trovato divertente il modo con cui giocate con il suo divismo e con l’accento francese che oramai l’accompagna anche quando parla nella nostra lingua. Nel film ne fai un personaggio a metà strada tra la Fata turchina e Mary Poppins. Più in generale mi sembra che il nostro cinema d’autore ne trasformi la sensuale carnalità  in un ideale di bellezza più etereo e direi immacolato, come accadeva ne Le meraviglie di Alice Rohrwacher e come succede anche nel tuo film.

Tanto per incominciare Monica è magica. Non è solo un’icona internazionale di cui andare orgogliosi ma anche una persona con un cuore straordinario e con un senso dell’umorismo davvero raro. L’approccio al suo personaggio è stato all’insegna della generosità nel senso che lei per prima è stata al gioco, scherzando sulla smemoratezza e sbadataggine, e anche sulle note delicate di seduzione del suo personaggio ma ci ha anche donato il suo grande cuore. Con i bambini ha stabilito un’atmosfera pazzesca, dimostrando di non essere solo una brava attrice, ma una splendida persona, tanto che il giorno che si sono commossi tutti perché Mario (Chicco) aveva finito e doveva lasciare il set, anche lei aveva le lacrime agli occhi.

Spesso nel corso del film la vediamo con gli occhi lucidi intuendo non si tratti di un trucco, ma di una reazione che viene dal cuore, frutto di  un’emozione interiore sincera e non costruita.

Lo confermo. È stata lei a voler apparire con i capelli bianchi, nella volontà di farsi portatrice di una femminilità capace di superare i confini degli stereotipi legati alle donne. Come regista avere il sostegno di un’attrice così importante è stato fondamentale. Mi ritengo fortunata ad averla incontrata e ad aver lavorato con lei. Monica è una persona che fa bene all’anima.

L’autenticità del film

Se nel tuo film riesci a parlare di sentimenti e di massimi sistemi in maniera appassionata ma senza sdolcinature o intellettualismi è perché al suo interno i dialoghi sono per così dire “sporcati” dall’idioma popolare e dalla spontanea genuinità di Zoe Massenti. Come la Alessia de Lo chiamavano Jeeg Robot, anche Paola è un personaggio tipico della coppia Guaglione e Menotti. Mi era sfuggito che fosse una star di un Social Network come Tik Tok.

Sì, Zoe è una star di Tik Tok, ha qualcosa come tre milioni di followers. È stato Nicola a trovarla: quando me l’ha segnalata ho capito subito che aveva delle caratteristiche vicine al personaggio. Durante il provino le ho dato delle indicazioni che ha fatto subito sue. Da lì ho capito che possiede quella duttilità e capacità di ascolto che risuonano nelle attrici di sicuro talento. Io amo molto lavorare con bambini e adolescenti come pure con attori e attrici esordienti e una delle cose più importanti per riuscire a lavorare con loro è la possibilità di comunicare con facilità e l’intelligenza nell’ascolto, che in Zoe esiste in maniera naturale. In più lei aveva delle caratteristiche sue personali che erano proprie di Paola, come per esempio quella di essere un’imprenditrice di sé stessa.

Essendo una star di Tik Tok è una professionista molto determinata come pure un’artista capace di ballare sulle coreografie del balletto finale da lei stessa create. La cosa interessante di questi balletti è che chiunque ci si può cimentare: quindi garantisce a tutti la possibilità di partecipare e sentirsi coinvolti in una sorta di liturgia collettiva. Lei è molto determinata e molto seria: studia lavora e si impegna tantissimo. Per i bambini è diventata subito un punto di riferimento sul set.

Le tematiche di La Befana vien di notte di Paola Randi

La Befana vien di notte. Le origini segna anche il ritorno in grande stile della coppia di sceneggiatori artefice del plot di Lo chiamavano Jeeg Robot. Dopo quel film non sono state molte le volte in cui sono tornati a scrivere insieme per cui il tuo film è anche l’occasione per ritrovare alcune delle tematiche da sempre appartenenti alla loro poetica. Penso al tema del riscatto da una marginalità prima psicologica e poi sociale, a un tipo di eroismo privo di fronzoli e vissuto con una certa riluttanza ma soprattutto a un tipo di fantasy che si rapporta con ambienti e personaggi molto concreti. Per non dire del dialetto, anche qui usato come moltiplicatore dell’umanità dei personaggi. Penso al romanesco di Paola ma anche alla cadenza francese di Dolores.

Sì, esatto, ma l’uso del dialetto e della parlata sono veramente dei punti fondamentali nella loro poetica e della loro scrittura. Tra l’altro risuonano benissimo nel mio universo, di conseguenza incontrarli e lavorare con loro è stato stupendo. In particolare con Nicola che ha accolto con grande entusiasmo la mia proposta di farmi da seconda unità. Lì, secondo me, c’è stata una scintilla, di quelle che ogni tanto scaturiscono da questi incontri artistici un po’ magici, dove ci si intende bene e ci si diverte tanto a realizzare qualcosa insieme. Per quanto riguarda la regionalità, cioè l’uso dei dialetti e degli accenti, abbiamo cercato di metterli tutti: dal siciliano all’umbro, dal bolognese al napoletano e ovviamente al romanesco.

La storia è ambientata nello Stato pontificio per cui quello di Paola rispecchia lo spirito della romanità antica che se vuoi rimanda ai grandi maestri del nostro cinema. In generale si tratta di un aspetto che ci connota come paese perché noi veniamo da una moltitudine di culture diverse che poi si sono unite. Mi dimenticavo che nel film c’è anche il Papa di Corrado Guzzanti che parla un bolognese davvero divertente. Tanto per dirti della ricchezza di idiomi che scandiscono la musicalità della nostra vicenda.

Sceneggiatura e fotografia

Una cosa che ho trovato efficace è che nel film ci sono almeno quattro protagonisti – oltre a Paola e Dolores anche il barone De Michelis e il bambini – a cui sceneggiatura e regia riescono a rendere merito senza trascurarne nessuno. Penso non sia facile raggiungere un tale equilibrio.

Già in scrittura le parti erano ben armonizzate mentre in sede di regia il lavoro con gli attori sia piccoli che grandi è stato decisivo nel creare quello spirito di gruppo per cui tutti entrano nei loro personaggi e poi si divertono a partecipare al progetto con generosità gli uni verso gli altri.

Dopodiché, non esiste il problema dello spazio condiviso, anche perché ritenevo fosse importante trasmettere un messaggio di compartecipazione in cui l’armonia di cui ti dicevo doveva fare da propulsore. Un metodo di lavoro che funziona e che ho sempre usato nei miei film.

In tutto questo si inserisce la fotografia di Gherardo Gossi, la cui luce espressionista è capace di trasformare il buio in magia, concorrendo a creare il fantastico presente nel film.

Con Gherardo ci siamo parlati dall’inizio della preparazione. Io gli ho dato dei riferimenti che rimandavano a un mondo magico e misterioso. Quello su cui siamo stati subito d’accordo era di fare un film che seguisse la tradizione dei film d’avventura e di magia.

Questo era un aspetto fondamentale per restituire l’essenza della Befana che in definitiva, e come ricorda il titolo, è una creatura notturna. Dunque non si può prescindere da questo tipo di atmosfere e devo dire che Gherardo le ha rese in maniera straordinaria.

Paola Randi oltre La Befana vien di notte

La tua bravura come regista è anche stata quella di mettersi a disposizione del film. Considerato che parliamo di cinema mainstream hai rinunciato a far sentire la presenza della mdp in favore di una regia molto classica, in cui sembra che la storia vada avanti da sola.

Ti ringrazio, ma sai, nella grande tradizione del cinema italiano e internazionale ci sono grandi registi e registe e sceneggiatori che collaborano, facendo la loro parte per raccontare una storia. Nel mio piccolo ho cercato di raccogliere questo insegnamento, potendo contare su uno script davvero bello e con un immaginario molto vicino al mio. Peraltro si trattava di un’occasione per sperimentare un approccio classico del cinema di genere. Sono contenta che tu mi dica che si tratta di una regia tradizionale perché molti mi hanno detto il contrario. In realtà credo che abbia ragione tu. Io sono cresciuta con i film degli anni settanta, ottanta e anche novanta e un film come questo ti dà occasione di liberare i tuoi ricordi e di farli rivivere. In più, credo sia stata una bellissima occasione di sperimentare in un senso molto più marcato rispetto a quando dirigo i miei film in cui opero su un territorio conosciuto.

La storia della Befana mi ha fornito l’occasione di cimentarmi sul genere che è sempre un mondo meraviglioso in cui ci sono diversi elementi con cui puoi giocare. Nella sceneggiatura c’erano tantissime citazioni che mi sono divertita a trasporre: da Bastardi senza gloria a Il buono, il brutto e il cattivo ma te ne potrei dire molte altre. A posteriori e alla luce di quanto ti ho detto mi piacerebbe molto ripetere questa esperienza.

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La Befana vien di notte. Le origini

  • Anno: 2021
  • Durata: 116
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Paola Randi
  • Data di uscita: 30-December-2021