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IN SALA

‘L’angelo dei muri’ di Lorenzo Bianchini: dal 39° Torino Film Festival in sala

L’angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, film di chiusura della sezione “Le stanze di Rol” al Torino Film Festival. è un'opera di poesia visiva. Al cinema

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l'angelo dei muri

L’angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, che ha chiuso tra gli applausi del pubblico la sezione “Le stanze di Rol” del 39° Torino Film Festival , arriva ora al Cinema.

Un film di pura poesia visiva che ha incantato gli spettatori.

L’angelo dei muri – Trama

Pietro (Pierre Richard) è un vecchio solo e ammalato che vive in un appartamento di un palazzo in ristrutturazione a Trieste. Dopo aver ricevuto l’ingiunzione allo sfratto, costruisce un rifugio innalzando un muro al fondo del lungo corridoio della casa. Dal suo nascondiglio, Pietro si mette in osservazione fino all’arrivo dei nuovi inquilini: una giovane donna e sua figlia. La bambina si accorge della presenza di Pietro, ma non lo può vedere perché cieca. L’anziano inizia a vegliarla instaurando un legame affettivo.

L’immagine significante

Il lungo piano sequenza iniziale indica la dimensione stilistica di L’angelo dei muri di Lorenzo Bianchini. Il regista friulano in modo programmatico porta lo spettatore in uno spazio interiore, lo conduce all’interno di un mondo in cui passato, presente e futuro convergono sulle spalle del protagonista, Pietro. Interpretato dall’icona della commedia francese degli anni 80 e 90, Pierre Richard si trasforma in una mappa di carne in cui le rughe e i grugniti sono espressioni emotive che dialogano con le crepe e la polvere dell’appartamento in via di ristrutturazione.

La capacità di Bianchini di comunicare con la macchina da presa, quindi principalmente attraverso un linguaggio visuale, determina il superfluo della lingua: Pietro non dice una parola per tutta la durata de L’angelo dei muri, ma non è necessaria, sarebbe un orpello, un sovrappiù di significato ridondante il significante dell’immagine. Il suo mutismo si gemella con la cecità della bambina: la comunicazione verbale e quella visiva dei personaggi sono suppliti dal punto di vista della macchina da presa, dallo sguardo preciso di Bianchini che con un lavoro al montaggio certosino combina gli inserti onirici e gli spostamenti dei personaggi all’interno del perimetro delle mura, scoprendo lentamente e per scarti successivi la verità su Pietro e le sue ospiti.

L’altrove della realtà

l'angelo dei muri

Se dobbiamo proprio trovare delle contaminazioni in L’angelo dei muri le possiamo intravedere più dal primo cinema di Guillermo Del Toro piuttosto che da quello horror di Alejandro Amenábar, proprio per il gusto favolistico e poetico presente nel regista messicano e assente in quello del cileno naturalizzato spagnolo. Ma al di là di ogni possibile fonte, il regista friulano dimostra, nel suo primo lungometraggio più mainstream, di possedere un originale sguardo che perfora il labile muro del reale già ampiamente dimostrato con Oltre il guado, piccolo gioiello in cui già veniva messo in scena l’altrove spazio-temporale.

Del resto, se la cinepresa si muove lungo i corridoi e le stanze e Pietro si costruisce una cella all’interno di una prigione, è la cinepresa stessa che alla fine abbatte i muri e inquadra un cielo stellato a cui lo sguardo fugge.

Pietro costruisce giocattoli per la bambina: prima un gabbiano poi una mongolfiera. Simboli di fuga dai ricordi che hanno trasformato la memoria di un uomo nella sua prigione spirituale. Le finestre, che si aprono verso l’esterno di un paesaggio urbano freddo e decadente, così come le tende, le porte, gli infissi sono tutte soglie che Pietro non attraversa mai superandole, ma restando sempre nel loro raggio di delimitazione. In una raffigurazione scenografica di un limbo che da fisico si trasforma in psicologico.

La rappresentazione del personaggio, che osserva dal suo nascondiglio attraverso buchi aperti strategicamente sulle stanze dove si muovono la bambina e sua madre oppure attraverso la grata artificiale, porta di uscita dalla cella del nascondiglio alla prigione dell’appartamento, è quella dello spettatore che guarda in una scatola magica, in una camera dei sogni (o incubi) creata dalla magia del cinema.

Prodotto e distribuito da Tucker Film con Rai Cinema e MyMovies, L’angelo dei muri conferma la bontà dello sguardo di Lorenzo Bianchini, offrendo allo spettatore una storia di pura poesia visuale.

Torino Film Festival. Vincono sguardi originali e di frontiera

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L'angelo dei muri

  • Anno: 2021
  • Durata: 101
  • Distribuzione: Tucker Film
  • Genere: horror
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Lorenzo Bianchini