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IN SALA

‘Un anno con Salinger’ recensione del film di Philippe Falardeau

Margaret Qualley e Sigourney Weaver in un racconto di formazione ambientato negli anni Novanta

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Film di apertura del 70° Berlin International Film Festival, Un anno con Salinger di Philippe Falardeau, tratto dall’omonimo romanzo di Joanna Rakoff, esce in sala l’11 novembre.

La narrazione di Falardeau sceglie i passi più significativi dell’omonimo romanzo di Joanna Rakoff a cui è ispirata, inserendo elementi nuovi per integrare piacevolmente letteratura e cinema, mantenendo sempre un tono leggero e un po’ svagato.

Un anno con Salinger trama

New York, anni ’90: dopo aver lasciato gli studi di specializzazione universitaria per diventare scrittrice, Joanna viene assunta come assistente di Margaret, l’agente letteraria impassibile e un po’ rétro di J.D. Salinger. Il compito principale di Joanna è rispondere, con un messaggio formale dell’agenzia, alle migliaia di lettere inviate dagli ammiratori di Salinger. Ma, leggendo le parole struggenti che arrivano da tutto il mondo, Joanna diventa sempre più riluttante a rispondere con la lettera impersonale dell’agenzia e d’impulso inizia a personalizzare le risposte. (dal sito ufficiale di Academy Two).

un anno con Salinger

Margaret Qualley nel ruolo di Joanna, mentre legge le lettere degli ammiratori di Salinger

Un anno con Salinger Margaret Qualley e Sigourney Weaver

Un’ottima prova per la protagonista Margaret Qualley (Maid) e per la splendida coprotagonista Sigourney Weaver, in uno scontro iniziale che diventerà confronto, lo si sa fin da subito. Joanna accetterebbe qualsiasi cosa pur di lavorare in un luogo così suggestivo (le foto degli scrittori alle pareti, i loro libri così evocativi!); e Margaret da parte sua la tiranneggia, . “Una messinscena tanto riconoscibile quanto scontata”, l’ha definita Carlo Cerofolini sulle pagine di Taxidrivers. Efficace, aggiungeremmo noi, a vantaggio del film.

Sigourney Weaver fa la donna antipatica e rigida; perfetta per custodire la privacy di Salinger in modo inflessibile. Margaret Qualley la ragazza che apre i suoi occhi sul mondo, anzi li spalanca, perché vuole capire e afferrare tutto ciò che può dalle nuove occasioni.

Un diavolo veste Prada consapevole

Carlo Cerofolini aggiunge che My Salinger Year sembra rifarsi agli schemi de Il diavolo veste Prada, con la brava Margaret Qualley in versione Anne Hathaway e la carismatica Sigourney Weaver in quelli di Meryl Streep”. E Il diavolo veste Prada è citato proprio nel press book del film che recita “Il diavolo veste Prada a scuola di letteratura”; come a sottolineare un’evocazione consapevole e non un furbo scimmiottamento.

Il film di Philippe Falardeau ricorda anche la serie tv Chiami il mio agente in cui la Weaver recita il ruolo di se stessa come attrice famosa che fa le bizze. In fondo, gli agenti letterari e quelli dello spettacolo si somigliano nelle nevrosi e nel tentativo di conciliare gli affari con il talento, qui rappresentati entrambi dalla scrittrice esordiente, ingenua ma non del tutto, e dalla navigata Margaret.

un anno con Salinger

Le due protagoniste femminili di Un anno con Salinger

Le contrapposizioni della vicenda

Di lei Joanna pensa: “Come faceva a passare le giornate – la vita – ad accompagnare dei libri verso la pubblicazione senza amarli come li amavo io, come dovevano essere amati?” (dal testo della Rakoff).

Il romanzo affronta più argomenti contrastanti. Oltre a questa contrapposizione (tra letteratura e business) anche quelli tra “successo e privacy, il vecchio e il nuovo, l’amore e l’ambizione” dice Falardeau, ma per non appesantire la trama sono stati lasciati sullo sfondo, tenendo come focus il personaggio di Joanna e il suo percorso.

Salinger: un’assenza molto presente

“Il diavolo veste Prada a scuola di letteratura” significa che Un anno con Salinger non ha nessuna pretesa di farla, la letteratura, di rappresentarla, né di fornire uno spaccato sulla vita del padre di Holden Caulfield. Sarebbe bene saperlo, perché le false aspettative sul film potrebbero deludere parecchio.

In realtà, Salinger è il pretesto per una storia di formazione, per il percorso di consapevolezza maturato nell’ambito di un’agenzia letteraria old style, dove la direttrice non ammette computer, né altre diavolerie moderne. Ma a Joanna piaceva: “il chiarore soffuso e confortante delle lampade, il fruscio dei piedi dei colleghi sulla moquette morbida, le poltrone con i braccioli di pelle e le librerie di legno scuro. Era come lavorare in casa di qualcuno, o in una biblioteca privata”. (Joanna Rakoff).

Salinger è reso con piccoli  tocchi: un anziano che si allontana visto di spalle, una voce al telefono, la foto incorniciata alla parete, il nome sul dorso di un’edizione originale dei suoi libri.

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Margaret Qualley (Joanna) all’interno dell’agenzia letteraria

Gli ammiratori di Salinger

Sono, oltre a Joanna e Margaret, i personaggi più importanti del racconto. Si è voluto dar loro un volto mentre recitano le parti centrali delle loro lettere per valorizzarne il senso. Ognuno è riuscito a mettersi a nudo, grazie alla lettura di Salinger; ognuno ne ha tratto beneficio perché, si sa, le storie, quelle vere, sono terapeutiche.

Il giovane Holden lo sapeva già: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”

All’agenzia letteraria arrivano lettere da tutto il mondo, da persone di  tutte le età. E quasi tutte parlano di emozioni.

Troppe emozioni, poca emozione

Senza nulla togliere alla piacevolezza della visione, forse nel film di Falardeau si parla un po’ troppo di emozioni, empatia, emotività, forse più di quanto possa provarne lo spettatore, che preferirebbe fossero accennate anziché proclamate. Avremmo anche evitato il balletto finale come soluzione del conflitto amoroso e psicologico di Joanna, che fanno slittare la narrazione in qualcosa di sdolcinato, mentre il film fino a quel momento ha tenuto, nonostante il rischio della leziosità sempre in agguato.

un anno con Salinger

Margaret Qualley nel locale in cui è girata la scena del balletto, risolutrice dei conflitti

Insomma, come dire, non riconosciamo in Un anno con Salinger la stessa profondità di Monsieur Lazhar, che ha ottenuto nel 2012 la nomination nella categoria Miglior Film Straniero ai Premi Oscar. Lì le emozioni non erano dette, ma rese dagli sguardi dei bambini, mentre si parlava di problemi più grandi di loro e persino più grandi degli stessi adulti.

La produzione di Un anno con Salinger è di micro scope, Parallel Film Productions. La distribuzione di Academy Two.

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Un anno con Salinger

  • Anno: 2020
  • Durata: 101 minuti
  • Distribuzione: Academy two
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Canada Irlanda
  • Regia: Philippe Falardeau
  • Data di uscita: 11-November-2021