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Il CBD: le differenti visioni tra l’Europa e l’Italia

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Negli ultimi anni è ritornata alla ribalta una pianta che ha accompagnato l’uomo per secoli, fornendogli rimedi farmacologici e prodotti tessili di altissima qualità.

Stiamo parlando della Cannabis sativa, utilizzata già dalla medicina cinese, ha conosciuto il suo massimo splendore proprio in Italia, con l’avvento delle Repubbliche Marinare. Come mai, quindi, ad oggi, se si utilizza il termine “Cannabis”, molti pensano solo alla sostanza stupefacente? Per colpa di una feroce persecuzione durante il periodo del secondo dopoguerra, ovviamente per motivi economici, in quanto questa pianta rappresentava una reale minaccia alla nascente industria della carta e della plastica.

Un proibizionismo, quello della canapa, che ha miseramente fallito negli ultimi anni, grazie soprattutto agli studi su uno dei suoi principali metaboliti, il cannabidiolo (CBD), che ne hanno dimostrato i molteplici e innegabili effetti benefici su corpo e mente.

Sono nati così, numerosi punti vendita della Cannabis depotenziata (ovvero priva di THC – il responsabile degli effetti psicotropi – e con un’elevata concentrazione di CBD) in Italia e in Europa, e a proposito di questo, la migliore marijuana legale online la si può trovare su Justbob.

Si è reso quindi necessario regolamentare il suo utilizzo, e in questo articolo andremo a effettuare una panoramica sull’utilizzo del cannabidiolo e la sua regolamentazione a livello nazionale e europeo.

Il mercato della canapa

Il boom economico della canapa è ormai cosa nota, la sua coltivazione a scopi commerciali o di ricerca è permessa in oltre quarantasette Stati e tra i maggiori produttori di canapa si annoverano Paesi importanti come Usa, Cina, Canada, Francia e Cile. Si pensi che, a livello globale, nel Nord America sono destinati a questo tipo di coltivazione 65.000 ettari di terreno; in Europa sono già più di 40.000 gli ettari coltivati a canapa, per un totale nel mondo di oltre 160.000 ettari.

Nell’Unione Europea la produzione di canapa è particolarmente sviluppata in Francia, Olanda, Lituania e Romania. Nella sola Francia si produce quasi il 50% dell’intero raccolto.

Il CBD in Europa

È chiaro, quindi, che dalle coltivazioni di canapa derivino anche tutti quei prodotti a base di CBD, che ricordiamo, sono molteplici e tutti con azioni psico-fisiche positive. Il cannabidiolo si trova ormai nei cosmetici, negli oli, nei medicinali, negli alimenti, ed è tutto assolutamente legale, dal momento che questi prodotti contengono quantità insignificanti, o non ne contengono affatto, di THC, l’altro principale metabolita della Cannabis che ha però azione psicotropa (“sballa” per intenderci).

Le leggi europee infatti, consentono la coltivazione e la commercializzazione di tutti i prodotti derivati dalla pianta, a patto che contengano una percentuale di tetraidrocannabinolo non superiore allo 0,2%.

Per fare maggior chiarezza, e per darvi un quadro completo della situazione in Europa, riportiamo di seguito le normative dei principali Paesi:

  • Svizzera: seppur non faccia parte formalmente della UE, è consentito il possesso, il consumo e la vendita di CBD anche con la presenza di tassi di THC piuttosto alti (1%);

  • Germania: la prescrizione di Cannabis (con la presenza di THC) come medicinale antidolorifico, è cosa ampiamente accettata ma solo per pazienti gravemente malati. I prodotti CBD, privi di THC, come l’olio di canapa, sono invece venduti nei negozi senza la necessità di alcuna prescrizione medica;

  • Danimarca: i prodotti a base di canapa sono legali solo se il tasso di THC è inferiore allo 0,2%, proprio come da normativa europea;

  • Svezia: la legge sulla droga è una delle più restrittive in assoluto: le agenzie mediche svedesi provano ad inserire il CBD come medicina analgesica ma ancora il successo non è garantito. Nel frattempo, si applica comunque la normativa europea e sono acquistabili prodotti CBD con un tasso di THC inferiore allo 0,2%;

  • Francia: possono essere messi in commercio e usati industrialmente soltanto le fibre e i semi di canapa. Ne consegue l’impossibilità di estrarre CBD, e infatti la Francia lo acquista da altri Paesi, soprattutto dalla Svizzera.

E in Italia come se la passa la Cannabis e i prodotti da essa derivati? Scopriamolo subito.

Il CBD in Italia

L’utilizzo della Cannabis, in Italia, è regolamentato dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016, che prevede la possibilità di coltivare la canapa i cui semi rientrano nelle varietà inserite nel catalogo europeo definita canapa industriale – e con una percentuale di THC (Δ9-tetraidrocannabinolo, uno dei principali metaboliti della pianta, con effetti psicotropi) inferiore allo 0,2%.

In realtà, sono tollerate percentuali anche più elevate, ma in ogni caso mai superiori allo 0,6%, in quanto la concentrazione di THC può variare in base alle tipologie di concime utilizzato e alla temperatura. Il limite dello 0,6% è stato imposto dalla comunità scientifica, la quale assicura che in queste concentrazioni, il THC non manifesta i suoi effetti psicotropi.

La tolleranza di THC in Italia, è dunque leggermente più alta rispetto a quella europea, e nonostante la legge abbia numerosi punti lacunosi e poco chiari, la commercializzazione di CBD è assolutamente consentito. Ciò ha favorito la nascita di numerosi store, sia online che fisici, dedicati alla vendita di Cannabis light e dei prodotti che gravitano attorno a questa pianta, dando vita a un settore che da solo registra oltre 40 milioni di euro all’anno.

Conclusioni

Il consumo di CBD legale è in continua crescita in Italia e in Europa, tra chi apprezza l’efficacia e la velocità con cui questa molecola rilascia i suoi effetti rilassanti, antidolorifici e antinfiammatori. L’elemento psicoattivo è quindi eliminato del tutto, o quasi, e la canapa light offre un importante contributo nel trattamento di patologie dolorose e spesso invalidanti.

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