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REVIEWS

‘Beast’ un esordio riuscito a metà

Beast è un film del 2017 che vede la luce nel nostro paese solo ora. Una love story a tinte dark che vuole essere prima di tutto un dramma psicologico, riuscendoci fino a un certo punto.

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Beast è un film del 2017 che segna l’esordio alla regia di Michael Pearce, qui anche in veste di sceneggiatore.

La pellicola, presentata in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, è stata poi distribuita nelle sale del Regno Unito il 27 aprile 2018.
Ora, grazie a Pier Francesco Aiello per PFA Films ed Emme Cinematografica, abbiamo la possibilità di vedere il film anche nel nostro Paese. L’uscita è fissata per il 9 settembre in tutte le sale italiane.

La trama di Beast

Moll, interpretata da Jessie Buckley, è una ventisettenne che abita nell’isola di Jersey assieme alla sua famiglia. Lavora come guida turistica e vive in un nucleo familiare dalle regole ferree, con un papà malato e una madre fin troppo apprensiva e soffocante.
L’incontro con Pascal (Johnny Flynn), di cui la ragazza si innamora, la spinge a prendere in mano la sua vita, anche a costo di scontrarsi di petto contro la sua famiglia e la comunità intera.

Tutto questo mentre sull’isola stanno avvenendo una serie di brutali omicidi che hanno come vittime sempre delle ragazze. Pascal diventa il principale sospettato e la ragazza, per amore, decide di schierarsi dalla sua parte e difenderlo.

Quando tutti i sospetti su di lui svaniscono, Moll rimane però con dei dubbi persistenti, non solo su Pascal, ma anche su sé stessa.

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Due spiriti liberi in una gabbia su più livelli

Uno degli aspetti sicuramente più affascinanti di questo esordio è il rapporto tra Moll e Pascal. I due personaggi, col passare del film, si svelano uno all’altro e di conseguenza al pubblico stesso.
Inizialmente Moll, abituata a un ambiente rigido e di conseguenza a un certo tipo di repressione dei propri istinti, viene affascinata dalla libertà di Pascal. È come se emergesse dall’erba alta imbracciando un fucile come un indigeno che si sta procacciando il cibo per sopravvivere.

In Moll, dall’altro lato, il conflitto tra l’ambiente in cui vive e i suoi reali istinti è molto forte e molto combattuto. Per essere accettata dal nucleo familiare e dalla comunità dell’isola deve avere certi comportamenti e determinati riguardi nei confronti delle persone che ha intorno.
In lei, però, vi sono evidenti segni di uno spirito selvaggio, sopito e sedato dalle rigide imposizioni, in particolare della figura della madre.
Donna che non accetta fin da subito Pascal nella vita della figlia. Non lo conosce e si basa, quindi, su un mero aspetto fisico. Inoltre, non perde mai occasione di svilire la figlia e umiliarla, facendola star male.
È interessante, poi, notare il modo scomposto e vorace con cui Moll mangia la torta di ritorno dal primo incontro avuto con Pascal. Questo episodio è il primo segnale di questa anima indomita e selvaggia che, timidamente, emerge e si manifesta nella sua spontaneità.

Un’isola come microcosmo

La gabbia che imprigiona Moll, però, non è solo familiare, ma anche puramente geografica. L’ambiente ristretto e circoscritto dell’isola, così come può essere di una provincia o di qualsiasi altro microcosmo isolato, dà inizio a tutta una serie di dinamiche fatte di diffidenza, malelingue e cattiveria.

La comunità, come ne Il sospetto di Thomas Vinterberg, diventa un vero e proprio personaggio del film, composto da tanti individui che pensano e agiscono allo stesso modo, come fossero tutti parte di un unicum.

Vi è una ulteriore gabbia nella vita di Moll, che però riguarda lei soltanto, ed è il suo passato. Con lo scorrere di Beast scopriamo che ha avuto un’infanzia turbolenta e caratterizzata da un evento che ha compromesso la sua vita e quella delle persone intorno a lei.
Nonostante ciò, però, la ragazza sembra non aver mai fatto realmente i conti con questa cosa, e, solo conoscendo Pascal, ha la possibilità di riflettere sugli avvenimenti del passato e fare chiarezza.

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Un dramma psicologico di luci e ombre con una splendida attrice protagonista

Jessie Buckley, alla sua prima prova di attrice cinematografica, riesce a gestire con sapienza un ruolo complesso e sfaccettato come quello di Moll. È presente praticamente in quasi tutte le inquadrature, eppure per tutta la durata della pellicola non c’è un momento in cui sia sottotono o meno efficace nel ruolo che interpreta. Gioca con un ventaglio ampio di emozioni in maniera mai eccessiva ed esasperata, restando anzi molto controllata. Questo rende i momenti esplosivi ancora più impattanti, lasciando gli spettatori incatenati sulla poltrona tanta è la potenza e l’aggressività rilasciata.

Il suo è un personaggio che muta spesso nel corso del film, che proprio dopo la metà diventa a tutti gli effetti un vero e proprio dramma psicologico in cui Moll è assoluta protagonista.

Un personaggio costretto a interrogarsi, a mettersi fortemente in discussione e, solo alla fine del film, a prendere, con onestà verso sé stessa, dolorose decisioni, anche a costo di rinunciare a ciò a cui tiene di più.
Anche Johnny Flynn nel ruolo di Pascal risulta efficace nella sua impenetrabilità e ambiguità, a tal punto che, fino alla fine, risulterà difficile da inquadrare sia a noi spettatori che a Moll stessa.

Jessie Buckley in BEAST
Photo credit: Kerry Brown
Courtesy of 30WEST and Roadside Attractions

Una regia che purtroppo non convince su più fronti

La regia di Beast di Michael Pearce non risulta all’altezza della profondità dei personaggi da lui stesso scritti e dalla bravura dell’attrice che interpreta la protagonista.
Alla fine del film si ha come la sensazione che il materiale di partenza e le intenzioni dell’autore non siano state sviluppate al meglio. Il film cade dunque nel comune difetto delle opere prime di mettere troppa carne al fuoco e di non saper orchestrare il tutto coi giusti equilibri.
Ne risulta un ritmo generale del film fin troppo zoppicante e confuso, con momenti che sfuggono quando invece avrebbero bisogno di più tempo per venir trattati a dovere.

Per quanto riguarda la trama, Beast vuole discostarsi dall’essere un puro film di genere sulla love story travagliata di due young adults e, in parte, ci riesce.
Questo, però, non toglie che ci siano parecchie dinamiche banali e derivative di un genere ormai standardizzato, in particolare nel comportamento di certi personaggi e certi risvolti della narrazione.

Beast dal punto di vista tecnico

Dal punto di vista puramente tecnico il film è buono, anche se si può fare riferimento ad alcuni errori nei raccordi di montaggio, rivelando un’imprecisione nel lavoro.
Le musiche, spesso stridenti e inquietanti, restituiscono in maniera efficace le atmosfere dark del racconto.
La fotografia valorizza in maniera puntuale gli elementi del racconto, in particolare le riprese dell’isola, che viene raffigurata luminosa e suggestiva quando invece è una gabbia inospitale e pericolosa.
Il comparto audio è interessante, ed è efficace nel restituire i momenti di riflessione profonda o di malessere di Moll attraverso la manipolazione del materiale sonoro presente.

Beast è un film che fa della recitazione della Buckley la sua forza. L’attrice regala, infatti, una performance incredibile e il film trasmette la volontà di essere un film psicologico prima di una macabra love story.
Peccato che l’orchestrazione del tutto non sia all’altezza di queste ambiziose premesse; pertanto, la pellicola risulta riuscita per metà, ma merita comunque una visione.

Qui sotto il trailer in italiano del film, in uscita il 9 settembre al cinema.

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