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Netflix Film

American Psycho. Un viaggio nell’inconscio e nella società

Consumismo, vita mondana, droga, sesso, psicosi… sono solo alcuni degli elementi che compongono questo film.

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American Psycho (2000), diretto da Mary Harron, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Guinevere Turner, è disponibile su Netflix. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis è un viaggio nell’inconscio di un uomo che diventa simbolo di un’epoca.

Consumismo, vita mondana, droga, sesso, psicosi… sono solo alcuni degli elementi che compongono questo film. American Psycho è un vero mosaico di topos della società americana fine anni ‘80, elaborati attraverso il genere thriller, con risvolti drammatici, un tocco d’ironia e un’atmosfera grottesca.

Quanto è invecchiato male American Psycho?

La trama

New York 1987. La vita di Patrick Bateman (Christian Bale), agiato consulente finanziario, ruota intorno al tentativo di salvare le apparenze davanti alla sua futura sposa, Evelyn (Reese Witherspoon), e i suoi amici. Quando Paul Allen (Jared Leto), un suo collega, mostra di avere un biglietto da visita più elegante del suo, Bateman ha un attacco d’ira e ammazza un senzatetto. Successivamente, il protagonista porta a cena fuori Paul e, dopo averlo fatto ubriacare, lo ammazza. Un detective inizia a indagare, mentre la vita di Patrick continua nei suoi soliti incontri con modelle, escort e prostitute di strada. Una notte commette una serie di delitti e lascia un messaggio sulla segreteria telefonia del suo avvocato, confessando tutto.

Una vita mondana

Mi chiamo Patrick Bateman, ho 27 anni. Credo fortemente nella cura della persona, in una dieta bilanciata, nel rigoroso e quotidiano esercizio fisico.”

Così inizia American Psycho, con la voce del protagonista che si presenta allo spettatore, mentre si muove nel suo lussuoso appartamento di New York. Una presentazione che incuriosisce e ci introduce nella sua vita mondana.

La regista Mary Harron, insieme alla sceneggiatrice, riesce magistralmente a tradurre in linguaggio cinematografico le pagine del romanzo di Bret Easton Ellis. L’opera letteraria è senza dubbio più cruda e violenta; infatti, alcune parti vengono volutamente evitate, ma il film riesce lo stesso a evocare la violenza e la psicosi del protagonista.

American Psycho è un viaggio allucinante nella mente di un uomo malato e nella società dell’alta borghesia americana.

Tutto sembra immerso nel lusso più sfrenato: vestiti di alta moda, ristoranti eleganti, chardonnay pregiati, cocaina e donne bellissime riempiono la vita di Patrick. Ma lui non fa altro che indossare una maschera che nasconde il suo vero sé.

Un uomo d’affari e un omicida

American Psycho ha una struttura narrativa molto forte e le contraddizioni disseminate un po’ dovunque hanno la precisa funzione di rimandare a un contesto sociologico e poi psicoanalitico.

Nella prima parte del film, Patrick si comporta come uno dei tanti uomini d’affari che vivono a NewYork. Cinico, cocainomane e infedele, ma nulla ci viene detto sulla sua natura di assassino.

Qualche indizio, però, ci viene fornito, come le lenzuola macchiate di sangue che porta in tintoria, ma ciò acquista un significato solo più avanti.

Il punto di svolta avviene quando Patrick si rende conto che un collega ha un biglietto da visita più elegante del suo. La  maschera si frantuma, l’estetica della sua vita crolla.

Un mondo soprannaturale

In questo momento lo spettatore, insieme al protagonista, entra in un mondo soprannaturale. In una stradina isolata, in piena notte, Patrick ammazza un senzatetto con il suo cane.

Da questo punto in poi American Psycho non descrive più il contesto sociologico della ricca New York, ma pone l’attenzione sulla psicosi di Patrick.

La sua sicurezza esteriore è ormai crollata a causa di un biglietto da visita! Oggetto banale e senza importanza, che in questo caso diventa un vero status symbol, capace di evocare la fragile bellezza di un mondo fasullo.

E Patrick sfoga la sua frustrazione su chi lo circonda, al punto che tutti possono diventare sue vittime potenziali. Ma in questo folle itinerario, c’è uno spiraglio di lucidità.

Jean (Chloë Sevigny), la sua segretaria, riesce a salvarsi dal pericoloso progetto omicida di Patrick. Questi, infatti, sembra intenerito dalla purezza e dal desiderio di amore della giovane donna. E non è un caso che Jean sia estranea alla vita mondana degli altri personaggi.

In realtà, c’è un’altra donna lontana dalle persone che Patrick frequenta; è la prostituta di strada, che però, a differenza di Jean, dimostra la stessa avidità degli altri. E così viene ammazzata, addirittura con una motosega.

Il finale ribalta tutto

Il finale di American Psycho è sconvolgente. Tutto sembra essere accaduto solo nella mente malata del protagonista: gli omicidi commessi sono solo allucinazioni.

Ma questo è vero solo in parte, perché nelle sequenze finali del film, Patrick viene scambiato dal suo avvocato per un’altra persona (non è la prima volta). E ciò spiega, almeno in parte, il vero significato del film.

Torniamo ora al contesto sociale, dove tutto è finto e omologato. Le vittime ci sono per davvero? Forse sì, ma il vero omicida non è il solo Patrick; bensì la società intera, basata sull’esteriorità di un biglietto da visita.

Leggi anche American Psycho: i dettagli sulla nuova serie TV

Il film è disponibile al seguente Link

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American Psycho

  • Anno: 2000
  • Durata: 102 minuti
  • Distribuzione: Filmauro
  • Genere: thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Mary Harron