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FOCUS ITALIA

Nanni Moretti, regista, attore e produttore. 67 anni di puro cinema.

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Oggi 19 agosto 2020, Nanni Moretti compie 67 anni. Nato nel 1953, esordisce come regista negli anni ‘70, con la realizzazione di due cortometraggi in super 8, La sconfitta e Patè de bourgeois e mediometraggio dal titolo Come parli frate?, una parodia de I promessi sposi, dove Nanni Moretti interpreta il ruolo di Don Rodrigo.

In occasione del compleanno di Nanni Moretti, proponiamo la sua filmografia.

Nei suoi film, l’autore racconta sempre, o quasi, se stesso, ma attraverso le sue esperienze, le sue ossessioni, riesce a raccontare il mondo che lo circonda e ognuno di noi, in diversa misura, si immedesima nei suoi personaggi surreali, sopra le righe e a volte eterni bambini.

Il  riferimento di Nanni Moretti è il cinema d’autore anni ‘60. Ammira Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Vittorio e Paolo Taviani, Vittorio De Seta e atri. Cineasti che oggi sono considerati il vanto del cinema italiano, ma che all’ epoca non ebbero grande successo. E a differenza del cinema della grande produzione, anche di qualità, è il caso di Mario Monicelli, ebbero il coraggio di realizzare progetti ben lontani da gusto del pubblico. I loro film, come quelli di Nanni Moretti, si interrogavano sulla realtà e sul cinema stesso.

Io sono un autarchico (1976), il suo primo lungometraggio, anticipa di qualche anno l’esordio di un folto gruppo di autori talentosi, come Maurizio Nichetti con Ratatapla (1979), Massimo Troisi con Ricomincio da tre (1981), Renzo Arbore con Il pap’occhio (1980) e Carlo Verdone con Un sacco bello (1980).

Nanni Moretti ha molto in comune con questi cineasti. Tutti i loro film raccontano un mondo intimo e surreale dove si muovono personaggi vittime delle loro manie e paure. Questi ultimi sono relegati in uno spazio di asocialità e si trovano in perenne soggezione con l’altro, specie con l’essere femminile.

Palombella rossa

Uno dei film più importanti di Nanni Moretti, oggi considerato un vero cult, è Palombella rossa (1989).

Protagonista è Michele (Nanni Moretti), esponente del P.C.I, che sembra aver perso la memoria, non ricordando più nulla della sua vita. Il film si svolge tutto durante una partita di pallanuoto, sport praticato da Michele e dallo stesso Moretti.

In una lunga conversazione che il regista tiene con Enrico Ghezzi, risalente al 1989 e riproposta nel 2015 dalla trasmissione Fuori orario; il critico cinematografico definisce Palombella rossa il film più inattuale del regista. la pellicola sembra proiettata in un qualcosa che non si conosce bene.

È un continuo rimando a un dopo, a un futuro, o meglio ad un’ipotesi di futuro.

Palombella rossa è differente dai film precedenti. In Bianca, in La messa è finita ma anche in Ecce bombo, la concezione del presente e del passato erano troppo marcate per ipotizzare una visione dl futuro.

Il Michele di Palombella rossa, invece, è colpito da una amnesia che gli impedisce di riconoscerel il passato e il presente. La sua esistenza è proiettata nel futuro e sul come continuare la sua militanza politica.

Nanni Moretti sceglie di ambientare questo film in una piscina dove il protagonista si muove inseguito dai suoi fantasmi e dalle sue ossessioni. E la piscina diventa il luogo dove il regista mette in pratica un’operazione volutamente complessa.

Nel film vengono usati materiali diversi per raccontare la vita di Michele. Il passato viene ricostruito mostrandoci il protagonista in una tribuna politica come rappresentante del Partito comunista.

Ma questo spazio temporale  passato viene mostrato anche attraverso alcuni flashback di Michele bambino ed estratti del cortometraggio La sconfitta che il regista realizza nel 1973.

L’amnesia di Michele è l’incipit del film, utilizzata dal regista come strumento d’indagine del pensiero del protagonista. Ad emergere sarà un mondo sfaccettato, confuso e ossessivo.

In Palombella rossa, Nanni Moretti racconta la crisi del militante di sinistra, che con il crollo del muro di Berlino, perde la propria identità.

Il regista, però, lo racconta con il suo stile, in maniera non convenzionale. Atipica è l’ambientazione, non ci sono sede di partito, assemblee, o manifestazioni di piazze e non vengono rappresentati neanche conflitti ideologici in ambito famigliare. Ma il tutto avviene nella mente di Michele.

Il personaggio Michele nei film di Moretti

Il Michele protagonista di Palombella rossa non è un personaggio nuovo nella filmografia di Nanni Moretti. Egli, piuttosto, è un accumulo di esperienze autobiografiche raccontante in film precedenti.

I finali dei film di Moretti possono sembrare chiusi. Il regista, solo apparentemente, nega ai suoi personaggi una vita futura, ma poi ad ogni film torna e riproporre lo stesso personaggio in situazione diverse.

Non è un caso, infatti, che da Io sono autarchico, fino a Palombella rossa, il protagonista si chiama sempre Michele, fa eccezione solo La messa è finita (1985).

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Il primo successo di Nanni Moretti è Ecce bombo, suo secondo lungometraggio, realizzato nel 1978 e presentato alla 31° edizione del Festival di Cannes.

Il film racconta le giornate di Michele (Nanni Moretti), i suoi rapporti con i genitori, la sorella e i suoi amici, che come lui hanno deciso di abbandonare la militanza politica. Annoiati, decidono di riunirsi e tenere delle assemblee di autocoscienze maschile, per risolvere la loro insoddisfazione.

Ecce bombo, realizzato con un budget molto ridotto, ottiene un notevole successo e sorprende lo stesso Moretti, convinto che una vicenda così particolare potesse attirare le simpatie del grande pubblico.

In questo film, la critica ha visto una critica surreale e sopra le righe, rivolta alla generazione che ha vissuto il 68. Ma l’intenzione di Nanni Moretti era molto meno ambiziosa. Il regista voleva semplicemente raccontare un pezzo della società molto piccolo. La vita di un giovane comunista, in una famiglia e in un quartiere borghese.

In Ecce bombo troviamo una delle battute più celebri di Nanni Moretti: “ Ma che siamo In un film di Alberto Sordi… te lo meriti Alberto Sordi…” E con queste parole che Michele aggredisce un avventore di un bar che aveva detto che gli italiani, rossi o neri, sono tutti uguali.

Nanni Moretti, dopo anni, ha riconosciuto che il pubblico, nonostante il successo del film, considerò questa sua battuta, come una bestemmia. Ma la sua non era una critica diretta ad Albero Sordi, piuttosto ad un alcuni film, che l’attore romano aveva interpretato negli anni ‘40, prima della sua partecipazione in I vitelloni, che per Nanni Moretti è un capolavoro.

Io sono un autarchico

Il primo film di Nanni Moretti è Io sono un autarchico (1976).

Il film è ambientato a Roma e racconta la vita di Michele (Nanni Moretti), mantenuto economicamente dal padre, dopo essere stato abbandonato dalla moglie. Il protagonista del film passa le sue giornate recitando in una compagnia teatrale sperimentale, di scarso successo. Dopo alcuni tentativi di riallacciare il rapporto con la moglie, Michele viene lasciato definitivamente. Anche la sua vita artistica è un fallimento.

Il film, costato poco più di tre milioni di lire, è realizzato in super 8 e come in Ecce bombo, il regista si prende gioco del suo mondo intimo e quello pubblico, non mancano infatti, critiche al mondo politico della sinistra italiana.

Ma Io sono un autarchico è anche una critica al mondo del teatro sperimentale dell’epoca, che Nanni Moretti ha saputo apprezzare solo molti anni dopo.

Il titolo del film ha confuso molto la critica, convinta che il regista si riferisse al fatto di interpretare e dirigere da solo il film. In realtà Io sono un autarchico, fa riferimento alla vita sentimentale e sessuale di Michele ( ci sono anche alcune scene di autoerotismo).

Bianca

I primi anni dell’attività cinematografica di Nanni Moretti sono caratterizzati da un interesse del regista rivolto soprattutto all’aspetto formale, all’estetica dei suoi film. Questo sacrifica molto  narrazione. Lo sviluppo della storia, in film come Ecce bombo e Io sono un autarchico, è molto limitato. La svolta avviene con Bianca (1984), dove il regista sviluppa una vera e propria storia, dando molta importanza al plot narrativo.

Protagonista è ancora una volta un personaggio che si chiama Michele (Nanni Moretti), un giovane professore di matematica, che si stabilisce nella sua nuova casa e fa amicizia con i suoi vicini, una giovane coppia e Siro (Remo Remotti), un anziano amante delle donne e della bella vita.

Michele è vittima delle sue ossessioni e la scuola dove insegna è la Merilyn Monroe, surreale istituto, dove studenti molto diligenti, possono usare ogni tipo di gioco.

Il protagonista nel tempo libero si dedica a soddisfare le sue ossessioni, come l’osservazione del comportamento dei suoi amici. Ad un certo punto avvengono strani omicidi e Michele, che intanto ha iniziato una relazione con Bianca (Laura Morante), viene accusato di essere l’autore.

Nanni Moretti per scrivere questo film, collabora con Sandro Petraglia, un sceneggiatore di professione, allora poco conosciuto, ma che anni dopo ha scritto film importanti come La Tregua di Francesco Rosi e La meglio gioventù di Marco Giulio Giordano.

Lo stesso Nanni Moretti considera Bianca un film giallo ma c’è anche altro. La pellicola può essere considerata una commedia sul mondo scolastico (l’istituto Merilyn Monroe è in realtà il Leopardi, che Moretti ha frequentato realmente), oppure un film sentimentale, ovviamente anticonvenzionale, in corda con lo stile di Moretti.

La messa è finita

Con Sandro Petraglia, Nanni Moretti realizza anche La messa è finita (1985), film vincitore dell’Orso d’argento.

Il film ha come protagonista don Giulio (Nanni Moretti), sacerdote inviato per alcuni anni lontano da Roma. Quando ritorna nella sua città, dove gli viene assegnato una piccola parrocchia di periferia, ristabilisce i rapporti con la sua famiglia e gli amici d’infanzia. Ma tutto è cambiato, nulla gli sembra più come prima. Ciò mette in crisi anche la sua vita sacerdotale e riesce a recuperare la sua fede solo rapportandosi con gente semplice e povera.

Nanni Moretti con questo film, tocca un tema molto spinoso come quello della fede. Ma il progetto iniziale del film era un altro. Il regista, insieme al sceneggiatore, aveva previsto un altro tema, in terrorismo. Nanni Moretti, infatti doveva interpretare anche il personaggio di un terrorista, fratello di don Giulio. Tema quest’ultimo che comunque rimane nella narrazione, anche se solo come sfondo.

La messa è finita è il primo film di Nanni Moretti, dove le musiche sono curate da Nicola Piovani, che inserisce anche alcuni brani di Franco Battiato, autore molto amato dal regista e che spesso viene inserito nei suoi film.

Habemus Papam

Il tema della fede, ma non solo, viene affrontato anche in Habemus Papam (2011), film interpretato da Michel Piccoli, Margherita Buy e lo stesso Nanni Moretti.

Dopo la morte di un papa, si riunisce il conclave per eleggere il nuovo pontefice. A sorpresa viene eletto papa il cardinale Melville (Michel Piccoli), ma prima di essere presentato al mondo intero, il nuovo pontefice ha un attacco di panico e scappa. Secondo il codice di diritto canonico, la cerimonia di elezione non è conclusa, finché il nuovo pontefice non si presenta pubblicamente e il conclave non si può scogliere. Il collegio cardinalizio, preoccupato dalla crisi che ha colpito il pontefice, convoca il psicoanalista Brezzi (Nanni Moretti). Successivamente il pontefice viene condotto, incognito, dalla moglie di Brezzi (Margherita Buy), anche lei psicoanalista, che attribuisce la crisi del nuovo papa ad un trauma infantile. Ma il pontefice riesce a scappare e far perdere le sue tracce, mentre i cardinali e parte del personale della Santa Sede, lo credono in convalescenza nelle sue stanze. Nell’attesa i cardinali si dedicano alle attività più disparate, come un torneo di pallavolo. Dopo tante peripezie, tra cui l’incontro con una compagnia teatrale, il papa viene ricondotto in Vaticano, ma nel suo primo discorso pubblico dichiara di non sentirsi pronto di rappresentare Dio in terra e fugge nuovamente, lasciando la Chiesa.

È in questo film che Nanni Moretti dà maggiore risalto ad una sua principale caratteristica. Il mescolare momenti di alta tensione drammatica, con altri leggeri, forse non comici,  in ogni modo, esilaranti, come il torneo di pallavolo.

Questa caratteristica, tipica del cinema di Moretti, non è un tratto formale dl suo stile, è piuttosto un tentativo di imitazione del reale, dove il comico e il drammatico si fondono di continuo.

Il momento del conclave, all’interno del film, è costruito in maniera molto drammatica. Il regista si pone l’obiettivo di trasmettere il sentimento di panico e terrore che ogni cardinale prova nel momento dell’elezione al seggio papale.

La filosofa Roberta De Monticelli, in un articolo pubblicato su Il Manifesto, ha considerato Habemus papam come una rilettura de Il gabbiano di Anton Cechov. Nel film ci sono molti riferimenti all’opera teatrale, ma questi vengono usati dal regista semplicemente per creare un rifugio al panico vissuto dal nuovo pontefice. E lo stesso Moretti a chiarire la questione. Il riferimento teatrale è servito solo per far procedere la storia, senza nessun riferimento filosofico.

La stanza del figlio

Nanni Moretti vince la Palma d’oro alla 54° edizione del Festival di Cannes con La stanza del figlio (2001).

Giovanni (Nanni Moretti) è un psicoanalista ed sposato con Paola (Laura Morante). La loro è una famiglia normale con due figli adolescenti, Irene (Jasmine Trinca) e Andrea (Giuseppe Sanfelice).

La vita di Giovanni, Paola e Irene viene sconvolta dalla morte improvvisa di Andrea. I tre vivono il lutto in maniera molto forte e col passare del tempo si allontanano. Ma un giorno arriva una lettera indirizzata ad Andrea da parte di un sua amica. Un amore estivo sconosciuto ai genitori. Paola desidera incontrare la ragazza e dopo alcuni giorni, questa fa visita alla famiglia. Solo con la presenza della ragazza, Paola ha il coraggio di entrare nella stanza del figlio, rimasta chiusa per molto tempo. Il film termina con la famiglia che accompagna la giovane amica di Andrea per un lungo tratto del suo viaggio, e finalmente sembra ritrovata la serenità.

È questo il film più drammatico di Nanni Moretti. La stanza del figlio è un film molto commovente e una certa critica ha accusato il regista di aver abbandonato il suo stile per sedurre lo spettatore.

In realtà La stanza del figlio nasce del desiderio del regista di far succedere ad un psicoanalista, che per definizione, per lavoro, si occupa della sofferenza degli altri; una delle cose più dolorose, la morte di un figlio.

I film sul cinema

Nanni Moretti ha realizzato anche alcuni film sul cinema. È il caso della sua ultima pellicola, Mia madre (2015), dove una regista di successo, interpretata da Margherita Buy, vive un momento molto difficile, divisa tra la realizzazione del suo nuovo film e il  rapporto con la madre malata.

L’ambientazione cinematografica viene usata da Nanni Moretti anche all’inizio della sua carriera, in Sogni d’oro (1981), premiato con il Leone d’argento al Festival di Venezia.

Il Caimano (2006), che spesso viene considerato un film politico, centrato sulle vicende politiche e giudiziarie di Silvio Berlusconi. Ma  è un film dedicato al mondo del cinema. Nanni Moretti, con questo lungometraggio, si pone l’obiettivo di mostrare le difficoltà affrontate da un regista esordiente nel trattare determinate tematiche.

Dichiaratamente autobiografico sono Caro diario (1993), vincitore del premio della miglior regia al Festival di Cannes, e Aprile (1998), dove il regista intreccia il racconto della realizzazione di alcuni progetti cinematografici, con la sua vita privata, come la nascita di un figlio.