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Anniversari

Luciano De Crescenzo. Tutti i suoi film presenti gratis su YouTube

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Oggi, sabato 18 luglio, la città di Napoli omaggia Luciano De Crescenzo, inaugurando un murale, dedicato al filosofo, scomparso esattamente 1 anno fa. Oltre ad essere filosofo, De Crescenzo è stato anche regista cinematografico e i suoi film sono disponibili su YouTube.

Con i suoi libri e i suoi film ha reso accessibili a tutti il pensiero dei grandi filosofi e ha raccontato la sua Napoli, come un mondo favoloso, dove anche la camorra fa sorridere.

Laureato in ingegneria, nel 1977, decide di dedicarsi alla scrittura e pubblica con la Mondadori il suo primo romanzo, Così parlò Bellavista. Il passaggio alla televisione e poi al grande schermo è d’obbligo, per un personaggio così poliedrico. È il 1984 e Luciano De Crescenzo esordisce come regista con Così parlò Bellavista, trasposizione cinematografica del suo primo lavoro letterario.

Così parlò Bellavista

Il film ha come protagonista Gennaro Bellavista (Luciano De Crescenzo), un professore di filosofia in pensione, che si intrattiene con i suoi amici, discutendo di filosofia. La sua tranquilla vita viene disturbata dall’arrivo del dottor Cazzaniga (Renato Scarpa), il nuovo direttore del personale dell’AlfaSud. Il dottor Cazzaniga, milanese Doc, va ad abitare in un appartamento nello stesso stabile di Bellavista. Ma quest’ultimo si trova ad affrontare problemi molto più importanti. Patrizia, sua figlia, è rimasta incita del suo fidanzato Giorgio (Geppy Gleijese), un trentenne laureato, ma disoccupato. Fortunatamente lo zio di Giorgio decide di cedere al nipote, la sua attività di articoli religiosi. Il negozio, purtroppo, si trova sul confine delle attività di due clan camorristici, che chiedono entrambi il pizzo. A risolvere la situazione della giovane coppia, sarà proprio il dottor Cazzaniga, che offre a Giorgio un lavoro nel capoluogo lombardo.

Il film è un viaggio nella città di Napoli, nella sua cultura e nel suo folklore. Lo spettatore viene trascinato nelle strade della città, come il dottor Cazzaniga, che in  un taxi si trova bloccato nel traffico, mentre il tassista, interpretato da Tommaso Bianco, recita Di Giacomo e tra un verso e l’altro non risparmia d’insulti gli automobilisti.

De Crescenzo descrive una Napoli incantata, magica, con tutte le sue bellezze, ma senza tralasciare le disavventure, che da decenni attanagliano la città, come la disoccupazione. Ma il problema viene trattato in maniera comica. In un bar, il dottor Cazzaniga viene assalito dalla folla che chiede un posto di lavoro per un figlio, un nipote o un cugino.

Ma il problema della disoccupazione viene affrontato anche da un altro punto di vista. Quello di Giorgio, disincantato e disilluso, che mentre è in auto con Patrizia all’interno di un parco dell’amore (a Napoli esistevano già negli anni ‘80, ma ovviamente abusivi), dichiara tutto il suo sconforto nella ricerca di un impiego: “ … Dopo 135 domande di assunzione, 46 esami psico – tecnici e più di 100 lettere di raccomandazione… mo’ m so scucciat …”

In un film ambientato a Napoli, come Così parlò Bellavista non si può ignorare il problema della piccola criminalità, come il racconto interminabile di Riccardo Pazzaglia, che intendo a comprare un cavalluccio rosso per suo nipote Geppino, sorprende un ladruncolo nella sua automobile.

E poi c’è la camorra, che in questo caso, in alcuni momenti  fa sorridere, come quella di Core n’grato, interpretato da Antonio Allocca, che chiede la tangente, ma “sotto banco” vende orologi contraffatti.

Non fa ridere, anzi fa riflettere, il piccolo monologo di Bellavista, che sembra cedere il passo al vero De Crescenzo, quando si rivolge ad un camorrista, questa volta meno comico di core n’grato, chiedendogli: “ … è vero vi fate i miliardi … ma non fate una vita di merda… vi siete fatti bene i conti…vi conviene…?”

Il film poi non manca di evocare tutti i luoghi comuni del popolo napoletano: La speranza di vincere a lotto, l’usanza di preparare le conserve in casa e i mille modi di inventarsi un lavoro, come il venditore di bare a rate, interpretato da Francesco De Rosa, il regista fotografico, interpretato da Vittorio Marsiglia e il meno onesto finto cameriere.

Il tutto è costellato dalle perle filosofiche che il professore Bellavista regala ai suoi amici. La più celebre è la distinzione tra popoli di libertà e popoli d’amore. Quello napoletano, senza dubbio, è un popolo d’amore, contrapposto al milanese, popolo di libertà. Ma poi il professore, si deve ricredere e scopre che il dottor Cazzaniga, pur essendo milanese, è un classico uomo d’amore, che ama bere un buon caffè la mattina, a differenza della moglie tedesca, che preferisce il tè. Si è sempre meridionali di qualcuno.

In questa sua opera prima De Crescenzo, fatica poco nel dirigere un cast eccezionale, formato da alcuni migliori attori della scuola teatrale napoletana, tra cui spicca l’interpretazione di Marina Confalone, che vinse il David di Donatello come miglior attrice non protagonista.

Il mistero di Bellavista

Il secondo film di Luciano De Crescenzo è Il mistero di Bellavista (1985).

Il film inizia con il professore Bellavista che osserva la cometa Hally in compagnia dei suoi amici di sempre, Salvatore (Benedetto Casillo) e Saverio (Sergio Solli). I tre, per errore puntano il telescopio verso la finestra di un palazzo poco distante e credono di aver assistito ad un omicidio della signora Jolanda. Il gruppo di amici, guidati da Bellavista, iniziano ad investigare privatamente, imbattendosi in personaggi molto originali, come le sorelle Finizio (Nuccia e Nunzia Fumo), che per evitare lo sfratto, fingono di avere un nipote pazzo; il marchese Filiberto (Riccardo Pazzaglia), un nobile decaduto, che con la complicità della moglie Marisa (Marisa Laurito) inscenano delle sceneggiate per vendere finti dipinti di valore e infine Frank Amodio (Andy Luotto).

Il mistero di Bellavista segue la linea narrativa del primo film di De Crescenzo. L’idea è più ambiziosa, ma il risultato è senz ’altro deludente. La cornice del genere noir, appare fuori luogo e poco s’addice alle caratteristiche comiche dei principali interpreti. De Crescenzo, in ogni modo, ci regala momenti di comicità unica, come l’uccisione di un capitone nella sequenza iniziale e il favoloso duetto di Riccardo Pazzaglia e Marisa Laurito.

32 dicembre

Nel 1988, Luciano De Crescenzo realizza 32 dicembre. Questa volta l’eccentrico filosofo partenopeo, si misura con un film ad episodi, ispirandosi al suo libro intitolato Oi dialogoi, pubblicato nel 1985.

32 dicembre è costituito da tre storie, Ypocrites, La gialla farfalla e I penultimi botti.

Con i primi due episodi De Crescenzo abbandona l’ambientazione napoletana.

Ypocrites è una singolare storia sulla pazzia. Un psichiatra, interpretato dal regista, asseconda le manie di un pazzo che si crede Socrate.

La gialla farfalla, ha come protagonista Carlotta (Caterina Boratto), una nonna, ancora bella, ma soprattutto giovane di spirito, che decide di risposarsi con un suo coetaneo, gettando nello scompiglio la famiglia, che teme di perdere l’eredità.

I penultimi fuochi è il terzo e ultimo episodio del film. Si torna nella città di Napoli, dove Alfonso (Enzo Cannavale), un disoccupato, amareggiato perché non po’ esaudire il desiderio dei propri figli: Comprare i botti e festeggiare il 31 dicembre.

Alfonso trascorre l’intera giornata alla ricerca di qualcuno che gli presti centomila lire, per comprare i botti. Dopo una serie di rifiuti, Alfonso si rivolge a suo fratello, ben disposto a prestargli del denaro, a patto che Alfonso si faccia umiliare davanti a tutti, ma lui non sopporta l’umiliazione e torna a casa,  promettendo ai propri figli, che appena avrà trovato il denaro necessario, festeggeranno il loro capodanno.

È questo l’episodio più riuscito del film. De Crescenzo riesce a creare un equilibrio, quasi perfetto.

L’alternanza, tra momenti comici e altri drammatici, trascina lo spettatore ad immedesimarsi con le disavventure di Alfonso.

Enzo Cannavale, che per questo film ottenne un David di Donatello, interpreta magistralmente il personaggio. La sua è una maschera ideale. Riesce ad incarnare Alfonso, con un realismo spietato.

Questo ultimo episodio de Il 32 dicembre, contiene anche momenti esilaranti. Come il dialogo con Peppe ‘o criminale (Franco Javarone), e i vari tentativi di Alfonso di farsi prestare del denaro.

Questi sono caratterizzati da una comicità amara. Alfonso si rivolge prima ad un fabbricante di fuochi (Peppe Lanzetta) e poi ad un proprietario di una piccola merceria (Antonio Allocca).

Entrambi si rifiutano di prestare del denaro ad Alfonso, motivando il loro rifiuto con motivi di poco conto. È chiaro il messaggio di De Crescenzo: I rapporti interpersonali, l’amicizia, è spesso caratterizzata da ipocrisia e raramente, mai in questo caso, si corre in aiuto del più bisognoso.

E ancora più amara è la sequenza della mezz’ora, dove il fratello di Alfonso (Tommaso Bianco), fa riunire tutti i suoi familiari e condomini, come se fosse una rappresentazione teatrale, per umiliare il fratello, che ha sperperato l’eredità del padre.

Croce e delizia

Croce e delizie (1995) è l’ultimo film che Luciano De Crescenzo dirige.

È ambientato a Parigi, dove una sgangherata troupe cinematografica sta girando un film su La Traviata. Rosa (Marina Confalone), la sarta di scena, crede di essere l’incarnazione di Violetta. Tre tecnici della troupe, per prenderla in giro, organizzano una finta seduta spiritica, dove Madame X (Isabella Rossellini), una finta maga, fa credere a Rosa che lei è davvero la reincarnazione di Violetta. Rosa è sempre più emozionata, fino ad avere un infarto. La lavorazione del film continua tra mille difficoltà, tra cui uno sciopero della troupe.  Rosa torna sul set, perché ha saputo che Sanna (Teo Teocoli), sua vecchia fiamma, ha una relazione con una giovane ragazza francese, per Rosa il colpo è troppo forte e muore.

È questo il miglior film di De Crescenzo, sospeso tra un’atmosfera da fiaba, quasi onirica, e una riflessione meta – cinematografica.

Il regista non risparmia, con la sua tipica ironia, una feroce critica all’ambiente cinematografico.

Il produttore, interpretato da Renato Scarpa, viene dipinto come un uomo vizioso, accompagnato sempre da bellissime ragazze, ma stupide.

Anche i tecnici della troupe, appaino malvagi, quando prendono in giro l’ingenua e sognante Rosa. È questa l’unica creatura gentile, in un mondo senza sentimenti, dove ha valore solo il vile denaro.

De Crescenzo sceneggiatore e attore

Luciano De Crecenzo, oltre a scrivere le sceneggiature dei suoi film, ha collaborato alla scrittura dei lavori cinematografici di Renzo Arbore, realizzando film grotteschi, sopra le righe, dove i due artisti prendono in giro la società italiana degli anni Ottanta, senza risparmiare nessuno.

Tra questi si segnala F.F. SS – Cioè… “ che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene (1983)

Notevole è stata anche la sua capacità istrionica, la sua migliore interpretazione, è senza dubbio in Sabato, domenica e lunedi, diretto da Lina Wertmuller.