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DARK 3: recensione e trama della serie Netflix

Si conclude il viaggio di Adam ed Eva, e di Jonas e Martha: le famiglie Nielsen, Kahnwald, Tiedelmann e Doppler finalmente andranno incontro al loro destino?

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È disponibile da giugno la terza, conclusiva e attesissima stagione di DARK, il serial originale Netflix che è riuscito in pochissimo tempo ad assurgere allo status di cult assoluto, dettando già regole e mode.

E va detto subito che, nonostante le perplessità in corso d’opera, l’ermetismo narrativo, l’estrema difficoltà per entrare nel mondo creato da Baran bo Odar, l’apparente arroganza per come è trattata una materia così delicata e sofisticata- beh, nonostante tutto questo, DARK 3 chiude degnamente la storia, riassume perfettamente le trame e le porta ad una logica conclusione (?), e per di più possiede quella simmetria compositiva che rende avvolgente la visione. Nonostante tutto.

LA FINE È L’INIZIO

Impresa impossibile riassumere la trama della stagione finale senza spoiler, ancora più difficile farlo senza ricorrere a interminabili spiegoni e riassunti delle puntate precedenti. Aiutiamoci allora con le sinossi ufficiali – giusto per il gusto di accorgersi che l’impresa è, appunto, impossibile.

Nella prima stagione di DARK, la scomparsa di un bambino dà il via a una frenetica ricerca che coinvolge quattro famiglie e fa emergere peccati e segreti di una cittadina in cerca di un colpevole.

Nella seconda, Clausen e Charlotte parlano con Regina. Lo Straniero porta Hannah nel 1987, dove Claudia ha un incontro inquietante ed Egon va a trovare un vecchio nemico.

La terza continua e conclude le vicende delle famiglie Nielsen, Kahnwald, Tieldemann e Doppler alle prese con i misteri della città di Winden e alla continua ricerca della soluzione del mistero più grande, il Tempo, capace di cambiare il destino dei personaggi.

Tutto chiaro?

Se è così difficile non soltanto raccontare, ma anche vedere, per non parlare di capire DARK, perché questo successo fuori dalla norma, perché questo fascino, perché insomma è una delle poche serie Netflix ad aver lasciato realmente il segno nella narrativa seriale postmoderna, nel mare magnum di proposte e piattaforme? Piuttosto semplicemente, perché DARK è misteriosa, e i misteri incuriosiscono e appagano, si sa; poi perché è scritta bene e recitata meglio, ma soprattutto perché DARK riesce a disseminare lungo il percorso ad ostacoli dei suoi episodi tanti piccoli segmenti di filosofia e verità, regalando emozioni che vanno direttamente in fondo, che si sedimentano e che alla fine si riconoscono come proprie, emozioni che non sono altro che gli interrogativi fondamentali ed eterni che tutti noi ci poniamo, mentre seguiamo le sparute tracce che pensiamo possano condurci alla felicità.

DARK mette al centro della sua narrazione l’impossibilità di scegliere il proprio destino: e insieme, la certezza che Spazio e Tempo, pur essendo determinazioni che governano la nostra vita, sono concetti prettamente umani, e come tali finti e finzionali, coperte di comodo per dare un senso e una finitezza a qualcosa che senso e finitezza non ha per definizione: l’esistenza.

DA SAN CRISTOFORO A FULCANELLI

Di episodio in episodio, di mano in mano, passa una medaglietta di San Cristoforo. La figura di questo santo, venerato ugualmente dalla Chiesa cristiana ed ortodossa, è simbolo di pellegrinaggio e di viaggio interiore verso la verità e la parola di Cristo, ma è anche simbolo di elevata importanza per la dottrina ermetica. Il nome Cristoforo infatti è visto nella tradizione cristiana con il significato di “colui che porta il Cristo”, ma la cabala fonetica svela un altro significato insito nel nome stesso, ossia “colui che porta l’oro”. E questo in chiave alchemica rappresenta, come afferma Fulcanelli, geroglifico dello zolfo solare. La raffigurazione simbolica di San Cristoforo (raffigurato in moltissime icone e affreschi con le fattezze di Cinocefalo) diventa pertanto emblema di iniziazione misterica in cui è necessario lasciare dietro di sé le spoglie della rozza ignoranza per assumere le vesti di una nuova conoscenza rivelata.

Che sia raffigurato comunque come uomo con la testa di cane, o ancora come gigante che attraversa il fiume, in entrambe le tradizioni iconografiche si punta al significato profondo della carne come portatrice di Cristo. La storia del santo appare dunque come un’immagine del rapporto di Cristo con il suo Corpo, del cuore con i sensi, del logos con il suo guscio. L’ibridismo, inoltre, come un ponte che tocca entrambi i lati di un fiume, è la forma naturale di un luogo mediano, punto di incontro tra Logos e Caos: quando qualcosa di estraneo si presenta a noi, cercherà di apparire all’interno di categorie che conosciamo.

È per questo che l’immagine simbolo di DARK, che viene riprodotta nei poster delle tre serie, è una grotta, anzi la Grotta: un punto di ingresso oscuro e misterioso, la congiunzione tra ciò che conosciamo (l’esterno, la luce) e quello che non conosciamo (l’interno, il buio), e che inevitabilmente ci attira per il percorso iniziatico con cui arrivare alla conoscenza.

Insomma, tutto in DARK è simbolo, tutto ha senso, per parafrasare le tagline tutto è collegato: ed è proprio questo l’estremo fascino della serie, questa costruzione architettonica letteraria perfetta ed equilibrata, giocata sui rimandi e sulle chiusure, sulle circolarità e sulle singolarità.

Se nella prima stagione si passava dal presente al passato, nella seconda si arrivava anche al futuro; nella terza invece presente, passato e futuro sembrano fondersi in un’unica, enigmatica, incomprensibile narrazione che esplode ed esonda anche nelle dimensioni parallele, in un multiverso narrativo vorticoso, avvolgente e respingente nello stesso tempo.

Quando qualcosa di estraneo si presenta a noi, cercherà di apparire all’interno delle categorie che conosciamo, ma questo causerà mostruosità, miscela tra due categorie o qualche altro eccesso o difetto di qualcosa. Ciò che è sconosciuto può, in casi estremi, mancando della propria possibilità di esistere, presentarsi come una inversione di una categoria che conosciamo. Ed il punto è che è proprio questo lo strumento della trasformazione e della conoscenza.

GROVIGLIO DI SENSO

Tutto in DARK è perfetto.

La sigla, un caleidoscopio di immagini frattali e speculari che rimanda all’impossibilità di ritornare all’inizio, al punto di origine, lì dove l’immagine originale si rispecchia in così tante altre da diventare impossibile ricomporre il puzzle.

I personaggi, che si possono alla fine ricondurre a due schieramenti opposti, quello facente capo ad Adam e l’altro ad Eva: due facce della stessa medaglia, due concezioni di vita, due realtà sovrapponibili e impossibilitate a coesistere mentre lo fanno proprio come nel paradosso di Schrödinger, la sovrapposizione degli eventi porta a far credere che tutto può (ancora) essere.

È infine il legame tra loro due che sta alla base di tutto l’intreccio (o winden, significato letterale di groviglio in tedesco, e insieme nome della città dove si ambienta la storia) ad essere un paradosso perfetto, un nucleo impazzito di regole che si sovrascrivono e danno origine a loro stessi, in un ciclo infinito di nascita e morte: come la “particella di Dio” che inseguono i personaggi, che annulla ogni utopico tentativo di controllare la propria esistenza.

La dimensione dove viene raccontato DARK è quella dell’eterno ritorno nietzschiano: con due innamorati che professano l’amor fati, l’accettazione del destino circolare e ineluttabile. Un gioco di scatole cinesi, anzi di cerchi concentrici che si allargano via via, tanto da perdere di vista il centro.

Adam ed Eva devono tornare, e sanare, alla ferita che ha generato tutto. Trovare un punto d’origine in una materia che origine non ha, in un cerchio infinito creato da un uomo (Tannhaus) che per annullare la morte del figlio, e il dolore, accetta di rinunciare al proprio amore. Proprio lì, dove Spazio e Tempo si annientano; in quel momento nel quale per amore si rinuncia all’Amore: è lì che tutto smette di avere significato.

E ogni cosa invece, anche la più piccola, ha perfettamente senso.

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DARK 3

  • Anno: 2020
  • Durata: 3 stagioni
  • Distribuzione: netflix
  • Genere: mistery, dramma
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Baran bo Odar
  • Data di uscita: 27-June-2020