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SERIE TV

‘Run’ la recensione della serie su Sky

Uscito dalla filiera della HBO, Run è la nuova imperdibile serie sbarcata su Sky. Un gioiello del piccolo schermo, dietro al quale si cela l'arguzia e l'ironia della Phoebe Waller-Bridge di Fleabag

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Run Fuga d’amore é la nuova serie targata HBO, disponibile da oggi su Sky.

La creatrice é Vicky Jones, nome forse poco noto ai più ma legato a una star come la Phoebe Waller-Bridge di Fleabag, produttrice esecutiva e guest star in tre puntate dello show, nei panni di un’eccentrica tassidermista. Le due amiche si erano infatti promesse qualcosa di molto simile a quanto visto nello show, da cui l’idea alla base.

Appunto quest’idea, che dà avvio alle vicende, è senza alcun dubbio originale e intrigante, andando a rinforzare la sensazione di trovarsi dinanzi a un prodotto valevole. Da una semplice e diretta espressione quale “run” (tradotto in italiano con “scappa”) si mettono in moto meccanismi dalle conseguenze senza precedenti e, probabilmente, irrevocabili.

Billy (Domhnall Gleeson) e Ruby (Merritt Wever) erano due giovani innamorati ai tempi del college che il tempo e le eventualità della vita hanno separato, non prima però di essersi fatti una promessa, tanto romantica quanto assurda.

Run la serie tv

Run la Serie: attrazione pericolosa su un treno 

Quello che è rimasto intatto, e addirittura sembra essersi fortificato, è invece il loro legame. Al di là del puro e semplice affetto, tra i due esiste una chimica potentissima, che agisce sottopelle e manda fuori di testa, andando a solleticare tutti quei punti nevralgici a lungo assopiti.

Straordinariamente affiatati e giusti nella loro apparenza più che normale, a tratti “difettosa”, Gleeson e la Wever sono decisamente il valore aggiunto al progetto già di per sé interessante.
E uno dei grandi elementi di forza dello show è proprio questa sensazione vibrante, tangibile, capace di superare i confini dello schermo e colpire lo stesso pubblico che se ne ritrova completamente avvinto, rapito ed eccitato.
Il fatto poi che l’atto in sé e per sé venga ritardato il più possibile fa in modo di mantenere molto vivace l’attenzione.

Si consideri che i primi episodi – sono 8 in tutto, della durata di mezz’ora ciascuno (che compongono la prima e si spera non ultima stagione ) si svolgono interamente all’interno di un treno, per cui non ci sono vie di fuga ma solo temporanei escamotage. L’ambientazione permette così di sviluppare e amplificare determinate tematiche, riconducibili infine al confronto, consapevole o meno che sia, tra i due protagonisti. Grazie ad esso vengono rivelati dettagli importanti circa il loro passato e il presente, e il quadro pian piano si delinea.

DA UNA PROMESSA ADOLESCENZIALE ALL’ AVVENTURA DI UNA VITA

Prendere e partire, piantando tutto e tutti in asso, per raggiungere una persona che si conosceva tanto tempo prima, ma che potrebbe oggi essere diventata chiunque, è una scelta alquanto azzardata, o coraggiosa, a seconda dei punti di vista, ma sicuramente liberatoria.

Sebbene in pochi minuti si venga travolti dagli eventi, numerose sono le domande sollevate da Run, e solo ad alcune si darà risposta. Tra bisogni fisiologici e nostalgici ricordi, le esistenze di Bill e Ruby prendono una piega inaspettata ma forse necessaria, sia per confrontarsi con il sentimento che li tiene legati da anni, sia per riflettere su loro stessi, il loro percorso e le scelte compiute sino a quel momento.

Ruby sogna di essere “vista” e crede che la fuga sia il miglior modo per riuscirci, Billy lotta con il senso di colpa e ritiene che solo la sua storica fidanzata sappia come alleviare questo fardello. Nel mezzo si intervallano momenti degni delle black comedy stile fratelli Coen, in previsione di un finale che più incerto non si potrebbe.

*Salve sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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