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Illegal & Wanted

Cinema clandestino. Cinema dimenticato. Cinema rivoluzionario. “illegal & wanted”, la nuova collana della Rarovideo curata da Roberto Silvestri (il manifesto), è la sintesi di tutto il cinema sovversivo, gioielli anti-colonialisti, anti-razzisti, anti-imperialisti e anti-neocolonialisti, che non stanno né con Hollywood né con il cinema d’autore all’europea.

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Cinema clandestino. Cinema dimenticato. Cinema rivoluzionario. “illegal & wanted”, la nuova collana della Rarovideo curata da Roberto Silvestri (il manifesto), è la sintesi di tutto il cinema sovversivo, gioielli anti-colonialisti, anti-razzisti, anti-imperialisti e anti-neocolonialisti, che non stanno né con Hollywood né con il cinema d’autore all’europea. Evitati dai festival, dimenticati dalla televisione, si tratta di film realizzati dalle donne in rivolta, mentre il machismo impera, documentari clandestini ed extracomunitari di uomini e donne, gay&lesbian, trans e bisex, prodotti nelle cosiddette periferie del mondo e meravigliosamente ‘degenerati’, un insieme di pietre miliari del “terzo cinema”. “I&W”, infatti, racchiude in sé film e autori con i quali viene voglia di smettere di pensare pur di non sembrare banali, titoli pronti ad esplodere sul piccolo schermo come pennellate di Jackson Pollock su tela. Lo stesso Silvestri ne dà una più chiara definizione: «La collana ”illegal&wanted” è composta da film di ogni genere e formato, censurati dalle dittature e dalle democrazie del Nord e del Sud, dell’Est e dell’Ovest perché mostrano ciò che non dovrebbero. Quelli, anche a cartoni animati, perseguitati perché sfrontatamente belli e ribelli, libertari e rivoluzionari, erotici e nevrotici. Opere rimosse dalla memoria e dalle storie del cinema, perché il punto di vista delle donne è pericoloso per il potere patriarcale, che regge tutto l’Occidente e Oriente». Ma non solo. I nomi coinvolti sono quelli ai quali da tempo la Rarovideo dedica molta attenzione come veri e propri cavalli di battaglia. La lista va da Amos Gitai ad Alex Cox, da Djibril Diop Mambéty a Lizzie Borden, da Ron Mann a Dennis O’Rourke, da Nico D’Alessandria a Herschell Gordon Lewis e Frank Henenlotter. Da settembre 2008 è stata inaugurata la collana con un cofanetto sulla guerra di liberazione dal basso dalla globalizzazione dall’alto, tra cinema e alimentazione: si tratta di due film storici, cioè il primo documentario che ha smascherato i crimini planetari del neoliberismo, “Ananas” (1983) di Amos Gitai, e “Go further” (2003), un più recente lavoro, inedito in Italia, realizzato dall’idolo della controcultura cinematografica, il canadese Ron Mann, che assieme a Woody Harrelson ci guida in un road movie vegan tra agricoltura biodinamica, energia solare e alternativa, carburanti non inquinanti e uno stile di vita ecosostenibile, anticonsumista ma felice. A seguire, di recente pubblicazione, un omaggio ad Alex Cox, il filmaker di Liverpool, già regista di “Repo man” (1984) e “Sid & Nancy” (1986) che ha respinto le avances troppo compromettenti di Hollywood e, da buon “Comunista di Marte” (è il nome della sua casa di produzione), ha preferito fare i suoi film a basso costo, politicamente anarchici e ad alto quoziente di coraggio come “Straight to hell” (1987), dedicato al western spaghetti, e “El Patrullero” (1991), un film che nessun poliziotto può vedere senza impazzire.

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